Sri Lanka, parla Souad Sbai: “E’ cristianofobia vera emergenza che Europa non vede”

Interviste

Condividi!

E’ salito a 321 il numero dei morti per gli attentati in Sri Lanka, i feriti sono oltre 520. Intanto proseguono le indagini ed è salito a 40 il numero delle persone arrestate perché sospettate di essere vicine ai gruppi jihadisti locali considerati responsabili degli attacchi esplosivi. Secondo il ministro della Difesa ci sarebbero due gruppi jihadisti locali, tra cui il National Thowheed Jamath, dietro gli attentati. Ma cosa c’è dietro questi attacchi? Lo abbiamo chiesto alla giornalista Souad Sbai, esperta di scenari geopolitici e terrorismo.

Lo Sri Lanka è un Paese che ha subito una sanguinosa guerra civile che ancora produce ferite. Questi attentati quindi in quale scenario si possono collocare? Scontro etnico o fondamentalismo religioso?

“Questo è terrorismo islamista, inutile girarci intorno. Cercare di sviare l’attenzione da questo è molto pericoloso. I conflitti etnici in questo caso non c’entrano nulla. Del resto le autorità hanno già accusato delle stragi il National Thowheed Jamath, gruppo radicale jihadista operativo da molto tempo. Pare che addirittura avessero ricevuto anche informazioni da parte dei servizi segreti”.

Perché hanno preso di mira proprio i cristiani? Forse perchè sono una sorta di ponte fra i gruppi in lotta fra loro, essendo presenti tanto nelle file dei Tamil che in quelle dei singalesi?

Ma guardi che è da tanto che i cristiani sono nel mirino. Oggi tutti se ne sono accorti perché gli attentati sono stati così numerosi, hanno provocato tanti morti e feriti. Gli attacchi sono all’ordine del giorno. Molti cristiani sono scappati proprio perché perseguitati. A Roma ce ne sono tantissimi provenienti da quelle zone. E’ gente ben integrata, che lavora, una comunità molto consistente”.

Però  fino ad oggi gli integralisti islamici avevano colpito anche i templi buddisti, mentre invece stavolta l’obiettivo sono state proprio le chiese e gli hotel frequentati da turisti occidentali e dunque presumibilmente sempre cristiani. C’è un messaggio preciso dietro tutto questo?

Ormai la guerra dei fondamentalisti è contro i cristiani, il principale bersaglio sono loro, non altri. C’è una cristianofobia aumentata a dismisura negli ultimi quattro anni in tutto il mondo. Stavolta è stato scelto lo Sri Lanka perché è un Paese piccolo e dove è più facile organizzare attentati dove la gente è più concentrata. Ma non siamo in presenza del kamikaze isolato che si fa saltare in aria, ci sono organizzazioni vere e proprie finanziate dall’estero. Una strategia del terrore ben organizzata”.

Come mai c’è tanta difficoltà a parlare di terrorismo islamico?

Perché c’è gente che non vuole vedere la realtà. Parlano di terrorismo ma non vogliono che si dica che è di matrice islamica e jihadista. Perché alla fine il National Thowheed Jamath ci riporta anche con la mente ad altre stragi, come quelle avvenute in passato in Algeria. Forse si ha paura di dire chiaramente chi è che finanzia questi gruppi. Paesi che si professano amici dell’Occidente e con i quali facciamo affari tutti i giorni. Per altro avrà notato che nei vari approfondimenti giornalistici non si fa nemmeno riferimento al fatto che le vittime sono cristiane, si è parlato del miliardario che ha perso tre figli ma non degli altri. Mi sembra che ci sia una grande opera di distrazione di massa, un silenzio assordante che nemmeno tiene conto del fatto che certi attacchi potrebbero arrivare anche in casa nostra”.

Per altro c’è chi ha parlato di attacco allo Stato, quasi a voler smentire che si sia trattato di un attacco mirato contro i cristiani. Anche questo è emblematico?

“Il vero cancro della civiltà occidentale si chiama politicamente corretto. Basti pensare che hanno parlato di terrorismo islamista persino i media arabi, mentre in Europa si parla genericamente di terrorismo come se questo non avesse alcuna matrice. Come l’azione di quattro matti che si svegliano una mattina e decidono di fare delle stragi. Forse ci sentiamo in imbarazzo, visto che prendiamo soldi con una mano da quegli stessi Paesi che poi con l’altra finanziano i criminali. Ma di certo in questo modo continueremo ad ignorare il problema fino a quando non saremo costretti a subirlo noi, sulla nostra stessa pelle. E temo che, prima o dopo, accadrà”. 

 

Tagged