Incontro Renzi-Romani: prove tecniche per un nuovo partito della Nazione2.0?

Politica

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Fino a ieri il tema era “torna a casa Lassie”. Ossia, Salvini costretto a scegliere tra i 5Stelle, inquieti partner di governo, e Forza Italia (moglie tradita), simbolo del vecchio centro-destra berlusconiano, tramontato come formula e nella leadership (ormai sostituita dal Capitano).
E fino a ieri Salvini si era felicemente barcamenato, dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Cerchio, di Palazzo Chigi, con continue rassicurazioni, soprattutto nei momenti più difficili (i tanti bracci di ferro con Di Maio su prescrizione, sicurezza, porti chiusi, infrastrutture, condono, misure della Manovra etc). E botte antica, ricordando la sua fedeltà al voto del 4 marzo e all’alleanza del centro-destra. E qui, parlano chiaro le sue cene, i suoi incontri con Berlusconi, più o meno segreti. O reclamizzati, giusto per lanciare segnali al socio grillino.

Da oggi il tema politico è cambiato. Forza Italia, ridotta all’8% nei sondaggi, non sta più ferma ad aspettare il ritorno di Salvini, con una sterile comunicazione che oscilla tra minacce e appelli accorati. Che galleggia tra nostalgia del centro-destra del 1994 che fu, e partito unico del centro-destra (proposta Toti), rassegnandosi all’egemonia lepenista-salviniana.
Oggi, sorpresa, gli azzurri si stanno muovendo. Paolo Romani ha incontrato Matteo Renzi. Prove tecniche di nuovo partito degli italiani? E’ noto che Renzi stia lavorando ad un “progetto-Macron”, un partito liberale di massa, estraneo al Pd, con i comitati civici e altro, e con l’obiettivo di assorbire cospicui lembi del vecchio blocco sociale che finora ha votato Fi.
E pare che pezzi azzurri siano sensibili al “partito della Nazione2.0”.

Già del resto, Fi e Pd costituiscono di fatto un “polo liberal” o “radical” (sono entrambi liberali in politica, liberisti in economia e laicisti sui temi etici); esattamente come 5stelle e Lega costituiscono oggettivamente un “polo populista e sovranista”.
Una marcia di avvicinamento, quella tra Fi e Pd, partita da parecchio, dal 4 marzo, e che ha trovato una conferma non propriamente ortodossa, nel recente voto regionale del Lazio, con Fi, sulla carta all’opposizione, che ha salvato la poltrona al governatore dem Zingaretti.
E Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo ha cercato di mettere una toppa: “Noi siamo alternativi al Pd”. Ma con un Salvini che non fa Lassie, quest’altra ipotesi sta crescendo.

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