Raggi e Rom. Roma in ritardo su tutto, è in anticipo sulla guerra futura

Politica

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Torre Maura, Casal Bruciato, stessa musica, stesso film. Da una parte, i rom, simbolo storico della devianza e della non integrazione, che vengono spostati come pacchi postali, da periferia a periferia, tanto per non turbare i sonni della buona borghesia che abita nei quartieri alti e centrali, e tanto per aumentare i disagi dei meno abbienti, già alle prese con criminalità, droga, abbandono e mancanza di servizi.

Dall’altra, l’incapacità di una Giunta, quella della Raggi, di governare il degrado. Un fallimento ormai acclarato che la dice lunga sull’incompetenza e sul dilettantismo di certi movimenti antipolitici, bravissimi a cavalcare tutte le contestazioni al sistema, con indubbi meriti circa le responsabilità oggettive della casta, ma totalmente inaffidabili circa la gestione della cosa pubblica.

Il fallimento dei grillini è nel loro dna. La moralità, infatti, non può essere la cifra etica di un partito, ma una precondizione della politica, altrimenti il rischio è che al primo avviso di garanzia crolli tutto il castello, finendo per confermare il motto della prima Repubblica: meglio un ladro ma competente, che un onesto ma incapace.

Dopo le risse, gli scontri, le fiaccolate degli ultimi giorni, la supposta strumentalizzazione di Casa Pound e di Forza Nuova, che ha scatenato la reazione antifascista, il tema che ricorre non è un’analisi seria a 360 gradi, ma il “rischio-emulazione”. Cioè, che la scintilla si propaghi e diventi una guerra civile, una guerra sociale. Di stampo ovviamente xenofobo e fascista.

La sinistra politica attribuisce ogni responsabilità al clima generato dalla comunicazione “cattivista” e dalle scelte di Salvini, in materia sicurezza e immigrazione.
La sinistra mediatica (quasi maggioritaria presso tv e giornali), sta organizzando continue trasmissioni allo scopo di reiterare i soliti schemi cui siamo abituati da 30 anni: buoni contro cattivi, bene contro male, futuro contro passato. Dove naturalmente, il male, i cattivi e il passato, sono il mondo rappresentato dalla destra e dalla Lega.

Nessuno che pensi a monte del problema. La valle è il risultato dell’impostazione ideologica che da decenni è stata data dalla sinistra all’argomento-immigrazione. Si è pensato unicamente all’integrazione sociale e giuridica (basta trovare un posto di lavoro e rispettare le leggi), ignorando l’integrazione culturale. Perché non è stato fatto? Perché avrebbe compromesso l’idea cosmopolita, il cittadino del mondo; avrebbe comportato l’individuazione di incompatibilità palesi tra identità (dei migranti e dei locali), e perché avrebbe ribadito il “primato della casa che accoglie”, cioè lo Stato, la sua identità storica, culturale, religiosa.

E perché avrebbe fatto comprendere la differenza tra accoglienza che deve essere sostenibile, tarata alle capacità di assorbimento logistiche, strutturali, ospedaliere, abitative, economiche di un paese, e la cittadinanza che non può essere automatica (basta nascere da noi, come pretende lo ius soli), ma implica un percorso graduale, di condivisione dei nostri valori, una scelta volontaria.
La sinistra, sia nella versione radical, sia liberal (ma anche, per certi aspetti la Chiesa), è in forte ritardo sull’immigrazione.

Non ha afferrato che in presenza di una denatalità devastante, il disegno dei globalisti è l’etno-sostituzione, per arrivare a un pianeta di apolidi, precari e liquidi.
Con un’umanità senza identità ci sarà la perfetta armonia sociale e integrazione come sperano i globalisti? Per ora è un fiasco drammatico: le etnie non si integrano (a cominciare da rom e cinesi), e i poveri si fanno la guerra tra loro.
Bel risultato. E Roma in questo è in anticipo sugli eventi continentali futuri.

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