Quello che ci si aspettava è accaduto. Per il Pd la novità è solo un mero cambio di lettere: prima era Pci, poi è rinato come Pds, poi è diventato Ds, togliendo la “p”; poi ancora ha rimesso la “p”, ma ha tolto la “s” (Pd). Adesso, di fatto, con Zingaretti ha rimesso la “s”. Una sorta di Ulivo2.0 di prodiana memoria, con dentro tutti, dai moderati, dai centristi ai sinistri tosti.
Sì, perché il Pd è tornato alle origini: il “modello-Lazio” (una grande colazione), ha dato l’ultima riverniciata a un partito morente, con una classe dirigente consumata e vecchia. Ancora nessuno ha capito se questo partito sia democratico, laburista, social-democratico, clintoniano, liberal-progressista, etc.
Una cosa è certa: il rinnovamento è stato soltanto virtuale (nelle posizioni politiche e nel ceto dirigente). Cos’ha di diverso la gestione Zingaretti rispetto a quella che avrebbe potuto offrire Martina, o il radical Giachetti, avversari alle primarie?
Basta guardare il nuovo logo presentato sabato in terrazza, in una bella giornata di sole, tra i tetti di Roma, di quel Nazareno che sarà quanto prima smobilitato.
E’ un fritto misto, un minestrone che la dice lunga sul cambiamento: la scritta Pd, accompagnata graficamente dal simboletto Pse, socialisti europei, tanto per ribadire l’appartenenza storica, e una scritta più grossa “siamo europei” ad uso e consumo delle prossime elezioni, tanto per aggregare un fronte politico più vasto. In realtà, è unicamente l’assorbimento marketing del progetto di Calenda, che non a caso, insieme al tosto Pisapia (candidato ufficiale Nord-Ovest), sarà capolista (candidato ufficiale Nord-Est).
Un progetto che vorrebbe collegare i dem al civismo, all’area radicale e ai cattolici di sinistra (ammesso che esistano ancora).
E con quali idee? Un occhio ai delusi grillini, un occhio alla nuova ecologia, risposta di piazza ai populismi e sovranisti vincenti ovunque, e, naturalmente, il laicismo. Zingaretti, dopo giorni di silenzio, ha contestato Verona, come luogo dell’oscurantismo, appoggiando la protesta di femministe, radicali, lobby Lgbt e movimenti di estrema sinistra.
E’ la conferma di quanto la sinistra italiana abbia totalmente perso di vista i diritti sociali ed economici, in nome dei soli diritti civili. E’ la “pannellizzazione” del Pd, iniziata già ai tempi di Occhetto.
Ed è la conferma di quanto il Pd sia il partito non degli “ultimi” (ceti impoveriti ormai rappresentati dalla Lega e 5Stelle), ma dei “primi”: i già garantiti, i tutelati, i difensori dello status quo economico, bancario, imprenditoriale etc. Prova ne sono le prime uscite del Pd: la riproposizione di una battaglia impopolare come lo ius soli e l’aumento di stipendio per i parlamentari.
Insomma, tutto nuovo niente nuovo? Un tempo la coalizione caotica era chiamata accozzaglia, oggi “cantiere aperto”.



