Sri Lanka, quella comunicazione di Papa Francesco troppo uguale a Obama e Macron

Politica

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“Atti terroristici disumani e ingiustificabili”. Capiamo la preoccupazione del Santo Padre, ma le parole che nel Regina Coeli di ieri (lunedì dell’Angelo), ha usato per esternare il suo dolore dopo l’ennesima strage di cristiani avvenuta in Sri Lanka, rischiano di contribuire alla campagna di distrazione laicista di massa, che da anni, sta cambiando il paradigma della realtà, il rapporto tra il bene e il male, il falso e il vero, la vita e la morte.

E’ giusto salvaguardare il dialogo con le religioni, Islam compreso; è giusto non vanificare il lavoro distintivo del suo pontificato, quello dei ponti, ma le stesse cose si possono e si potevano dire in modo diverso.
Oggi cattolicesimo e Islam, e non solo loro, hanno un destino e una missione da compiere: non cadere nella trappola di combattere tra loro, annullarsi a vicenda.

E’ quello che vuole il pensiero unico: un mondo cosmopolita di atei apolidi, più malleabili all’integrazione globale, in quanto privi di identità religiosa, storica, culturale; un mondo che elimina Dio dalla storia degli uomini.
Siamo altresì convinti, che chi compie simili attentati sia unicamente un folle che usa la religione, per mere ragioni politiche di potere.

Non evidenziare, però, da parte di papa Francesco, il dramma dei cristiani, ma dirlo in modo fugace, quasi una pratica da sbrigare, mettendo in risalto solo la violenza, il lutto e il dolore individuale delle persone, vuol dire astrarre il dramma, rendere generico il problema; non un attacco al cristianesimo nel giorno di Pasqua, strage di altissimo significato simbolico, ma una comune strage di uomini, ad opera di terroristi. Simile alle tante guerre presenti sul pianeta. Una guerra come tutte, non una guerra contro i cristiani.

Annacquamento delle cause e degli effetti, che fa il paio con l’azione di normalizzazione e svuotamento laicista di tutto ciò che riguarda Cristo.
E non a caso Obama e la Clinton (due fonti liberal e radical autorevoli), hanno usato termini come “strage di adoratori della Pasqua”, compiuta da “fondamentalisti religiosi”.

Qual è il messaggio vero di questa ideologia della realtà? Non si usa più la parola Cristo, i cristiani sono adoratori della Pasqua e gli attentatori sono terroristi religiosi. In soldoni, la religione vera viene rimossa, e quella sbagliata, evidenziata. Col risultato che la religione, nel suo insieme, diventa sinonimo di guerra, intolleranza e male.

Ci dice niente il lessico usato da un altro campione di laicismo mondialista come Macron, fingendo di abbracciare, ma svuotando il rogo di Notre Dame? Non ha mai usato in modo esclusivo la parola cristiani, il vero dna della Cattedrale, ne ha solo enfatizzato il valore culturale, storico, turistico e artistico.

Scristianizzando e musealizzando un simbolo fondamentale della religione, non a caso considerato nella storia passata di Francia, per quello che è realmente: nel periodo rivoluzionario, i giacobini hanno tentato di trasformare la cattedrale nel templio della Dea Ragione. Perché proprio lì? La risposta è ovvia. Robespierre aveva chiaro il significato di Notre Dame. Macron no?

Ecco il pericolo. E la comunicazione di papa Francesco finisce per fornire oggettivamente il cuore proprio ai laicisti alla Macron e alla Obama.

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