Manovra e Brexit. Conte e la May. Due leader vincenti-perdenti

Politica

Quelle di Giuseppe Conte e di Theresa May sono vittorie o sconfitte? I risultati ottenuti ieri per tutti e due, sulla carta, sembrano positivi: il premier italiano è riuscito ad ammorbidire la Ue e ottenere un supplemento di fiducia sulla Manovra oggetto di mille strali e bocciature. La premier inglese ha evitato la fronda tory, riottenendo la fiducia della Camera bassa, e adesso addirittura, potrà cercare una rinegoziazione dell’accordo con Bruxelles, per superare le varie spine (in primis, la questione dei confini dell’Irlanda del Nord).

Tutti e due ci hanno messo la faccia, hanno investito totalmente sulla loro leadership, al motto di “prendere o lasciare”; leadership di nuovo, secondo gli addetti ai lavori, in salita.
Conte sta crescendo in ruolo e personalità. Dato per notaio passacarte di Salvini e Di Maio, alla lunga si è ritagliato un profilo sempre più autonomo e autorevole, al punto che ha inaugurato la stagione del “populismo dolce e credibile” rispetto a quello scamiciato e roboante, incarnato da Lega e 5Stelle. E al punto che gli stessi Dioscuri lo hanno definito “il migliore negoziatore possibile con l’Europa”, anche per bruciarlo, qualora i summit con Moscovici e Juncker non fossero andati a buon fine.

La May, dal canto suo, ha rischiato di andarsene, di vedersi sostituita al vertice del partito conservatore, con un capo alla Boris Johnson, magari col mandato di uscire dalla Ue senza quadro normativo: una hard-Brexit, al posto della soft-Brexit. E invece, almeno ieri, ha vinto il primo tempo di una partita complessa, anche promettendo che una volta portata a termine la sua missione, si dimetterà da capo del governo e da leader del partito (forse questa promessa ha aumentato i sì in suo favore).
E tutti e due (Conte e la May), altro punto in comune, hanno dialogato con la Ue, con toni moderati, rispetto ai loro soci o alleati nazionali.

Ma torniamo alla cronaca.
Conte, dopo l’incontro con Jean-Claude Juncker, ha detto: “Abbiamo anticipato la nostra proposta a Bruxelles sulla manovra. Abbiamo illustrato il nostro piano. Non tradiamo affatto la fiducia degli italiani. Rispettiamo gli impegni presi. Rispettiamo sia la platea che gli importi delle misure sul reddito di cittadinanza e su quota cento. Il saldo finale che abbiamo proposto è il 2,04%. Abbiamo messo sul tavolo una proposta seria. Confidiamo che questo negoziato possa concludersi in modo positivo. La maggioranza è compatta”.
Al vertice hanno partecipato anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, e il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. “Buoni progressi sono stati fatti”, ha sottolineato un portavoce europeo, “La Commissione europea valuterà ora le proposte ricevute questo pomeriggio: i lavori continueranno nei prossimi giorni. La novità positiva è che c’è la volontà di trovare una soluzione”.

La premier britannica, come anticipato, si è salvata. La fiducia le è stata confermata con voto segreto da 200 deputati su 317: uno in più dei 199 con cui conquistò la guida del partito nel 2016 dopo le dimissioni di David Cameron seguite alla vittoria di Leave nel referendum sulla Brexit del 2016. I dissidenti, guidati dall’ala più oltranzista dei brexiteers, non sono stati in grado di raggiungere la maggioranza assoluta di 159 voti necessaria a scalzarla come leader di partito e di conseguenza come capo del governo. Continuerà dunque a essere lei a trattare sulla Brexit.

Ma per entrambi potrebbe essere una vittoria di Pirro. Per quanto riguarda l’Italia, in ogni caso la trattativa con la Ue è tutt’altro che conclusa. Giovanni Tria sarà di nuovo a Bruxelles per cercare un’intesa che eviti l’apertura di una procedura per deficit eccessivo. In molti parlano di cedimento del governo al rigorismo ideologico di Bruxelles. E per quanto riguarda il Regno Unito, Bruxelles pare si stia ormai preparando a uno scenario di uscita senza accordo.
Se il secondo tempo di queste partite dovesse essere sfavorevole, si apriranno scenari alternativi per la May e per Conte. Fuori casa e dentro casa.

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