Nave Jonio. Immigrazione a orologeria. E solita recita tra Salvini e di Maio

Politica

Ci risiamo, perfetta sincronia, “immigrazione a orologeria”. E naturalmente gli italiani, la politica, torneranno a dividersi tra il partito del “tutti dentro” e il partito del “tutti fuori”, i “professionisti pelosi dell’umanità” e i sostenitori delle regole, della sicurezza e del “primato degli italiani”, i fan dei “porti chiusi” e i “fanatici dell’Africa e del mondo in Italia” (col silenzio colpevole della Ue).

Non se ne può più. Se non ci fosse la sensazione che si tratta unicamente di una strumentalizzazione politica per far saltare i nervi al governo gialloverde, come se ce ne fosse bisogno e non bastassero già le fibrillazioni interne tra Lega e 5Stelle (su famiglia, Iva, Tav, autonomie etc), ci sarebbe da ridere, o da piangere. E il tutto sulla pelle di poveracci.

Quello che sconcerta, però, è la coincidenza ideologica. Questa è la settimana del voto incrociato in Aula “Diciotti-Toninelli”, con relativo obbligato compromesso tra Salvini e Di Maio, ormai sull’orlo di una crisi di nervi, e guarda caso che succede? Si ripropone una vicenda totalmente simile alla Diciotti.

E ci sono tutti i termini per confermarlo: gommone con 49 disperati, salvataggio in una zona di competenza della marina libica, che non interviene; gommone soccorso con velocità sospetta dalla nave Jonio che fa capo alla Ong Mediterranea Saving Humanitas, che ha viaggiato spedita verso un porto italiano, quella Lampedusa, dove attende Totò Martello, un sindaco amico, da sempre favorevole ai porti aperti.

Qualche sospetto viene, specialmente se consideriamo che il capo missione è una vecchia conoscenza dell’attivismo di estrema sinistra, il capo dei disobbedienti del G8 di Genova: Luca Casarini.

Sembra un’operazione ben orchestrata per rilanciare il tema e assestare un ulteriore colpo di grazia mediatico a Palazzo Chigi. Esecutivo che come al solito, sta rispondendo con lo stesso gioco delle parti (estremizzato per il peggioramento dei rapporti tra i due soci di maggioranza), cui ci ha abituato.

Salvini ha ribadito la sua posizione storica: «E’ favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In Italia con il mio permesso non mettono piede. Se un cittadino forza un posto di blocco stradale di Polizia o Carabinieri, viene arrestato. Conto che questo accada».
La Guardia di Finanza ha bloccato la nave, la Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un fascicolo d’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al momento, il fascicolo è a carico di ignoti.

Di Maio ha promesso che non sarà un secondo caso Diciotti. Una frase sibillina che vuol dire due cose totalmente diverse: ci compatteremo ancora una volta con il ministro degli Interni o cambieremo rotta, mettendo in discussione le scelte di Salvini.
Un’ambiguità in vista del voto incrociato in Aula. E Conte, sta in mezzo. Con un abile (e faticoso) distinguo: “Il concetto di accoglienza è diverso da quello di sbarco. Consentire sbarchi indiscriminati senza limiti non equivale a offrire accoglienza”. Un lessico post-dc più verso Salvini.

Condividi!

Tagged