Pamela, parla Meluzzi: “Il processo la sta riabilitando. Ho un grande timore”

Interviste

Pamela Mastropietro è stata uccisa da due coltellate al fegato. Lo ha stabilito il medico legale consulente della procura nelle indagini sul delitto, deponendo al processo davanti alla Corte d’Assise a carico di Innocent Oseghale, il pusher nigeriano accusato dello stupro, dell’omicidio e del vilipendio del cadavere della giovane. La difesa insiste nel dire che Pamela in realtà sarebbe morta per overdose e che Oseghale, oltre a non aver commesso alcuna violenza sessuale consumando un rapporto consenziente, avrebbe poi smembrato il cadavere per poterlo meglio trasportare fuori dalla propria abitazione. Tesi questa smentita però dal tossicologo Rino Froldi, a detta del quale le concentrazioni di morfina riscontrate nel sangue di Pamela, sarebbero talmente basse da rendere impossibile il decesso per overdose. Saranno i magistrati alla fine a stabilire la verità su questo tremendo delitto, ma udienza dopo udienza sembra che la figura di Pamela venga sempre più riabilitata rispetto ai sospetti e alle ipotesi iniziali, rafforzando la convinzione che la ragazza possa essere rimasta vittima della mafia nigeriana e dei suoi metodi spietati. Di questo è stato sempre convinto lo psichiatra Alessandro Meluzzi.  

Secondo il tossicologo Rino Froldi, Pamela non può essere morta per overdose tenendo conto delle concentrazioni di morfina riscontrate nel sangue, inferiori a 100 nanogrammi per millilitro, valore ritenuto assolutamente normale per una persona soggetta a trattamento terapeutico. Eppure la difesa di Oseghale insiste su questo punto. Quindi?

“Quindi è ora di smetterla di parlare di morte per overdose. Pamela è stata uccisa a coltellate, la droga non c’entra nulla, questo è fuori di dubbio. Poi la difesa è libera di dire ciò che vuole, ma mi pare che le risultanze medico-scientifiche non lascino dubbi al riguardo. Credo che finalmente sia caduto il muro di ipocrisia intorno a questa tragica vicenda”.

Il medico legale infatti ha confermato che la ragazza sarebbe stata uccisa da due coltellate che le sarebbero state inferte al fegato. 

Per me Pamela è stata violentata, poi accoltellata, smembrata e fatta a pezzi, di questo sono sicuro e spero che il processo finisca con l’accertarlo definitivamente. Siamo di fronte all’orrore dell’orrore nel perfetto stile dei mafiosi nigeriani”.

Il medico legale ha anche affermato che di “casi di disarticolazione in Italia ne sono avvenuti pochissimi e solo ad opera della criminalità organizzata”. Come commenta?

“Casi del genere sono quasi sconosciuti in Italia, perché la tecnica del disossamento usata nei confronti della povera Pamela, non può che essere alla portata di soggetti che sono abituati sin da bambini a tagliare il collo degli agnelli. Torno a ripetere che Oseghale non può essere ritenuto estraneo alla mafia nigeriana. Da quanto trapelato nel corso delle indagini, uno come lui non può essere considerato l’ultimo anello della catena dello spaccio di droga ma assolutamente organico a quel sistema criminale. Non avrebbe potuto fare altrimenti lo spacciatore di eroina all’ingrosso come sembrerebbe emergere dalle indagini e dalle testimonianze raccolte. Io l’ho sempre pensato, l’ho detto dall’inizio e sono stato per questo ricoperto di contumelie. Siamo di fronte a livelli di ferocia che fanno parte dell’irrompere di quello che io ho definito il neolitico inferiore nel nostro tempo. Pratiche che provengono da esperienze che potevano essere consuete forse diecimila anni fa. Stiamo importando un fenomeno di totale atavismo oltre che di criminalità. Chi ha spalancato le porte a questo orrore un giorno ne risponderà”.

Il processo sta in qualche modo riabilitando la figura di Pamela restituendole quell’onorabilità che in tanti inizialmente le avevano tolto, criminalizzandola per le sue fragilità?

“Assolutamente sì, seppur nella contemplazione di un grande orrore. Sono stati smentiti tutti i negazionisti, i paladini del politicamente corretto che sin dal principio hanno messo in atto tutta una serie di strategie rivolte a criminalizzare non il carnefice ma la vittima”. 

A questo punto cosa si aspetta dal processo?

“Guardi, due giorni fa a Torino sono stati inflitti dodici anni di carcere ad un nigeriano che ha tagliato la gola, da orecchio ad orecchio, ad uno che nel mercatino dell’usato aveva guardato delle cose che erano appoggiate a terra. Il Pm aveva chiesto l’ergastolo, ma alla fine i giudici gli hanno riconosciuto una sorta di seminfermità mentale, provocata da un trauma da migrazione. Non vorrei che alla fine anche ad Oseghale si riconoscessero certe attenuanti decisamente stravaganti”.

E’ pessimista quindi? Teme che Pamela possa non avere giustizia?

Finché non sconfiggeremo i cattivi maestri del politicamente corretto, temo che la giustizia non trionferà mai fino in fondo. Gli stessi cattivi maestri che ai tempi delle Brigate Rosse, quando i terroristi sparavano nelle piazze, nelle università parlavano di lotta proletaria. Qui serve una grande guerra culturale, per l’affermazione della verità e la difesa della nostra Nazione”.

Cosa si sente di dire ai genitori di Pamela?

“Spero non siano costretti a gridare ciò che hanno urlato i familiari dell’uomo quasi decapitato con una coltellata che hanno visto infliggere dodici anni al colpevole. Hanno detto che quando uscirà dal carcere ci penseranno loro. Il rischio è quello di creare un clima di totale ingovernabilità, dove in assenza di giustizia le vittime finiscano con il farsi giustizia da sole. Auguro ai genitori della ragazza che possa toccare loro una sorte migliore della vedova di Torino”.  

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