Controcanto a Macron, battuto da Paperissima. Ecco l’imbroglio delle caste

Politica

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E’ il solito trucco. Macron appartiene ai prodotti geneticamente modificati. E’ comparso in Francia, guarda caso, nel momento in cui le caste laiciste filo-Ue, si erano accorte che lo scontro diretto, il livore ideologico verso i populisti e sovranisti, non pagava più; si pensi a Trump e alla Brexit. E in Francia, tanto per gradire, c’era lo spettro della Le Pen.

E così dal cilindro dei poteri forti è uscito magicamente il Movimento (ultra-finanziato) “En Marche” (che ricorda la Marsigliese), formalmente antipolitico, sostanzialmente continuista dei vecchi assetti (si chiama in gergo, Restaurazione). Della serie, “fingiamo di condividere alcune istanze del popolo, le sue aspirazioni e le sue rabbie e le raffreddiamo dall’alto”. Un cambio di strategia che si è rivelato vincente.

Questo è il dna finto-alternativo (fallimentare) del suo mandato e questo è stato il dna del suo discorso (altrettanto fallimentare) pronunciato, urbi et orbi via tv, da Fabio Fazio: un’omelia laicista, nel solco del consueto gioco degli inganni: “Capisco le difficoltà, ma non dico che la difficoltà sono io o le idee e ricette che esprimo”.
Di fronte ad un Fabio Fazio, grigio ed in qualche modo “ossequioso” (quanto conta l’appartenenza culturale), che lo ha accolto quasi con le stesse parole con cui ha accolto Achille Lauro, dopo Sanremo, Macron non ha scaldato gli animi e gli spettatori italiani (che notoriamente non amano la Francia), anzi: ha ribadito il suo stile, altezzoso, costruito; appunto da casta.

E l’audience ha espresso il verdetto: domenica sera “Paperissima” ha realizzato il 17,22 per cento di share con 4.430.000 spettatori, mentre “Che tempo che fa”, si è fermata al 15,91 con 4.085.000 spettatori. Un bel flop progressista.

E, passando ai contenuti, il presidente francese ha invocato un “nuovo Risorgimento europeo”. Ma lui, proveniente da quei mondi (basta scorrere l’autobiografia), che vedono nei Rothshild, JP Morgan, Vanguard, State Street, Northern Trust, Fidelity, Francklyn Templeton, Black Rock, Black Stone, Mc Graw Hill, Bnp Paribas, Guarantee Trust, BauER MeyER Rothshild, Baruch JohnSON, Walker Bush, Jefferson, Clinton, Rockfeller, i principali punti di riferimento, può davvero costruire un “nuovo Rinascimento europeo”?

L’Europa in cui viviamo, i frutti che subiamo (i danni dell’immigrazione, il tema-sicurezza, la crisi economica etc), chi li ha partoriti, chi li ha determinati? Le cause sono da attribuirsi ai populisti e sovranisti, appena arrivati, o ai vecchi assetti, politici, economici e istituzionali di cui Macron è espressione? I populisti sono la causa o la risposta ai mali della Ue?

Perché Fazio non si è soffermato sui gilet gialli, anziché ricordare unicamente il loro preteso, falso, antisemitismo (evidentemente, per imboccare la risposta al suo illustre ospite)? Perché non ha parlato di come Macron chiude le frontiere a Ventimiglia, o dei franchi africani che impoveriscono le popolazioni locali, creando immigrazione o delle Ong? Stessa risposta.

Qualche chicca. In primis, il presidente ha ricambiato il favore, la cortesia a Fazio. La precisazione non richiesta sui costi dell’ospitata (“mi sono pagato da solo il biglietto di andata e ritorno per Parigi e dunque nessun costo per la Rai”), ha fatto pensare. In tal modo il conduttore è stato sollevato da possibili accuse circa stipendi e costi della trasmissione.

Altrettanto “emblematici” i concetti espressi nell’omelia: non ci sono problemi in Europa, ma solo menzogna e mistificazione: “L’irresponsabilità di chi vuole distruggerla”. E indovinate chi manipola e chi vuole distruggere l’Europa? Facile.
“Di fronte a queste manipolazioni, dobbiamo resistere. Come resisteremmo alla crisi del capitalismo finanziario senza l’euro, che è una forza per tutta l’Unione?”. E un programma conservatore o di cambiamento?

E poi, dopo il colpo al cerchio, anche il colpo alla botte (col noto trucchetto): “Di fronte alle grandi crisi del mondo, i cittadini molto spesso ci dicono dov’è l’Europa, che fa l’Europa? È diventata ai loro occhi un mercato senz’anima. L’Europa invece non è solo un mercato, è un progetto. Un mercato è utile, ma non deve far dimenticare la necessità di frontiere che proteggono e di valori che uniscono”.
E quali sono i valori? “La libertà, la libertà di opinione, la protezione e il progresso”.

Un messaggio “indubbiamente molto nuovo”, mai sentito. E a tal fine ha proposto “un’Agenzia europea di protezione delle democrazie”. Riletta in controluce, un Tribunale ideologico contro i sovranisti e i populisti, che imporrà il pensiero unico, liberal e radical, laicista, di vita, di società, di famiglia, di economia. Tutti omologati.
Come volevasi dimostrare.

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