Diciotti, il Senato “salva” Salvini che si commuove. I rischi per Di Maio

Politica

Il Senato ha respinto l’autorizzazione a procedere contro il ministro Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato per la vicenda della nave Diciotti. I no sono stati 232, a quelli di Lega e M5S si sono aggiunti quelli di Forza Italia e di Fratelli d’Italia.

Nei 5stelle torna a farsi sentire la fronda interna, al momento ancora circoscritta a poche unità ma comunque pronta a farsi sentire. E che certamente non permette a Di Maio di dormire sonni tranquilli.

Salvini intervenendo in aula non ha mancato di manifestare una certa commozione. “Scusate, non mi emoziono quando parlo – ha detto – ma qui c’è di mezzo un reato. Di solito vado a braccio ma… in questo caso me lo sono scritto perché se mi si accusa che, col mio lavoro ho fatto privatamente qualcosa che ho fatto e farò per difendere la sicurezza del Paese e dei miei figli, allora perdonate, un po’ mi emoziono. Quando si mette in dubbio che col mio lavoro abbia abusato della mia carica per qualcosa che ho fatto, faccio e rifarò per difendere i miei figli, mi emoziono. Meno partenze, meno sbarchi e meno morti con noi: qualcuno invece dei porti voleva i cimiteri aperti”.

Poi precisa ancora: “Soccorriamo tutti, non sarò mai il ministro che lascia morire una persona nel Mediterraneo senza muovere un dito. Il governo ha sviluppato misure e azioni per la lotta al contrasto dell’immigrazione clandestina e ringrazio i colleghi 5 Stelle perché le cose si fanno in due, evidentemente”.

Il Movimento 5Stelle come detto ha votato contro, ma non sono mancate le voci dissonanti come quella delle senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes. Quest’ultima in particolare ha dichiarato: “Voterò il sì a procedere, non si può fare altro. A mio giudizio non c’era un interesse preminente dello Stato”.

La Fattori ha aggiunto: “Sarò deferita ai probiviri, come giustamente vuole il codice di comportamento cinque stelle. Ma io questo processo lo affronterò con la testa alta e la schiena dritta”. 

Salvini ha rivendicato, passo dopo passo, la decisione assunta nell’agosto scorso nei confronti della nave della Guardia Costiera senza rimproverarsi nulla e ribadendo di essere pronto a rifare tutto, dalla A alla Z. “Non va sottovalutata – ha detto – la possibilità che i flussi migratori siano veicolo per l’arrivo in Italia di soggetti infiltrati a scopo di azioni violente. Abbiamo risolto il problema senza esporre a nessun rischio gli ospiti della nave Diciotti, volevamo coinvolgere la comunità internazionale e ci siamo riusciti e i numeri sono evidenti”.

Per poi concludere: “Abbiamo salvato e soccorso ma aperto un contenzioso con altri Paesi che avevano preso degli impegni nei Consigli europei e alla fine della vicenda eravamo riusciti a coinvolgere Irlanda, Albania, Cei e altri Paesi europei perché è chiaro ed evidente che quattro giorni di permanenza nel porto italiano sono serviti all’interesse pubblico italiano, a svegliare qualcuno che evidentemente stava dormendo”. Fin qui la cronaca, ma ora c’e’ un aspetto politico da non sottovalutare.

Il governo, prima ancora che Salvini, dopo il voto può tirare un sospiro di sollievo e andare avanti senza il rischio di una nuova crisi dei rapporti interni. Meno sereno sta invece il M5S alle prese con il dissenso interno sempre più palese. I no di Nugnes e Fattori aprono l’ennesimo fronte di polemica con l’ala ortodossa che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico, con nuove tensioni in vista delle elezioni europee dove i grillini si giocheranno il tutto e per tutto, ad iniziare dalla leadership di Luigi Di Maio.

Non va poi dimenticato che nel Pd a comandare non è più la componente renziana allergica ad ogni collaborazione con I 5S, ma Zingaretti che alla Regione Lazio dialoga molto bene con la minoranza pentastellata. E i dem dopo le europee potrebbero avere gioco facile di sponda con Fico e company a far saltare l’alleanza di governo con il Carroccio proponendo formule alternative. Del resto Fico alle feste dell’Unità non è stato acclamato al grido di “uno di noi”?

Il dissenso di Nugnes e Fattori, oggi più esplicito che mai non può non suonare da campanello d’allarme.

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