Conte “garante ideale”. Ma se fosse usato da Ue e da Salvini e Di Maio?

Politica

Ormai la leadership del premier Conte sembra definitivamente consolidata. Finiti i tempi in cui in Aula, doveva chiedere il permesso di parlare a Di Maio, o quando doveva sopportare le buche di Salvini nei vari Cdm; assenze ingiustificate per mere ragioni di tattica e ripicca politica (nei confronti del socio grillino).

Già dall’incontro rituale con la stampa ad agosto si era capito che Conte è un finto debole. Poi, a confermarlo, sono venuti gli incontri con Trump e le mediazioni, estremamente importanti per noi, con la Ue. E poi ancora, le cene con Juncker e compagnia cantando. Tutte rigidamente di sabato, quando Salvini e Di Maio pensano ai figli o vanno in giro per l’Italia a fare propaganda, o a tenere in piedi i pezzi dei rispettivi partiti (si pensi alle frizioni e ai mal di pancia interni, in aumento in casa Lega e in casa 5Stelle, a causa delle “concessioni” contrattuali reciproche).
Al punto che al momento il populismo dolce e suadente del premier è diventato l’unico anello di congiunzione tra i due Dioscuri e il resto del mondo. Da notaio, ad arbitro a guida in carne ed ossa.

Un riconoscimento che gli hanno tributato direttamente pure loro, Salvini e Di Maio: “E’ il garante ideale della nostra interlocuzione con l’Europa”. Una frase che la dice lunga sul mutamento delle strategie e degli equilibri di Palazzo Chigi.
E il Giamburrasca sovranista del governo Salvini ha fatto di più: da Giletti (La7), ha detto senza mezzi termini che “senza lui e Luigi non avrei fatto niente”.
Aperture di credito e conferme che fanno onore al presidente del Consiglio e premiano un lavoro di faticosa moderazione degli animi.

Ma ci sono due ma. E se Conte fosse il Cavallo di Troia della Ue per moderare il governo? E se (ipotesi opposta) fosse stato mandato al massacro per rompere proprio con la Ue?
Insomma, se fosse tutto strumentale? Conte usato dai Dioscuri per far saltare il tavolo della Manovra e quindi far cadere il governo e andare al voto, senza la loro responsabilità diretta (colpa che gli italiani difficilmente perdonano)?
E, seconda possibilità, Conte usato dalla Ue per ricondurre il populismo italiano nell’alveo del continuismo rigorista gradito a Bruxelles?
Questi sono i sospetti che agitano il sonno dei più informati. E il mistero è nella frase che lo stesso Conte ha proclamato urbi et orbi: “Ormai con Bruxelles siamo troppo avanti per tornare indietro”. Una frase che si presta a mille interpretazioni. Troppo avanti per cosa? E tornare indietro per cosa?

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