Pamela, parla la consulente e criminologa Bruzzone: “Oseghale capace di agire solo”

Interviste

Al via la prima udienza del processo in Corte d’assise a Macerata per il pusher nigeriano Innocent Oseghale accusato  dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere di Pamela Mastropietro, la 18enne romana che dopo essersi allontanata da una comunità di recupero, il 30 gennaio dello scorso anno, è stata ritrovata fatta a pezzi in due trolley. La Procura ritiene che Pamela abbia subito anche violenza sessuale, sebbene in precedenza il Gip non abbia considerato sussistente l’accusa. Oseghale risulta l’unico imputato, perché i due presunti complici chiamati in causa da lui stesso, sono stati scagionati non essendo stato possibile collocarli sulla scena del delitto. La difesa insiste nel sostenere che Pamela sarebbe morta in casa di Oseghale in seguito ad un’overdose di eroina e che questo avrebbe poi fatto a pezzi il corpo per poterlo nascondere nelle valigie e quindi portarlo fuori dalla sua abitazione. Lo Speciale ne ha parlato con la criminologa Roberta Bruzzone che in questo processo sta assistendo come consulente la famiglia Mastropietro.

Dunque soltanto Oseghale è ritenuto dall’accusa responsabile dello stupro e dell’omicidio di Pamela? Ci si deve rassegnare a ritenere credibile questa tesi?

“Al momento il capo di imputazione di violenza sessuale, omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere è soltanto in capo a lui, perché gli altri due sospettati sono stati scagionati da ogni accusa e si trovano al momento in carcere per altri reati legati allo spaccio di stupefacenti, che nulla hanno a che vedere con la vicenda di Pamela”.

Al di là delle risultanze dell’inchiesta, è credibile che Oseghale possa aver fatto tutto da solo?

In quanto consulente della famiglia Mastropietro ho avuto accesso all’intero fascicolo e posso affermare che, al momento, tutte le tracce in nostro possesso ci permettono di collocare sulla scena del delitto durante l’intero arco temporale soltanto Oseghale e nessun altro. Le indagini hanno escluso la presenza di altri possibili attori”.

Il nigeriano continua a sostenere che Pamela è morta per overdose di eroina, ma quali elementi in concreto lo smentirebbero confermando invece l’ipotesi dell’omicidio?

Pamela sarebbe morta per due fendenti all’altezza del fegato, inferti quando era ancora in vita. Due lesioni che per altro non risulterebbero avere nessuna compatibilità con la successiva attività di depezzamento del cadavere. Questo lo ha stabilito con chierezza il medico legale incaricato dalla Procura. Per quanto riguarda invece il livello di intossicazione per droga, in base alle perizie mediche, non è stato ritenuto così elevato da provocare un’overdose”. 

Perché secondo voi Oseghale non sarebbe credibile nel momento in cui nega lo stupro e l’omicidio di Pamela, limitandosi ad assumersi la sola responsabilità del depezzamento e occultamento del cadavere?

“Oseghale credo non abbia mai detto la verità, fornendo diverse versioni smentite dalle indagini. E’ stato lui a chiamare in causa i suoi due presunti complici con accuse anche molto gravi che non hanno trovato alcun tipo di riscontro, se non di segno opposto. Penso che la verità non la dirà mai”.

Pensa che sia stato davvero capace di fare tutto ciò di cui è accusato? Forse sta coprendo qualcuno?

Non ho alcun dubbio in proposito, Oseghale è capace di fare tutto e da solo”.

Come è possibile aiutare la mamma di Pamela ad avere giustizia? Continuando a tenere i riflettori accesi sul caso?

“La cosa migliore da fare sarebbe quella di raccontare Pamela come era davvero, smettendo di dipingerla come una tossica che in fondo se l’è cercata. Ho letto tantissimo materiale, circolante soprattutto sul web, il cui messaggio di fondo è sostanzialmente questo. Purtroppo Pamela era una ragazza con difficoltà importanti, che però la famiglia aveva preso in carico facendola ricoverare in una struttura specializzata proprio nella cura delle problematiche che aveva. Quando è uscita dalla comunità era ancora più fragile e manipolabile. Durante il dibattimento il nostro interesse sarà anche quello di chiarire tutto ciò che può essere  avvenuto prima del tragico epilogo della vicenda, perché le condizioni di alterazione psico-fisica di Pamela e di grave fragilità sotto il profilo psicologico generale, erano più che evidenti, proprio in considerazione della diagnosi clinica che la riguardava. Evidenti anche a chi non possiede particolari competenze o strumenti di analisi”.

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