Via della Seta, ci conviene. Gli Usa temono l’Eurasia

Politica

Già prima che arrivasse a Roma Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, ma soprattutto in questi giorni, continua a impazzare nei media italiani il seguente interrogativo: all’Italia conviene o non conviene aderire al progetto della cosiddetta “Via della Seta”?
La domanda è pleonastica.

Conviene sì, a meno che non si voglia fare la fame con l’Ue-Merkel-Junker-Draghi-etc. e rassegnarsi a mandare definitivamente i propri figli all’estero, come già gli italiani fanno.
Ecco perché: il progetto cinese Bri – Belt Road Iniziative, al quale ha aderito anche la Federazione Russa, è stato preceduto dalla fondazione della Aiib, che sta per Asian Infrastructural Investment Bank, una specie di Fondo Monetario Internazionale per l’Asia, cioè a dire che la Cina prima mette i soldi e poi avvia le opere per la realizzazione di importanti infrastrutture, denominate corridoi, quali assi viari, ferrovie, porti per la navigazione e quant’altro possa favorire il collegamento sempre più veloce dell’oriente all’Occidente.

E ancora: quando si crea una via di comunicazione o se ne migliora una già esistente, la tratta può funzionare in entrambi i sensi di marcia, da Est verso Ovest, come da Ovest verso Est, cioè a dire che come la Cina può inviare le sue merci in Italia, così l’Italia può inviare le sue in Oriente.

Infine, dopo un obblìo di circa tre-quattrocento anni i porti italiani ritornerebbero ad avere un ruolo centrale in Europa e nel Mediterraneo, con tutto l’indotto economico, che si può facilmente immaginare. Ragion per cui, soltanto per ricevere e smistare le merci, l’Italia potrebbe campare di rendita. Ma ovviamente ci sarà di più, perché parte delle merci provenienti da oriente saranno dei semi-lavorati, con conseguente necessità di ulteriore lavorazione in loco e conseguente reindustrializzazione del nostro paese.

D’altronde, la prova provata che la faccenda sia importante sta nel fatto che Xi Jinping non è venuto da solo a Roma, ma accompagnato da ben 300 fra dirigenti di azienda e funzionari ministeriali!

Perché allora i corifei della stampa italiana più filo-europeista e filo-americana stanno strillando da giorni che la Cina ci colonizza? La risposta è chiara: la realizzazione del progetto Bri riporterebbe il pivot dell’economia e quindi della politica che ormai segue l’economia, in Eurasia. Si tratta di uno spostamento di assi non da poco!

di Francesco Tallarico

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