Di Battista, parla Becchi: “E’ il nuovo Grillo che salva i 5Stelle”

Interviste

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«Sembrerà strano: amo la politica ma preferisco farla fuori dalle istituzioni. Non mi candiderò quindi alle Europee. Sto vedendo che si può incidere anche dal di fuori». Lo ha ribadito Alessandro Di Battista ospite di Fabio Fazio nel salotto di Chi Tempo Che Fa, smentendo così ancora una volta le voci che lo davano di ritorno dall’America Latina per buttarsi a capofitto nella battaglia delle europee di maggio. Battaglia che a quanto pare lo vedrà in prima linea, ma a supporto del M5S e non come candidato. Non sono mancati durante la serata gesti eclatanti come quello di stracciare in diretta una copia del Franco coloniale, la moneta francese ancora in vigore nelle ex colonie dell’Africa. E poi stoccate all’alleato di governo, la Lega, su Tav definita opera inutile, e sui 49 milioni che il Carroccio secondo i giudici dovrebbe restituire allo Stato. Abbiamo commentato il tutto con il filosofo sovranista Paolo Becchi, un tempo molto vicino al M5S e quindi profondo conoscitore dei meccanismi di comunicazione tipici dei grillini. LEGGI ANCHE EDITORIALE DI FABIO TORRIERO

Di Battista ha ripetuto che non si candiderà alle prossime europee. Quindi, che è tornato a fare in Italia a pochi mesi dalle elezioni?

“In assenza di Beppe Grillo che come sappiamo non è più molto in sintonia con il vicepremier, è venuto a dare manforte a Di Maio che si trova in grosse difficoltà. Tutti i vantaggi dell’azione di governo se li sta prendendo Salvini, mentre sul M5S viene scaricata tutta la responsabilità di ciò che non funziona. Non credo nei sondaggi, ma è un dato di fatto che Salvini grazie alle politiche sull’immigrazione e la sicurezza, sta avendo una visibilità di gran lunga superiore a quella di Di Maio che fino ad oggi invece è stato criticato per il reddito di cittadinanza che non parte, per le infrastrutture, per l’assenza di politiche di rilancio dell’occupazione ecc. I 5Stelle devono uscire da questa situazione di difficoltà. Hanno perso anche il seggio parlamentare di Cagliari che avevano conquistato il 4 marzo passato con un record di voti”.

Ma Di Battista che c’entra in tutto questo?

Lui altro non è che il jolly che Di Maio ha deciso di giocarsi per controbilanciare la visibilità mediatica di Salvini e tentare di bloccare l’emorragia di consensi che, stando anche ai sondaggi, dal M5s rischia di riversarsi sul Carroccio. Salvini agli occhi degli italiani che credono in questo governo è sicuramente considerato molto più affidabile del leader pentastellato”.

D’accordo, ma come può Di Battista salvare la situazione se non sarà in campo come candidato? Un conto è chiedere i voti per se stessi, un conto per una terza persona. Non è una strategia questa che rischia di fare acqua?

“Il compito di Di Battista è quello di far recuperare visibilità al M5S e non serve che sia o meno candidato. Lo farà andando in televisione, partecipando ai vari talk show e rilasciando interviste. E’ tutto ben studiato. Di Battista è un po’ come Grillo, può portare voti anche senza scendere direttamente in campo. Basta andare in piazza e saper usare gli slogan giusti, andare in televisione e pronunciare frasi ad effetto. Poi non dimentichiamo che Di Battista, non facendo parte del governo, può dire cose che Di Maio per ovvie ragioni non potrà mai pronunciare”.

Come chiedere per esempio alla Lega la restituzione dei 49 milioni? Cosa che ha fatto ieri sera da Fazio?

Esattamente. Di Maio non potrebbe mai dire una cosa simile, lui sì. Mi stupisce chi si meraviglia del fatto che abbia attaccato Salvini, è stato chiamato appositamente per questo. Di Battista è un bravissimo attore, su un palcoscenico politico dove è però chiamato a recitare una parte scritta per lui da un regista, in questo caso Di Maio. E’ tutta un’operazione di marketing. Che Di Battista possedesse queste doti da comunicatore lo aveva capito prima di tutti Gianroberto Casaleggio che non a caso aveva puntato molto su di lui. Di Maio gli ha assegnato una parte e lui la svolgerà come da copione. Sbaglia chi pensa che potrà essere un leader. E’ abile e bravo a ricoprire  il ruolo del protagonista ma soltanto sul piano mediatico, non su quello del governo. Credo che la dote del grande attore politico ieri sera l’abbia dimostrata più volte, iniziando dal gesto plateale di strappare in diretta il fac simile del franco coloniale”.

E sull’Europa invece? Come commenta il passaggio sul futuro della Ue?

Anche qui l’impatto mediatico mi è parso evidente nel momento in cui ha proposto di togliere alla Francia il seggio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu per assegnarlo alla Ue. Un gesto direi dirompente se si pensa che tutte le forze politiche, dalla Lega al Pd passando per Forza Italia e il M5S non fanno che ripetere di voler cambiare i Trattati. In pratica dicono tutti la stessa cosa. Cinque anni fa almeno la Lega proponeva di uscire dall’euro e il M5S di fare un referendum sulla moneta unica. Ma non può essere certo Di Battista a chiarire dove i 5S si andranno a posizionare in Europa. Lui ha fatto quell’uscita sul franco coloniale perché poche ore prima la stessa cosa l’aveva detta Di Maio. Vi pare casuale?”.

Ma sinceramente, pensa che riuscirà nell’intento di recuperare il consenso perduto?

Questo è tutto da vedere, ma Di Maio ha ormai capito la sua debolezza e ha bisogno di un nuovo Grillo, uno che faccia colpo sull’elettorato, utilizzando slogan che lui non può cavalcare in virtù del suo ruolo di governo. Uno che possa togliere voti alla Lega senza compromettere il contratto con Salvini. Accordo che Di Battista non ha mai sottoscritto  fatto questo che gli consente libertà di azione e di parola, anche di chiedere che il Carroccio restituisca i 49 milioni rivendicando la presunta purezza e diversità del Movimento rispetto all’alleato. Se riuscirà nell’impresa lo capiremo soltanto dopo le elezioni. Salvini di sicuro dovrà abituarsi all’idea di avere una spina nel fianco, ma se devo essere sincero coltivo una speranza”.

Ossia?

“Che dopo le europee possa saldarsi anche nel Parlamento di Strasburgo e a Bruxelles l’alleanza fra due diverse forme di sovranismo. Quello identitario modello Lega e quello sociale modello M5S. In fondo se l’esperimento è riuscito in Italia dove due forze molto diverse fra loro hanno trovato un comune terreno per governare, non vedo perché la stessa formula non possa riproporsi anche in Europa in nome di una comune visione di recupero della sovranità”. 

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