Diciotti e voto online M5S, parla Becchi: “Una farsa. Di Maio perderà comunque”

Interviste

Il Movimento 5Stelle ha aperto le consultazioni online sulla piattaforma Rousseau, chiamando gli iscritti a pronunciarsi sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Matteo Salvini per la vicenda Diciotti. Sarà possibile votare fino alle 19 di stasera. Ci sono polemiche riguardo alla formulazione del quesito, che in pratica sembrerebbe fatto apposta per spingere gli iscritti a votare No. Infatti si chiede se Salvini, bloccando per giorni la Diciotti, abbia o no tutelato un interesse dello Stato. Chi voterà sì di fatto dirà no al processo. Sulla formulazione del quesito c’è da registrare anche l’ironia di Beppe Grillo che con un tweet ha commentato: “Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!”. Insomma, anche la consultazione in rete che era il punto di forza dei 5Stelle, oggi a detta del “padre storico” sarebbe diventata una sorta di barzelletta? Ne abbiamo parlato con il filosofo Paolo Becchi, che è stato uno dei primi sostenitori del progetto della “democrazia diretta” di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e che oggi evidenzia tutte le degenerazioni di un modello di democrazia che sembra fare acqua.

Professore, anche per lei il voto online di oggi sul caso Diciotti è una farsa?

“Lo è sicuramente rispetto all’idea originaria di Gianroberto Casaleggio, che se oggi fosse in vita criticherebbe quanto sta avvenendo. Parlo volutamente soltanto di Casaleggio padre e non di Grillo che oggi ha davvero poco da lamentarsi, visto che se il M5S ha perso la purezza originaria a cui lui sembra sempre richiamarsi, è anche grazie a lui che ad un certo punto si è estraniato tornando ai suoi spettacoli e lasciando tutte le responsabilità in capo a Gianroberto quando era già gravemente malato “. 

Si riferisce a quello che molti hanno definito il “trucchetto” del quesito che di fatto non fa riferimento diretto alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini ma scambia il sì e il no dietro apposite costruzioni semantiche?

“No, il problema non è soltanto questo. Vede, il M5S era nato come un’esperienza politica nuova, rivolta a restituire il potere ai cittadini senza più alcuna intermediazione dei partiti. Ricordiamo la grande critica di Gianroberto Casaleggio proprio alla democrazia dei partiti. I deputati e senatori altro non dovevano essere che semplici portavoce delle istanze dei cittadini. Questa idea nasceva dalla crisi della democrazia rappresentativa e dalla necessità di correggerla attraverso forme di democrazia diretta, primo fra tutti l’utilizzo del referendum. Quindi consultare gli iscritti prima di prendere ogni decisione era appunto una forma di democrazia diretta”.

E allora cosa è cambiato?

“Il voto di oggi potrebbe essere interpretato come un ritorno alle origini, visto che negli ultimi tempi sono scomparse le dirette streaming e la tanto sbandierata trasparenza è andata a farsi benedire. La rete però oggi viene utilizzata soltanto strumentalmente, quasi con l’obiettivo di togliere le castagne dal fuoco ai dirigenti pentastellati, che possono così lavarsi le mani e far assumere la responsabilità di quanto avverrà agli iscritti. Ma in base al nuovo statuto il voto online non è più vincolante, nel senso che i parlamentari sono chiamati soltanto a tenerne conto senza l’obbligo di rispettarlo. E allora? Che senso ha tutto questo? Sono certo che il voto non sarà negativo nei confronti di Salvini, ma qualora lo fosse, cosa accadrebbe? Il M5S manderebbe Salvini a processo mettendo in seria difficoltà il governo? O salverebbe comunque il Ministro dell’Interno buttando al macero il parere degli iscritti in quanto puramente consultivo ma non vincolante? Salvare la faccia perdendo il governo, o salvare il governo perdendo la faccia? Ecco la posta in gioco. Ma c’è un altro aspetto da considerare?

Ossia?

“Questo non è un voto pro o contro Salvini, ma sulla politica di Di Maio. Al leader della Lega interesserà molto poco ciò che decideranno gli iscritti M5S, mentre la cosa non potrà non lasciare indifferente il vicepremier pentastellato. Perché fino ad oggi i referendum online si sono sempre conclusi con una vittoria schiacciante per le tesi del Movimento. Sarà quindi anche importante vedere i risultati finali. Ripeto, sono convinto che alla fine la base dirà no al processo contro Salvini, ma un conto se la maggioranza sarà ampia, un altro se sarà ristretta. Non vorrei sembrare esagerato, ma oggi più che su Salvini si vota su Di Maio e sul suo Movimento. Che non è più quello di Grillo e di Gianroberto Casaleggio fondato sulle dirette streaming, sulla trasparenza, sull’uno vale uno, e sul voto vincolante e indiscutibile della rete. Ricordo bene le preoccupazioni che assalirono me e Gianroberto quando chiedemmo agli iscritti di votare sull’adesione del M5S al gruppo di Farage in Europa. Un incubo, perché non si sarebbe potuto prescindere da quel risultato.”

Vede sempre più a rischio la leadership di Di Maio?

“Certamente se si dovesse verificare una prevalenza dei pro Salvini per una manciata di voti o si dovesse comunque registrare un’alta percentuale di iscritti che vorrebbero processare il ministro, sarebbe la dimostrazione che fra i 5S la posizione di Di Maio è molto indebolita e che quella di Fico è invece molto più forte di come potrebbe sembrare. E naturalmente il vicepremier non potrà far finta di nulla, perché sarebbe un ulteriore campanello d’allarme rispetto ad una leadership sempre più traballante e messa in discussione da più parti”.

E cosa potrà accadere?

Come detto oggi non prevedo sorprese visto che, per come è impostato il quesito, il risultato mi pare scontato. In ogni caso è evidente che il M5S sta perdendo la coerenza. La Lega pur essendosi rinnovata profondamente grazie a Salvini, ha mantenuto sostanzialmente una coerenza di fondo con le origini, come dimostra la battaglia sul federalismo e l’autonomia regionale che resta un cavallo di battaglia del Carroccio, seppur in un’ottica di partito nazionale. Invece i 5Stelle cambiano idea dalla sera alla mattina. Di Battista nemmeno una settimana fa urlava che Salvini doveva farsi processare, oggi invece dichiara che quel processo non si deve fare. Una volta il giudizio dei militanti era sacro, oggi è solo consultivo. Prima era vietato andare nei talk show televisivi, oggi fanno a gara per andare da Vespa o dalla D’Urso. Prima tutto era in streaming, oggi tutto avviene nel chiuso delle stanze. Quando si decide di cambiare una linea politica, questa va discussa collegialmente e condivisa nelle sedi deputate come appunto è avvenuto nella Lega, non può essere decretata da un gruppo ristretto di dirigenti che si parlano fra loro. Ho detto che il M5S andando avanti così, ossia rinnegando ogni volta un pezzo della propria storia, rischia di scomparire e mi hanno preso per pazzo. Ma il fatto che, elezione dopo elezione, il consenso vada sempre più scemando dovrebbe far capire che la strada imboccata porta proprio in quella direzione”.

 

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