Tajani su Mussolini, Di Stefano (Casapound): “Retromarcia grottesca. Profezia sul voto”

Interviste

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“Mussolini prima delle leggi razziali, dell’alleanza con Hitler e l’entrata in guerra ha fatto anche cose buone”. Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani intervistato dal programma La Zanzara. Apriti cielo, contro Tajani si sono scatenate le proteste dell’Anpi e della sinistra e c’è stato chi, nell’Europarlamento, è arrivato a chiedere pubblicamente all’esponente di Forza Italia di scusarsi o dimettersi. Tajani ha scelto la prima opzione, ribadendo la sua fedeltà assoluta ai valori dell’antifascismo. Interviene Simone Di Stefano segretario nazionale di CasaPound. Ma in fondo cosa ha detto Tajani di così grave? Quello che in sostanza pensano tanti italiani, ma che è politicamente scorretto affermare pubblicamente.

Il presidente dell’Europarlamento prima dichiara che Mussolini ha fatto anche cose buone, poi si scusa e fa professione di antifascismo. Come commenta?

Stranamente ogni volta che inizia la campagna elettorale qualche politico di centrodestra si ricorda di parlare bene del fascismo pensando che questo porti voti. Lo ha fatto Salvini, lo ha fatto Berlusconi, oggi lo fa Tajani. Sanno perfettamente che certi temi hanno un forte appeal sull’elettorato perché, è fuor di dubbio, che il fascismo al netto degli errori commessi che nessuno intende negare, ha fatto anche tante cose buone per l’Italia impossibili da cancellare. All’estero forse non se ne rendono conto, ma qui in Italia le opere sociali e infrastrutturali realizzate da Mussolini sono sotto gli occhi di tutti”.

E allora perché scusarsi? In fondo Tajani ha comunque condannato gli errori, dal delitto Matteotti alla leggi razziali, finendo con i disastri della guerra.

“Perché come sempre avviene è arrivata puntualmente l’indignazione della nomenclatura globalista, che con la sua propaganda a senso unico ha una capacità di penetrazione straordinaria, che va dai media fino alle scuole frequentate dai nostri figli. I politici alla fine sono costretti a fare marcia indietro, a rimangiarsi tutto, a scusarsi, a battersi il petto di fronte a questa moderna inquisizione. Ma c’è un aspetto da considerare. Alla radio Tajani ha parlato spontaneamente, ha detto ciò che pensava, quindi è quella la sua verità, comune a quella di tantissimi italiani- La sua retromarcia mi pare grottesca”.

Pensa che Tajani abbia tentato con queste dichiarazioni di strizzare l’occhio a destra, al vostro elettorato?

“Tajani da tempo sta facendo dichiarazioni che sembrano rivolte a compiacere l’elettorato di destra. Prima c’era stata la presa di posizione sulle foibe e sull’italianità dell’Istria e della Dalmazia che avevano provocato, anche in quel caso, reazioni indignate. Direi che il presidente del Parlamento europeo ha avuto un buon maestro, visto che anche Silvio Berlusconi in prossimità delle campagne elettorali si è lasciato spesso andare a dichiarazioni di stampo nazionalista e di simpatia nei confronti di Mussolini. Salvo poi rimangiarsi tutto il giorno successivo di fronte alle scontate proteste. Il tentativo di strizzare l’occhio ad un certo tipo di elettorato è evidente, ma sarebbe paradossale se poi gli elettori cadessero nella trappola. Non basta dichiarare che il fascismo ha fatto anche cose buone per cercare di ricalcare quella visione economica dello Stato e della nazione che c’era all’epoca. Non dimentichiamo che Tajani è dentro quel sistema europeista e mondialista completamente antitetico al modello economico, sociale e statale tipico del fascismo”.

Come spiega il fatto che di fronte alle parole di Tajani si sia scatenata tanta rabbia, del tutto assente quando autorevoli leader della sinistra europea ed internazionale hanno invece elogiato il comunismo?

Gran parte dell’oligarchia globalista che governa l’Europa è figlia di una cultura che trae radice nel comunismo ed è in larga parte formata da personaggi che provengono da quell’esperienza mai rinnegata. Anzi, molti di questi si professano ancora oggi orgogliosamente comunisti e socialisti pur rappresentando un modello capitalistico del tutto opposto a quella cultura. Molti intellettuali italiani che fanno professione di antifascismo si sono formati alla scuola politica del Partito Comunista”.

Lo scorso anno le elezioni politiche sono state monopolizzate dallo scontro fascismo e antifascismo. Pensa che lo stesso schema si riproporrà anche per le europee?

Si cercherà sicuramente di distrarre l’attenzione dai temi importanti. Non sentiremo parlare di moneta unica, di Banca centrale europea, di uscita dalla Ue, di recupero della sovranità nazionale. A sinistra parleranno di fascismo e a destra di immigrazione. Nessuno parlerà della necessità di una nuova moneta sovrana come unica via d’uscita per poter tornare competitivi con il mondo, vincendo le grandi sfide globali. L’argomento fascismo torna sempre utile per distrarre l’opinione pubblica, anche se poi chi vi fa ricorso non è ripagato in termini di voti. Come avviene per il Movimento 5Stelle rappresentato a Roma da una Virginia Raggi che fa l’antifascista militante e insieme all’Anpi va a rimuovere tutto ciò che  in qualche modo richiama al ventennio. Non mi pare che i 5Stelle stiano guadagnando consenso con queste mosse”.

Il M5S in Italia contro Tajani è stato addirittura più duro del Pd e di Leu. Vede il tentativo dei pentastellati di rioccupare così uno spazio a sinistra?

“I 5Stelle stanno perdendo voti e pensano di recuperarli a scapito del Pd o dell’estrema sinistra, toccando temi cari a certi ambienti. Ecco quindi spiegato il perché di certe tematiche trattate in modo tanto vistoso e virulento. Strategia che a mio giudizio però si rivelerà del tutto fallimentare, semplicemente perché i voti persi non sono andati a sinistra, ma alla Lega. Pensare di pescare consensi nell’orbita del Pd è assurdo, visto che quell’elettorato odia i 5Stelle e addebita loro le cause della sconfitta del 4 marzo 2018. Tutto ciò potrebbe essere però propedeutico ad un’eventuale alleanza M5S-Pd qualora dovesse cadere questo governo e qualcuno potrebbe avere interesse a formare un esecutivo diverso già in questa legislatura. Con Zingaretti ora alla guida del Pd l’operazione potrebbe rivelarsi molto meno improbabile di come sembrava fino ad ora. Ipotesi questa che se dovesse verificarsi sarebbe molto grave”.  

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