Juncker e Brexit, parla Giulio Sapelli: “Un filo unisce Milano e Londra”

Interviste

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, fa mea culpa su austerità e crisi greca ammettendo di aver esagerato e che sarebbe stato opportuno agire con una visione meno pragmatica e più solidale. Per molti si è trattato soltanto di “lacrime di coccodrillo” e a pensarla così è anche l’economista Giulio Sapelli, ordinario di Storia dell’Economia intervistato da Lo Speciale. Secondo Sapelli le dichiarazioni di Juncker non possono essere scollegate da quanto sta avvenendo a Londra con la Brexit e ci spiega perché.

Cosa pensa delle dichiarazioni di Juncker che è sembrato bocciare la politica europea degli ultimi anni che l’ha visto protagonista attivo?

Il suo è stato un atto di intelligenza politica, considerando che viene da un tipico rappresentante della Democrazia Cristiana europea. Si è reso conto di come l’Unione Europea che lui stesso ha costruito, non può funzionare come è stato fino ad oggi. Ma lui certamente non è esente da colpe visto che può essere considerato a tutti gli effetti il braccio operativo di Angela Merkel. E’ lui il principale rappresentante della politica ordo liberista ispirata dalla Germania. Del resto il Lussemburgo è da sempre lo strumento con cui i tedeschi mediano con i francesi. Anche il Trattato di Aquisgrana che Macron e la Merkel firmeranno si dice sia ispirato da Juncker”.

C’è chi sostiene che il presidente della Commissione Ue stia tentando di salvare la faccia in prossimità delle elezioni europee, sperando in questo modo di fermare l’avanzata dei sovranisti. C’è anche un calcolo elettorale?

Senza dubbio. Juncker è molto preoccupato del fatto che l’Europa stia dando forti segnali di malessere. La Brexit è il colpo ferale alla Ue, anche se si cerca di ridimensionare il problema. L’Inghilterra è la seconda potenza nucleare dopo la Francia e sta uscendo dall’Unione. Speravano fino all’ultimo di umiliare gli inglesi obbligandoli ad un nuovo referendum, invece a Londra sono stati molto abili nel riportare la questione in Parlamento. Hanno così dimostrato che la democrazia parlamentare resta un elemento di forza che manca invece all’Europa. Diciamo che Juncker ha capito che è giunta la sua ora e tenta di rendere più indolore possibile la fine. Sa perfettamente che dopo le elezioni di maggio lo scenario in Europa cambierà notevolmente”.

La sua previsione?

“Non vinceranno i sovranisti, né i nazionalisti e nemmeno l’estrema destra, ma sicuramente le forze anti-europeiste aumenteranno il loro peso in modo consistente e questo richiederà nuove negoziazioni. Di certo quello di Juncker è un falso pentimento, le sue sono lacrime di coccodrillo utili a contenere i danni elettorali”.

A proposito di Brexit. Cosa accadrà ora che la May è riuscita a restare in sella ma con l’accordo sottoscritto a Bruxelles bocciato dal Parlamento britannico?

Escluderei l’ipotesi del Piano B di cui si è parlato nelle ultime ore, anche perché non ci sono i tempi tecnici per predisporlo. Un piano da presentare in tre giorni, stando all’emendamento approvato dalla Camera dei Comuni, ma realisticamente poco fattibile. Tutto sta ora nelle mani dell’Unione europea che si spera metta fine a questo gioco al massacro rivolto ad umiliare gli inglesi, insistendo nel non voler cedere su nulla. Se dovessi fare una previsione penso che la questione si risolverà adottando il modello norvegese”.

E questo cosa comporterà in concreto?

“L’Inghilterra ritroverà il suo spazio economico nel Commonwealth con i paesi scandinavi stringendo poi accordi di libero scambio con la Ue proprio come fa la Norvegia. L’interscambio economico del resto non sarebbe complicato considerato che fra Inghilterra ed Europa è molto debole, non arrivando al 20% né per ciò che riguarda le esportazioni né per le importazioni. Il vero problema rischia di averlo l’Italia”.

Perché?

“Perché la Borsa di Milano appartiene a quella di Londra. Quindi dovremmo chiederci tutti cosa ne faranno gli inglesi. Mi stupisce che di questo nessuno parli, forse con l’intento di far dimenticare che la Borsa italiana è inserita nel circuito del London Stock Exchange Group. Tuttavia credo che non accadrà nulla di irreparabile, non penso che gli inglesi abbiano interesse a cambiare le cose. E a questo punto non è escluso che la Borsa di Milano possa ricavare anche qualche vantaggio dal fatto di stare in Europa pur dipendendo da un Paese che sta fuori dalla Ue. Tenere i piedi in due staffe potrebbe alla fine consentirci di ottenere anche qualche agevolazione”.

Quindi forza Brexit?

“No, questo no ma la Brexit è un fatto inevitabile perché non dimentichiamo che l’Inghilterra è entrata nella Ue sotto la spinta degli americani che volevano la sua potenza nucleare all’interno dell’Europa in funzione anti-sovietica. Si tratta quindi di un pezzo di storia diplomatica fra Regno Unito e Stati Uniti, un rapporto che è stato sempre molto controverso e complicato come dimostra la vicenda di Suez da dove gli inglesi sono stati cacciati proprio grazie agli americani. Non dobbiamo tifare per nessuno, ma dobbiamo fare in modo che dalla Brexit non arrivino soltanto problemi ma anche qualche buon vantaggio”.

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