Berlusconi, l’eterno ritorno. Quando la politica diventa una moviola

Politica

La storia, come dicono i saggi, non si ripete: la prima volta è un dramma, la seconda una farsa. Come giudicare l’ennesimo ritorno in campo di Silvio Berlusconi?

Dal punto di vista dei suoi collaboratori (la casta azzurra e i parlamentari), si può solo parlare di “sindrome Kagemusha”(dal noto film di Kurosawa): quel re samurai giapponese, morto da un pezzo e messo a cavallo (dentro un’armatura luccicante) dai suoi servitori e soldati, per continuare ad impaurire i nemici e vincere le guerre. Proprio questo stanno facendo i suoi: eternano il Cavaliere-re, per preservare una rendita di posizione (si legga poltrone), sempre più stretta, angusta.

Forza Italia è scesa ormai, secondo gli ultimi sondaggi, all’8%. Cannibalizzata da Salvini e molto più vicina al Pd che alla Lega su molte scelte (l’economia, la visione pubblica, la Ue, i valori antropologici). La svolta “Pascale” ha trasformato il partito azzurro in partito liberista, laicista.
Dal punto di vista oggettivo, la ricomparsa scenica di Silvio (perché è unicamente un effetto mediatico), è negativa per il bipolarismo italiano.

Tappo e viatico del centro-destra, ha bruciato sulla via di Damasco una schiera impressionante di delfini designati, gli va il merito indubbio di aver costruito, nel 1994, un’alternanza che ha retto per decenni (centro-destra vs centro-sinistra). Ha sdoganato la destra con un disegno che oggi, però, è morto e sepolto: una Fi centrale, moderata, An popolare e meridionale, la Lega forza nordista ed estremista. Questo schema non esiste più.

An si è frantumata. Fdi è ciò che resta di un grande partito conservatore di massa. Oggi la Meloni si definisce in modo diverso. La Lega ha abbandonato la Padania per il sovranismo, il primato degli italiani e l’anti-Bruxelles. Una battaglia che Fi non può accettare per dna (è dentro il Ppe).
E poi, gli anni. Il Cavaliere è usurato, la sua immagine è sbiadita, non è più il federatore, né fisico, né culturale, delle anime che prima popolavano il centro-destra. Quelle anime si sono dissolte e lui stesso non le sintetizza come comunicazione e come idee.

Il collante liberista, ad esempio, non unisce nessuno. Anche perché è stato assorbito pure a sinistra. E i comunisti non ci sono più da decenni. Come farà a combattere il populismo se poi spera nel recupero del populista Salvini? Come ritiene di associare la sua battaglia storica contro i comunisti, alla battaglia contro i grillini? Non funziona.
Quindi il suo ritorno in campo, sa di moviola. Come il ritorno qualche anno fa a Fi dopo essere passato per il Pdl che aveva già, a sua volta, superato Fi. Un orologio che viene rimesso indietro. Da quanti anni è in sella (sceso da cavallo, risalito, risceso, risalito), il Cavaliere? 25 anni. Meno di Mussolini.

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