Zingaretti, parla Geloni: “Vi dico pregi e limiti del nuovo segretario”

Interviste

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“Ora mi sento a casa”. Queste parole dell’ex premier Romano Prodi a commento della vittoria schiacciante di Nicola Zingaretti alle primarie del Pd, la dicono lunga e sembrano anche rafforzare certi sondaggi che, alla luce dell’elezione a segretario del governatore del Lazio, registrerebbero un sottile distacco fra 5Stelle e dem. Dunque Zingaretti è davvero l’uomo giusto per il Pd? Colui che riuscirà ad allargare il campo del centrosinistra rottamando la stagione del renzismo? Lo abbiamo chiesto alla giornalista e politologa Chiara Geloni, responsabile del sito online di Articolo 1 – MdP.

Zingaretti è stata davvero la grande sorpresa delle primarie Pd?

“Le primarie sono state senza ombra di dubbio un segnale di vitalità, per certi versi inaspettato, del Pd e non solo, perché vi hanno partecipato tanti elettori che non avevano più votato quel partito alle politiche del 4 marzo 2018. Questi hanno voluto comunque lanciare un grande segnale di partecipazione, che non vuol dire necessariamente tornare nel Pd, ma chiedere al Pd di cambiare direzione. Il risultato di Zingaretti e il successo delle primarie sono evidenti, anche rispetto a previsioni che erano sembrate eccessivamente prudenti al ribasso. Sia perché mancava una personalità forte pari a quelle che si erano avute in passato, sia perché erano organizzate con pochi soldi. Mi pare che Zingaretti abbia compreso perfettamente come molti votanti non fossero in realtà del Pd, quando ha ringraziato gli elettori di un campo di centrosinistra da ricostruire”.

Quindi in questo caso ha ragione Prodi quando dice di sentirsi nuovamente a casa?

“Credo che molti aspettino di vedere e capire cosa farà il nuovo segretario e come si muoverà la nuova dirigenza dem prima di sentirsi nuovamente a casa. Un’apertura di credito c’è sicuramente, che non vuol dire però nuova adesione. Le prime parole di Zingaretti devo dire sono molto incoraggianti”.

Cosa dovrebbe fare adesso Zingaretti e quali errori dovrebbe evitare di ripetere?

“Consiglio al neo segretario una cosa che del resto è nella sua indole, quella cioè di essere un grande ricucitore. Il Pd in questi anni è andato avanti per strappi, rompendo con pezzi importanti della sua storia. Penso agli insegnanti, ai partigiani, al mondo della cultura, a tanti pezzi di società italiana che si sono sentiti esclusi da un Pd che interpretava la vocazione maggioritaria come autosufficienza. Se eri del Pd bene, altrimenti eri un nemico. Al tempo stesso però Zingaretti deve guardarsi dagli eccessi di questa indole inclusiva. Non deve diventare il segretario del ‘ma anche’, per tenere dentro tutti non deve rinunciare alla chiarezza decisionale. Per ricucire tanti strappi il Pd deve dire parole chiare, non soltanto sulla Tav dove tutti sono d’accordo.  La necessità di pacificare il campo del centrosinistra non deve diventare un ‘volemose bene’ a tutti i costi, occorre coerenza sui vari punti. Bisogna trovare una mediazione laddove non c’è comunanza di vedute nel Pd, ma questo non può e non deve avvenire a tutti i costi. Penso al tema dell’autonomia differenziata, al fisco, alla scuola, qui serve un partito nuovo all’insegna dell’unità e del cambiamento”.

Con il nuovo segretario sarà anche possibile la ripresa di un dialogo con il M5S?

Spero che Zingaretti guidi un Pd che faccia politica, visto che il partito nell’ultimo anno ha di fatto rinunciato a farla. Fare politica significa sapersi infilare nelle contraddizioni degli avversari come ha fatto nelle ultime ore sulla Tav,  ma significa anche avere un’idea chiara su chi è il vero avversario. E al momento il vero avversario del Pd è la destra, non altri. Una destra agguerrita, molto ben organizzata intorno a Matteo Salvini e a parole d’ordine estreme. Per contrastare questo avversario si deve tentare ogni strada politica”.

Anche voi di Mdp pensate di potervi sentire nuovamente in famiglia nel Pd di Zingaretti?

“Vedo all’orizzonte la prospettiva di un centrosinistra diverso, ma penso che sarebbe molto sbagliato rientrare in un campo o farsi scegliere senza una logica di reciproco riconoscimento, di reciproca valorizzazione della propria identità. Non avrebbe senso rientrare come singoli disperdendo un percorso coerente e lineare che, pur passando da una sconfitta, ha comunque rappresentato un momento politico di altissima dignità” .

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