Gilet gialli, parla Becchi: “Finalmente i veri sovranisti”

Interviste

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Un appoggio esplicito alle rivendicazioni dei gilet gialli che stanno animando ormai da mesi le proteste anti-Macron in Francia è arrivato dal vicepremier italiano Luigi Di Maio che ha scritto ai leader della protesta: “In Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini, tenuti fuori dalle decisioni più importanti che riguardano il popolo. Il grido che si alza forte dalle piazze francesi è uno: fateci partecipare!”. Sono stati in molti a criticare l’endorsement del leader pentastellato, considerando che arriva da un ministro del governo e c’è chi parla di intervento strumentale. Ne è convinto anche il filosofo Paolo Becchi, in libreria da diverse settimane con il suo ultimo libro “Italia Sovrana” che striglia il governo a mantenere gli impegni con gli elettori.

Di Maio si schiera con i gilet gialli e provoca l’incidente diplomatico con Parigi. Ma vede delle analogie fra i manifestanti francesi e i 5Stelle?

Non mi pare proprio. Di Maio è sempre più in difficoltà e deve rilanciare l’immagine del Movimento in calo di consensi. E cosa c’è di meglio in questo momento che schierarsi, con notevole ritardo per altro, al fianco dei gilet gialli che rappresentano una forma di puro populismo? Queste persone non hanno capi, non hanno delegati, rappresentano un autentico esempio di democrazia diretta. Ci sono leader che stanno emergendo sulla scena ma i gilet non hanno vertici. Dal punto di vista ideologico rappresentano senza dubbio lo spirito originario del M5S, e Di Maio ha pensato bene di cavalcare la tigre per mettere in difficoltà Salvini”.

Che c’entra Salvini?

“Il leader della Lega è dovuto andare al contrattacco schierandosi anche lui con i gilet gialli ma ponendo come condizione che non siano commesse violenze da parte loro. Come se le rivoluzioni si possano fare con il fioretto. Per carità, anche io spero che non si verifichino violenze, ma nelle proteste purtroppo la violenza ci può stare come la storia insegna”.

Che differenze vede fra l’Italia e la Francia? Perché da noi un movimento di protesta così massiccio fatica a formarsi?

Questo movimento è straordinario, nonostante le violenze subite da parte della polizia e i morti sul campo, non si arrendono e continuano a portare avanti la loro lotta. Sono dei rivoluzionari veri. Spiace dirlo, ma la differenza sta tutta qui. I francesi hanno la forza e il coraggio di fare le rivoluzioni, noi non lo abbiamo mai avuto. Stanno andando avanti in tutti i modi e le forme possibili”.

Da sovranista quindi si sente vicino alla protesta dei gilet gialli?

“Assolutamente sì, a loro va tutta la mia solidarietà ed è una solidarietà vera, non strumentale come quella di Di Maio. Lui si trova in grosse difficoltà interne e cerca di ricompattare il Movimento riscoprendo i toni barricaderi. Mi viene da ridere a leggere che ha offerto ai gilet gialli la piattaforma Rousseau. Il blog delle Stelle non lo legge più nessuno, è diventato una sorta di bollettino parrocchiale. Che ne ne fanno i gilet?”.

Quali sono i punti programmatici dei gilet gialli che meglio si sposano con il sovranismo?

“La critica radicale all’Europa e all’euro, al sistema delle regole, al Fiscal Compact, che però i media tendono a non evidenziare. I 5Stelle danno la solidarietà, proprio loro che per primi hanno tradito la battaglia contro la Ue e contro l’unione monetaria. Ho l’impressione che nemmeno abbiano idea di cosa accade nella porta accanto. Abbiamo ricominciato a parlare di immigrati, a litigare se accoglierne dieci, venti o trenta. Un film già visto, quando le priorità dell’Italia sarebbero altre. E al governo si litiga se far scendere o meno i migranti a bordo delle navi, se aprire o chiudere i porti”.

C’è stata la rivolta dei sindaci contro il Decreto Sicurezza di Salvini, non è ovvio che il problema immigrazione si ponga di nuovo?

“Il ministro dell’Interno dovrebbe sciogliere tutte le amministrazioni locali che non applicano una legge dello Stato, punto e stop. Invece andiamo avanti a colpi di tweet. La politica è azione, determinazione, decisioni, non chiacchiere da bar sui social. E guardi che il governo può farlo, l’articolo 142 del Testo Unico degli Enti locali lo prevede espressamente. Non si può aspettare che intervenga la magistratura a riportare ordine”. 

Vede a rischio la sopravvivenza del governo giallo-verde?

A me sembra che stia passando la strategia del M5S di distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese. Prenda adesso il tema della riforma costituzionale. L’argomento principale sembra diventato quello di introdurre il referendum proposito senza quorum. Sarebbe questa la democrazia diretta? Ma pensiamo all’Europa, al Fiscal Compact, su queste cose bisognerebbe combattere veramente. Iniziamo seriamente con il contestare le regole del Fiscal Compact che non fanno parte dei trattati europei e con il rifiutare il vincolo esterno, l’obbligo del pareggio di bilancio che impedisce la crescita di questo Paese, come del resto era stato promesso in campagna elettorale. Ci siamo calati le braghe davanti all’Europa, ci siamo piegati alle loro condizioni e adesso buttiamo fumo negli occhi dell’opinione pubblica dando solidarietà ai gilet gialli o promettendo riforme costituzionali che non interessano a nessuno”. 

 

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