Grillo contro Salvini, parla Becchi: “Perché il comico è nervoso”

Interviste

“Ho detto alla madre di Salvini che quella sera doveva prendere la pillola. Anni fa, quando lo incontravo, mi dava del lei. Poi parlai alla madre al cellulare. Salvini è un foruncolo sul progresso”. E’ l’attacco che Beppe Grillo ha lanciato dal palco del Teatro Diana di Napoli all’indirizzo del Ministro dell’Interno. Un attacco che è stato letto inevitabilmente come una presa di distanza dalla maggioranza giallo-verde da parte di colui che, comunque la si pensi, continua da più parti ad essere considerato il leader maximo del Movimento 5Stelle. Secondo molti osservatori, la strategia di Grillo sarebbe quella di rompere con Di Maio e Davide Casaleggio e dar vita ad un nuovo soggetto insieme al presidente della Camera Roberto Fico considerato tuttora un suo fedelissimo. Il tutto ripartendo da un rilancio del Meetup. Ne abbiamo parlato con uno che il M5S lo conosce molto bene essendo stato un sostenitore della prima ora del progetto di Grillo e Gianroberto Casaleggio, ossia il filosofo Paolo Becchi, oggi fra i massimi esponenti del sovranismo (è in libreria il suo ultimo libro Italia Sovrana) dopo aver separato i suoi destini da quelli del Movimento.

Prima la sottoscrizione del patto pro vax insieme a Matteo Renzi, poi l’attacco a Matteo Salvini. Crede a chi dice che Beppe Grillo starebbe lavorando insieme a Roberto Fico alla creazione di un nuovo soggetto politico diverso dal M5S?

“Non penso sia realmente questo l’obiettivo di Grillo. Non è quello di creare un nuovo partito, ma di riprendere il M5S. Di Maio non è eterno, e non è detto che resti ancora a lungo alla guida del Movimento. Sicuramente vi resterà fino alle elezioni europee, ma è evidente che all’interno dei 5S le contraddizioni ci sono e sono anche molto acute. Ci sono varie situazioni, non legate direttamente fra loro ma unite da uno stesso scopo, che stanno a dimostrarlo”.

Tipo?

Le varie mosse anti-Salvini che sembrano studiate apposta per indebolirlo in vista delle elezioni europee. Abbiamo il premier Giuseppe Conte che ha iniziato a svolgere un ruolo autonomo sul fronte dell’immigrazione, scavalcando il leader della Lega e costringendolo a fare buon viso a cattivo gioco rispetto alle sue decisioni. Poi c’è Il Fatto Quotidiano che ha aperto un fuoco di fila contro il Ministro dell’Interno con un editoriale molto duro del direttore Marco Travaglio e sappiamo tutti che si tratta dell’organo di stampa più vicino al M5S. Non dimentichiamo nemmeno che Travaglio è molto legato allo stesso Grillo, che guarda caso subito dopo l’attacco de Il Fatto è partito alla carica contro Salvini nel suo spettacolo teatrale. Ma attenti, perché dietro gli attacchi al vicepremier leghista si nascondono in realtà chiari messaggi in direzione di Di Maio che è il principale sponsor del contratto di governo con la Lega”.

Sta dicendo che Grillo e company parlano a nuora (Salvini) perché suocera (Di Maio) intenda?

Mi pare evidente. Se Di Maio non porterà a casa alle europee un risultato in grado di rilanciare il M5S rispetto alla Lega dovrà dire addio con ogni probabilità alla leadership del M5S. Questi segnali sono chiari e non è un caso che il vicepremier sia già corso ai ripari, chiamando in suo soccorso Alessandro Di Battista. Già le elezioni regionali potranno rappresentare un primo campanello d’allarme significativo, anche se poi fino alle europee dubito che possa cambiare qualcosa al vertice. Grillo a mio giudizio ha due timori: il primo che Forza Italia possa essere fagocitata dalla Lega, che in questo modo si andrà rafforzando ulteriormente, e il secondo che anche una parte consistente dell’elettorato pentastellato possa sentirsi più garantita in Europa da Salvini piuttosto che da Di Maio”.

Non crede quindi possibile una scissione guidata dal duo Grillo-Fico contro la coppia Di Maio-Casaleggio?

“Per il momento siamo soltanto sul piano degli avvertimenti, ma la resa dei conti dopo le europee di maggio sarà inevitabile. Di Maio ha ancora tempo per risollevarsi, ma non è certo richiamando Di Battista che può pensare di riguadagnare il consenso di un elettorato deluso. Perché la democrazia diretta ormai da mesi non si vede più, nemmeno sulla manovra finanziaria si è sentito il bisogno di far pronunciare gli iscritti in rete. E non lo si è fatto nemmeno sui migranti e sulle altre scelte fondamentali del Movimento. Non è escluso che presto o tardi la rete possa rivoltarsi, magari proprio su input di Grillo che del M5S resta il garante. Ora Di Maio si giocherà alle europee la carta del ritorno di Di Battista, ma non credo che potrà bastare a frenare e contenere l’avanzata inesorabile di Salvini”.

Il futuro dell’alleanza giallo-verde come lo vede?

“Dipenderà tutto da ciò che accadrà nei 5S. Ripeto, io non credo che ci sarà un nuovo partito di Grillo che semmai cercherà di riprendersi il Movimento. Una scissione altro non sarebbe che la fine stessa del M5S. Pensare di creare due fronti, uno di destra alleato di Salvini e l’altro di sinistra non farebbe che regalare altri voti al Carroccio e non credo che questo sia l’obiettivo né di Di Maio, nè di Fico e ancora meno di Grillo. Ma certo è che dalle europee dipenderà inevitabilmente anche la sorte dell’alleanza giallo-verde e del contratto di governo. Non dimentichiamo che ad un Salvini rafforzato elettoralmente, potrebbe non convenire neanche più l’alleanza con un M5S indebolito dalle lacerazioni interne”. 

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