Manovra. Oggi scade l’ultimatum della Ue. La posta in palio

Politica

Juncker l’ha detto senza mezzi termini: entro oggi l’Italia deve formulare le sue controproposte. Il tempo ormai è scaduto, la pazienza e le strategie sono agli sgoccioli. Ora devono esserci i fatti. Finora le diplomazie sembravano aver trionfato sui venti e sulla comunicazione di guerra. Ma tra poche ore?
Fine della luna di miele? Eppure sia a Roma, sia a Bruxelles si respirava un’atmosfera di conciliazione, a base di cene, pranzi e dichiarazioni distensive.

La leadership morbida di Conte sembrava rafforzata e vincente, e la dialettica barricadera di Salvini e Di Maio, attenuata, improvvisamente favorevole alla pacificazione e alla mediazione. Un lessico che i due Dioscuri nei confronti della Ue non avevano mai usato: “Non ci importa dei decimali, non è nostra intenzione rompere, semmai cambiare l’Europa (la prospettiva allettante delle prossime elezioni che promettono, dati alla mano, una forte avanzata dei populisti)”. E apriti cielo, il tutto con un Tria che nelle ultime settimane si era messo a fare il Savona dei primi tempi, e Savona, l’euroscettico, bocciato dall’eurofilo Mattarella, che si era messo a fare il Tria dei primi tempi. Una panna montata con effetti suadenti e virtuosi a Bruxelles, con Moscovici e Junker, dopo una fase sprezzante, possibilisti sull’intesa da raggiungere con la “ravveduta” e “pentita” Italia.

Questo fino a poche ore fa. Adesso i toni si sono fatti nuovamente seri e gravi. E si registra un ritorno alla severità e alle minacce.
L’input come noto dei Commissari, è stato e continua ad essere quello di anteporre le misure gradite alla Ue e di posticipare le misure sgradite della manovra, a data da destinarsi, certamente dopo le elezioni europee. Tanto per salvare capra, cavoli e facce.
E oggi vedremo se il governo ha cambiato linea o è tornato sulle sue posizioni di partenza. E vedremo se alle dichiarazioni di intento seguono le scelte.
I più informati ritengono che il governo non abbia ancora approntato le riforme, i correttivi necessari e richiesti. La procedura di infrazione e le relative sanzioni incombono. Fino a quando durerà il giochetto di separare gli “obiettivi del governo” e le ricette?
Saranno confermati reddito di cittadinanza, flat tax, superamento Fornero, in armonia con i conti, il primato dello sviluppo, degli investimenti, accantonati nel nome del primato della stabilità sociale?

Una cosa è certa: lo scontro dell’altro giorno tra Salvini e Di Maio ha avuto il merito o il demerito di bloccare Conte, nel suo lavoro di medico. La situazione “è spappolata”, dicono le più pessimiste tra le fonti di governo. Il braccio di ferro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini sul dialogo con le imprese, che ha fatto calare il gelo tra i due vicepremier, sta complicando, non poco, la trattativa tra l’Italia e l’Ue a poche ore dal vertice tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker.

E il premier sarà ancora il supremo garante del governo? Il mandato di M5s e Lega, per chiudere, era di far scendere il deficit non oltre il 2,1%. Ma il premier dovrebbe portare a Juncker ipotesi tarate anche sul 2% e l’1,9% nel rapporto deficit/Pil. Quest’ultima opzione, che comporterebbe 9 miliardi in meno sulla manovra, è l’opzione più gradita all’Ue, dal momento che in partenza Bruxelles vorrebbe una correzione da 16 miliardi. Ma, come proverà a spiegare Conte alla Commissione, fin lì M5S e Lega non sono disposti a spingersi. Portare entrambe le “parti” – governo e Ue – a un’intesa sul 2%, è il vero obiettivo cui, con pessimismo crescente, starebbero lavorando i mediatori italiani.
Se son rose fioriranno o se sono cannoni ci sarà guerra.

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