Primarie-Pd. Ecco cosa succerà ora con Zingaretti. Il nuovo Pds

Politica

Zingaretti-re. Cronaca di una vittoria annunciata. E’ il trionfo del “modello-Lazio”. Ma che vuol dire? Che tutta la storia dei neo-post-comunisti è una mera questione di lettere.

Prima, con la Bolognina, mettono Pds al posto della sigla Pci; poi tolgono la “p” e diventano “Ds”; poi ancora, rimettono la “p” e tolgono la s, diventando “Pd”. Ora, col nuovo segretario, incoronato dalle primarie (secondo gli organizzatori, il voto di 1,8mila tra iscritti, militanti e simpatizzanti), sicuramente tornerà la “s”: dal Pd al Pds: Partito democratico della sinistra. Questo, infatti, farà Zingaretti, che ha battuto, col suo 70%, i rivali Giachetti (12%), e Martina (18%).

Domenica, quindi, la base dem e non solo, ha premiato una strategia e un progetto politico vecchio e nuovo: riunire, esattamente come nel Lazio, tutte le componenti riformiste, democratiche e cattolico-popolari, social-democratiche, liberal- progressiste e di sinistra radicale. Quel dna che Renzi aveva annullato con la sua leadership.

Insomma, il disegno di Zingaretti sarà mutuare il modello-Lazio e ricostruire una sorta di Ulivo2.0. Un centro-sinistra-partito plurale (con Gentiloni possibile presidente).
Ma qualcuno dovrà spiegare, però, la differenza rispetto al disegno repubblicano di Calenda. Una cosa è certa: il neo-segretario ha annunciato che la prossima settimana incontrerà Più Europa, i Verdi e i civici, i soggetti politici che dopo un’adesione entusiastica al progetto-Calenda, si erano raffreddati. Confermando una propensione di Zingaretti verso l’area laicista, liberal e radical.

E mentre si fanno i nomi degli eccellenti candidati alle europee, il primo frutto della gestione Zingaretti (Cacciari, Pisapia, Misiani, Bettini e Ilaria Cucchi), tutti si chiedono cosa farà domani Renzi, liberato dal passato ingombrante.
Semplice, se Zingaretti andrà a sinistra, lui andrà verso il centro. Riuscirà finalmente a radicare il suo soggetto civico, aperto ai laicisti moderati e ai blocchi sociali, che un tempo hanno votato Berlusconi, per affermare un “modello-Macron”, fortemente ridimensionato.

A conti fatti, le due componenti che hanno fondato il Pd (i post-comunisti e i post-dc), torneranno ai bordi di partenza. Ognuno per conto suo.
E risolto l’argomento alleanze, quale saranno le idee di Zingaretti?

L’ha detto pure in occasione della marcia arcobaleno voluta da Sala a Milano: combattere il populismo, il sovranismo, ideologie illiberali, affermare la democrazia, l’accoglienza, l’inclusione, i diritti. Un partito radicale di massa che avrà come collante unicamente “l’anti-salvinismo”, ultima declinazione, dell’antifascismo e dell’antiberlusconismo, specchio di una sinistra incapace di essere “pro”, unita solo nell’essere “contro”.
Senza un’idea di società, di economia, di istituzioni. L’hanno capito i Benigni, i Guccini, i Proietti e i Moretti, che svegliatisi dal letargo, hanno votato ai gazebo?

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