Tajani e il fascismo. Il prezzo di chiedere scusa alla Santa Inquisizione

Politica

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Una cosa aveva detto di giusto Antonio Tajani, uscendo finalmente dagli steccati del politicamente e culturalmente corretto, l’abito istituzionale felpato e tardo democristiano obbligato della Ue e della Merkel (il Ppe), e l’ha subito rinnegata.
Ma al di là dei contenuti, colpisce la potenza intimidatrice del pensiero unico, con i suoi dogmi religiosi, le sue vestali mediatiche (gli indignati speciali), i suoi cardinali, fedeli ed ascari. Costringendo chi, per una volta, rompe la cartina fumogena della verità a senso unico (tra l’altro interpretando il comune sentire della maggioranza degli italiani), a fare una grottesca marcia indietro, chiedendo scusa urbi et orbi, genuflettendosi al Tribunale della Santa inquisizione laicista e antifascista di mestiere.

Sì, di mestiere, perché i professionisti dell’antifascismo (alias la sinistra italiana, liberal, radical e massimalista), non considerano nemmeno quello che dicono gli storici. Fanno e continuano a fare da decenni, “ideologia della storia”: storia usata come clava per meri fini politici ed elettorali.

Se si parla di famiglia naturale e di diritto alla vita, principi presenti nella nostra Costituzione, si diventa omofobi, odiatori delle donne, negatori dei diritti civili, oscurantisti, medioevali.
Se si parla di popolo, si diventa populisti; se si attaccano le caste, qualunquisti, e se si parla del fascismo in modo ragionevole, si diventa inesorabilmente fascisti, revisionisti, negazionisti.

Si rompe lo schema male-bene. Male assoluto, bene assoluto (il parametro non viene mai usato con il comunismo e i suoi crimini).

Cosa ha detto di tanto scandaloso il presidente del parlamento europeo? Che prima della guerra Mussolini ha fatto anche “cose buone”. Di una banalità quasi sconvolgente.
E che c’è di perverso in questo ragionamento? Dobbiamo ricordare agli ignoranti la legislazione sociale, le 8 ore lavorative, la tutela del lavoro femminile, la settimana corta, la tutela dei minori, gli enti previdenziali, gli istituti nazionali, le bonifiche, la modernizzazione industriale, un’idea precisa di città, di nazione, di economia e di urbanistica moderna, il futurismo, Gentile, D’Annunzio etc? Completando in modo efficace quel Welfare di giolittiana memoria? Riforme naturalmente al netto di ciò che non va assolutamente dimenticato e approvato, come la dittatura, il partito unico, la guerra, le leggi razziali.

Ma la cosa più sbagliata è stato il chiedere scusa di fronte ad attacchi ideologici palesemente faziosi (Prodi: “Affermazioni molto discutibili”; Giannini: “Retorica fascistoide di un’Italia nostalgica”; la presidentessa dell’Anpi: “Tajani lo vada a dire in Etiopia dove intere popolazioni, bambini, donne, uomini, del tutto innocenti, sono state sterminate dall’uso, voluto da Mussolini, dei gas”. E via dicendo.
In Italia la vera libertà è una chimera.

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