Ora Renzi parla come Berlusconi. L’inchiesta ha fermato la sua strategia

Politica

Giannelli sul Corriere della sera ha indovinato: Renzi è proprio il figlio di Berlusconi. Nella sua consueta vignetta di prima pagina, ha ritratto Matteo nell’atto di gridare “basta con la giustizia a orologeria”. E via-via una sequenza di caricature in bianco e nero, che lo collegano alla matrice originale, cioè Silvio. Indicazione che potrebbe essere letta anche al contrario: da Silvio a Matteo.

Oltre alla comunicazione populista, anche se odiano il populismo politico, i due, da sempre, sono accomunati dal piglio decisionista e dal dna: estrazione liberale, liberisti in economia, un tocco di cattolicesimo buonista e tanta leadership sfrontata e direttoriale che non ammette democrazia e opposizione. L’unica differenza è che il Cavaliere, negli anni del suo governo, amava annunciare i suoi prodotti (i risultati “eccellenti” dell’esecutivo); Matteo, quando ha capeggiato il suo governo, oltre all’annuncio amava fissare, stabilire, pure le date di scadenza (incarnando un po’ Silvio e un po’ Vanna Marchi).

Ma ora la cosiddetta giustizia a orologeria li unisce. E fa sorridere il cambio di parole e di strategia della “razza superiore”, a livello morale e culturale, che sarebbero, per autocertificazione, i dem.
Quando la vittima sacrificale era Berlusconi, la sinistra si accaniva contro di lui, nel nome del giustizialismo e del moralismo. E al leader azzurro non restava che aggrapparsi al garantismo e al vittimismo. Adesso tocca a Renzi, con l’aggiunta che, per la percezione popolare, le colpe dei padri ricadono sui figli. E Silvio lo difende non rimestando il passato, come potrebbe, e Matteo si difende con gli stessi teoremi del Cavaliere: “Giustizia a orologeria, capolavoro mediatico”. E avverte: “Non farò il fallo di reazione come tutti si aspettano”.

E qui si entra in un altro argomento. L’ex giglio magico insinua la coincidenza tra “l’amaro Diciotti” (la questione Salvini) e “l’amaro Diciotto”, il numero degli indagati dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari i genitori di Renzi.
Cosa si intende per fallo di reazione, coincidenza? Semplice: l’oscuramento della nuova discesa in campo di Matteo. Come dire, gli hanno tagliato le gambe proprio quando, col suo nuovo libro, stava riaffacciandosi in politica.
E infatti, le ultime sue dichiarazioni vanno in questo senso: “Prendetevela con me, non ho paura”.

Il sospetto è che qualcuno abbia voluto colpirlo subito, evitando l’accelerazione che stava dando alla sua strategia.
L’obiettivo dell’ex sindaco di Firenze era, ed è, fino a smentita, attendere le primarie e le europee per agire. O dentro il Pd o coordinando una rete che veda tanti soggetti civici alleati del Pd.
L’inchiesta familiare potrebbe aver ritardato i suoi obiettivi.

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