Brexit. Le vere ragioni del cambiamento di Corbyn. Ecco cosa succede ora

Esteri Politica

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C’è un doppio gioco nella sorprendente posizione assunta dal leader laburista Corbyn, passato improvvisamente da un euroscetticismo tosto a sostenere un nuovo referendum sulla Brexit.

Dopo nove mesi di travaglio personale e ideologico, ha cambiato posizione, spiazzando tutti, amici e nemici.
E le ragioni sono tante, ma certamente quelle più vere sono quelle che non appaiono.
La ragione più semplice è che, dentro il suo partito, stava perdendo troppi pezzi per strada. Lui, percepito come estremo, repubblicano, quasi comunista, nemmeno socialista, doveva necessariamente riequilibrare la sua figura, per non dividere ulteriormente i suoi, già lacerati dopo la famosa e traumatica scissione degli otto parlamentari.

Infatti, i laburisti sono in bilico tra l’anima di lotta e l’anima di governo. Il gruppo parlamentare è favorevole alla Ue, la base e la maggioranza dei dirigenti locali, no.
Non dimentichiamo che, secondo le statistiche, lo scorso 2016, ben tre milioni di elettori laburisti hanno votato sì alla Brexit. Una decisione che ha lasciato il segno.

Da qui la scelta di Corbyn di mantenere un atteggiamento negativo nei confronti della Ue.
Ma il sistema inglese molto difficilmente darà ancora una chance ai sudditi di Sua Maestà, e questo lui lo sa bene. Un altro referendum non si farà, a meno che i conservatori non siano così pazzi da perdere i numeri in Parlamento, mandare a casa la May e tornare al voto.

Non a caso, chi tra i deputati conservatori ha votato no all’accordo con Bruxelles (la Brexit moderata), si è ben guardato anche dal togliere la fiducia alla lady-premier.
La verità è che c’è un’ulteriore complicazione: sta mutando anche il dna dei laburisti, come detto divisi, tra base sociale doc e ceto politico liberal, radical, vicino al cosmopolitismo, alla globalizzazione e, ovviamente, all’Europa. Fino a quando questi labur-lib-lab, si accontenteranno di essere rappresentati da un estremista?

Corbyn ha cercato, quindi, di anticipare la fronda. Ma la sua scelta è certamente destinata a produrre effetti concreti. E’ probabile che fette cospicue della sua base, sulla Brexit, si sposteranno verso gli stessi conservatori, o addirittura, verso l’Ukip, il soggetto populista, euroscettico, sovranista.
E quanto meno, i parlamentari conservatori avranno una ragione in più per compattarsi, evitando, anche la minima possibilità di rifare il referendum, rischiando stavolta di perdere.
E forse riconsidereranno l’ipotesi di non andare spediti verso un’hard-Brexit.

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