La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che obbliga il governo italiano a risarcire alcuni migranti trattenuti per giorni a bordo della nave Diciotti, nel 2018, durante il mandato dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Secondo i giudici, il prolungato trattenimento a bordo ha violato i diritti fondamentali delle persone soccorse, che avrebbero dovuto essere fatte sbarcare tempestivamente.
La decisione ha scatenato un acceso dibattito politico, con reazioni critiche da parte dell’attuale Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, i quali hanno espresso perplessità sulle implicazioni di questa sentenza.
Le parole dei Ministri Piantedosi e Nordio sulla sentenza Diciotti
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato la decisione della Cassazione rispondendo durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri sottolineando il rispetto dovuto alle sentenze, ma esprimendo forti perplessità: “Per carità, le sentenze della magistratura e della Cassazione si rispettano, ma si possono anche commentare in un regime democratico. Io dico che, con il profondo rispetto dovuto, eseguiremo questa sentenza, in quanto è una decisione della Cassazione, ma non la condivido affatto, per una serie di motivi, conoscendo nel dettaglio quel caso.”
Piantedosi ha poi ricordato il pronunciamento del Senato, che in passato aveva stabilito che l’operato del governo non configurava alcun reato: “Innanzitutto, ricordo il giudizio del Senato. In democrazia, le assemblee parlamentari sono espressione della sovranità popolare e in quel caso stabilirono l’inesistenza del reato, riconducendo la vicenda al perseguimento di un interesse pubblico superiore.”
Sul diritto al soccorso in mare, il Ministro ha precisato che l’Italia aveva già adempiuto agli obblighi internazionali: “Ho letto nella sentenza affermazioni molto forti sul fatto che la salvaguardia della vita in mare deve essere prioritaria. Ma quelle persone erano state salvate da un’operazione ufficiale dello Stato italiano, condotta dalla Guardia Costiera in acque non di nostra competenza. L’Italia ha fatto molto di più di quanto fosse obbligata a fare, assumendosi oneri che non le spettavano.”
Infine, ha ricordato che il ritardo nello sbarco era legato a scelte politiche legittime per la gestione dell’accoglienza a livello internazionale: “Il trattenimento a bordo della Diciotti per sei giorni al porto di Catania rispondeva a una strategia politica ben precisa, che mirava a ottenere una gestione condivisa del caso in ambito europeo. Non si trattava di un atto arbitrario, ma di una scelta finalizzata a un obiettivo di politica migratoria.”
Anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso forti dubbi sulla sentenza della Cassazione, mettendo in guardia sulle possibili conseguenze che potrebbe avere: “Le sentenze si eseguono, ovviamente si rispettano, e poi si possono commentare. Io sono molto perplesso sulle implicazioni che una simile interpretazione del diritto potrebbe avere. Sappiamo che in Africa premono centinaia di migliaia di potenziali migranti, forse addirittura milioni, che sono gestiti da organizzazioni criminali e che aspettano solo di arrivare in Italia in base alle convenienze di questi gruppi e alla capacità degli Stati confinanti di fermarli.”
Nordio ha poi espresso preoccupazione sul possibile effetto domino di questa decisione: “Se introducessimo il principio che queste persone, anche entrando in Italia illegalmente, hanno diritto a risarcimenti finanziari, le nostre finanze andrebbero in rovina. Si tratta di un numero potenzialmente enorme di individui che potrebbero avanzare richieste simili.”
Il Ministro ha infine criticato un approccio troppo rigido da parte della magistratura: “Molte volte la magistratura non guarda oltre il significato tecnico delle proprie decisioni. Certo, prima di tutto c’è il diritto, ma esistono anche principi di buon senso e di equilibrio istituzionale. Se ogni trattenimento di migranti a bordo di una nave dovesse trasformarsi in un caso giudiziario con risarcimenti milionari, si creerebbe un precedente molto pericoloso per la gestione della sicurezza nazionale.”



