Discorso di Fine Anno. Mattarella capo dell’opposizione. Ecco perché

Politica

Come mai in tanti hanno seguìto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel rituale discorso di Fine Anno, avvalendosi dei social? Addirittura tre milioni sintonizzati sulla rete per intercettare il “nonno d’Italia”?
E’ il segno di una modernizzazione della comunicazione anche da parte di un Quirinale, visto dai suoi nemici, come la bandiera dell’Ancien Regime, e dai suoi fan come la bandiera della resistenza democratica?

No, perché il capo dello Stato ha parlato in diretta tv, a reti unificate, retaggio della tradizione repubblicana (con 10 milioni di spettatori), e ha solo accennato a parole, nell’attacco del discorso, ai new media. Semmai, è la prova di una strategia, di un abbraccio nuovo: è il tentativo di avvicinarsi agli italiani più giovani, esattamente come fa, quando concede gratuitamente i giardini del Colle ai cittadini, volendo rappresentare la casa degli italiani “sempre aperta”.

Ma comunque restano i numeri a evidenziare un indubbio successo mediatico, un’aspettativa che in fondo esiste e che riguarda la fine della fase-1 del governo Conte, cui è noto, Mattarella è profondamente ostile.

Infatti, il presidente è l’unica, vera opposizione al primo esecutivo populista della storia italiana, il governo retto dai due Dioscuri, Luigi di Maio e Matteo Salvini.

L’unica opposizione, vista l’attuale debolezza di quella politica, in mano ad un Pd in crisi cronica, ridotto al lumicino e ad una Fi, in lacerante bilico, tra gli inviti alla Lega a tornare all’ovile, e l’orgoglio indipendente (i gilet azzurri), che segue pateticamente con i consensi (ormai, secondo gli ultimi sondaggi, scesi al 7%), il tramonto del Cavaliere.
E Mattarella esercita tale funzione con compassata alterigia che nasconde dietro sorrisi andreottiani di facciata, scudisciate ideologiche non da poco.

Tanto ha dalla sua la difesa morale e costituzionale della Repubblica, un pretesto inattaccabile e dogmatico. Che sta scalfendo la stessa luna di miele tra gli elettori e i gialloverdi, rivelatisi più fragili e astratti del previsto rispetto agli annunci tronfi, e alle promesse e aspettative generate (si è visto scientificamente con i continui aggiustamenti contrattuali, le fibrillazioni interne della maggioranza e il braccio di ferro, per ora perso, con la Ue).

Del resto il fustigatore del populismo, è stato un ruolo sempre svolto dal Colle, fin dall’inizio del governo, con i suoi reiterati appelli in difesa del dialogo, dell’accoglienza, della solidarietà, nel nome del mito europeo, tutti paletti per denunciare nella sostanza, le politiche “sbagliate” e “pericolose” del governo: dalla chiusura dei porti, dalla sicurezza al primato degli italiani che lui chiama nazionalismo, evocando gli spettri della guerra e del passato. Accodandosi perfettamente alle accuse rivolte a Salvini e di Maio rivolte dai vari Juncker e Moscovici.

Bacchettate presidenziali che sono almeno riuscite a convincere Tria e Conte a distinguersi dai soci di maggioranza, e ad ammorbidire proprio Salvini e Di Maio sulla manovra, cara a Bruxelles.

Un esempio della strategia di Mattarella la troviamo nel discorso di Fine Anno. Aveva tante strade per demonizzare i populismi e i sovranismi. Ha seguito la via più furba, quella della moral suasion, che è stata feconda sulla manovra: ha finto di accogliere questi valori, deviandoli, svuotandoli.

Ha parlato di comunità, rispolverando concetti patriottici, ma subito dopo ne ha chiarito le fondamenta “di parte”: “Consapevoli degli elementi che ci uniscono, e che non sono l’astio, l’insulto e l’odio”. Tutto molto esplicito: è la macchiettizzazione dei valori del governo (specialmente le iniziative di Salvini), e delle leggi appena approvate (in primis, il Decreto Sicurezza).
Non ha ricordato i valori fondanti della comunità: tradizione, famiglia, patria, religione. Ha parlato del papa (non della religione), ha esaltato il terzo settore (al momento ridimensionato dal governo), e ha ricordato il giornalista “europeista” morto. Se fosse morto un giornalista sovranista, avrebbe avuto tutto questo spazio mitico?
Più chiaro di così.

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