Tutti contro i grillini. Si spara a Di Maio per colpire Conte

Politica

Tutti contro i grillini. E’ ormai l’obiettivo, lo sport preferito, il tiro al piccione della stampa, degli osservatori, dei politici e degli intellettuali della casta. Dopo la regressione registrata alle consultazioni abruzzesi e sarde, il Movimento si è ritagliato il ruolo della vittima sacrificale.

Di cosa si tratta? Di analisi oggettive, di mero pregiudizio ideologico? Di semplice ritorno al passato, di nostalgia del vecchio bipolarismo “centro-destra vs centro-sinistra”?
No. E’ qualcosa di molto più profondo, malafede o ottusità a parte.

Prendiamo il “Corriere della sera” di ieri (comunicazione emblematica del vento che tira): titoli crepuscolari, plumbei (“flop”, “caos”, “tonfo”, “crollo Cinquestelle”, “L’ira di Grillo”; “5Stelle sotto il 10%”; e poi, a seguire, statistiche allarmanti (“il Movimento perde 300 mila consensi, solo 1 elettore su 3 gli rinnova la fiducia”). E ancora: intervista pelosa al candidato perdente alla presidenza della Regione Sardegna, Desogus, che lascia trasparire la sua delusione nei confronti della cupola grillina, e ammette che è stato trascurato da Di Maio, a differenza di Salvini che, invece, ha curato bene il suo orto sardista.

E ancora: citazioni su citazioni di Fico che elogia la democrazia, quasi a esaltare le contraddizioni interne (il risultato negativo per i suoi), spazio eccessivo all’anonima Nugnes, che ha chiesto la testa del vicepremier, e alla Fattori, un’altra dissidente, preoccupata per il fatto che i 5Stelle sono diventati “una costola della destra”. Quanto spazio disinteressato.
E infine, dulcis in fundo, retroscena agrodolce sulla cena segreta di Di Maio che chiede aiuto alla Lega e si prepara (ricette riportate da Monica Guerzoni, con tono ironico), alla strutturazione pesante del Movimento, che si trasformerà in partito, con tanto di Direttorio allargato e apertura alle liste civiche.

Sette pagine per massacrare i pentastellati, esattamente come tutti i giornali, le tv e i commenti degli esperti. Diritto di cronaca? Libertà di opinione?
La verità è che se tutti sono contro un partito e infieriscono quando perde, c’è qualcosa sotto. Nessuno, ad esempio, che abbia espresso un concetto di buon senso: la scusa che le amministrative non sono le politiche, dove il gioco è identitario. Una giustificazione usata dal mondo politico, dalla notte dei tempi.

L’arretramento dei grillini è già il bilancio del governo, il giudizio mortifero degli italiani? No, stanno diventando l’anello debole della maggioranza gialloverde. Se cascano loro casca Conte e casca tutto il nuovo impianto populista-sovranista, che rappresenta il dna dell’esecutivo, la novità, il modello da esportare, il cambiamento.
E tutti hanno interesse a distruggere il sogno di Casaleggio e Grillo, la loro alternativa e le loro idee. Perché andrebbero a casa.

Ci guadagnerebbe Berlusconi, che tornando al vecchio centro-destra, può richiamare meglio all’ordine Salvini, anche a costo di perdere la leadership (e magari recuperarla successivamente). I luogotenenti azzurri, infatti, non fanno altro che riproporre lo schieramento di un tempo, auspicando un recupero, per ora risibile, numeri alla mano, di Fi. E specularmente, hanno interesse i dem, che si illudono di riacquistare i consensi scippati dai 5Stelle. In fondo, nello schema bipolare classico, Fi e Pd potrebbero fare ancora da baricentro, rimettendo grillini e Salvini alle estreme.

Per questo né Salvini, né Di Maio stanno cadendo nella trappola, pure a costo di sostenersi vicendevolmente (“il governo non ne risente, non cadrà”, etc).
Con un polo sovranista-populista identitario (l’area gialloverde) forte e coeso, lo sanno bene sia Berlusconi sia i dem, non ci sarebbe posto né per Fi, né per il Pd.

E dalla caduta di Di Maio, ci guadagnerebbero perfino i poteri forti, convinti di riproporre, come stavano facendo dopo il 4 marzo, una soluzione tecnica, filo-Ue, alla Monti2.0. Convinti che la Lega prima o poi, l’avrebbero addomesticata, l’intero governo populista, no.

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