Grillo e Di Battista: chi li ha visti? Torneranno dopo le europee (e dopo Di Maio)

Politica

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Chi li ha visti? Insieme sono stati sul palcoscenico del successo, insieme da un po’ si sono scostati dalla ribalta, al punto che sembrano spariti. O meglio, stanno dietro le quinte. Aspettano. Ma si stanno mettendo da soli dietro il sipario o li stanno emarginando?

Parliamo di Grillo e Di Battista: una missione simile e un destino comune.
Il comico, fondatore e garante del Movimento, ha 70 anni. Alessandro Di Battista, l’anima inquieta, un po’ Robespierre, un po’ Mandela, ha 40 anni. Della serie: il veterano e il giovane, il vecchio e il bambino. Dopo le elezioni in Abruzzo e in Sardegna, come noto, non calcano più le scene.

Grillo si è rifugiato nei suoi sempre meno affollati spettacoli. Addirittura si aspetta ogni volta che si esibisce delle contestazioni (che però non sempre arrivano). Nell’ultimo appuntamento del suo “Insomnia” (il nome è tutto un programma), ha detto di essere stanco. Aveva portato delle arance per rispondere alle eventuali proteste del suo ex popolo adorante, ma non ha dovuto tirarle fuori dal cesto.

Di Battista idem, specialmente dopo l’ultima comparsa in tv da Floris a Di Martedì, che è stata un fiasco mediatico senza applausi (ha dovuto perfino chiederli ad una platea fredda e distaccata, quasi a dimostrare plasticamente un amore finito).
A parte il destino, cos’hanno i due? La strada del silenzio, dell’evaporazione, ha solo una risposta, una malattia: la “governite”.

Non accettano la scelta moderata e istituzionale di Di Maio, e per il bene dei 5Stelle, per ora evitano di protestare, di stopparlo, per scongiurare maggiori danni.
Non si fanno strumentalizzare dal gruppo sinistro di Fico, perché altrimenti minerebbero sul serio l’unità pentastellata, e sarebbe la certificazione di una scissione mortifera.
Ma una cosa è certa: incarnano l’ala movimentista di sinistra, che vede Salvini come fumo negli occhi e considera la permanenza a Palazzo Chigi, una iattura elettorale e politica per il Movimento. E i numeri, i sondaggi, e i voti amministrativi, stanno dando loro ragione.

E poi protestano per le ultime riforme interne del Movimento: Grillo non è più il fondatore; nella rifondata associazione “Movimento 5Stelle”, i fondatori sono “Luigi Di Maio e Davide Casaleggio”. E Di Battista viene considerato, almeno in questa fase un leader ingombrante: lui, infatti, non avrebbe salvato Matteo Salvini sulla Diciotti, non avrebbe mediato sulla Tav, sugli inceneritori, sulle autonomie, non avrebbe rinnegato i No-Vax. E soprattutto è contrario alla collaborazione tra il Movimento e le liste civiche (ennesima virata di Di Maio). Basterebbe tornare al dna.

C’è una strategia dietro questa separazione? Come dire, adesso tocca a Luigi, dopo di che, se va male, torna il duo Grillo-Di Battista? C’è un’intesa sotterranea col vice-premier? Un gioco delle parti?
Difficile pensarlo dopo la costituzione formale della nuova associazione. Se non si è d’accordo con l’impostazione, si è fuori. E forse ai due spetterà proprio il peso di una scissione. Ma solo dopo le europee. Una scommessa non da poco: Zingaretti sta già aspettando i grillini delusi, stretti nel nuovo-vecchio schema centro-sinistra contro centro-destra. Che Pd e Fi pensano di riesumare.
Se son rose (s)fioriranno.

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