Di Maio a tutto campo: Salvini, Di Battista e il Pd

Politica

Luigi Di Maio ha scelto il Corriere della Sera per lanciare messaggi in direzione dell’alleato leghista, con un’intervista dove sembra spaziare dai rapporti nel governo allo stato di salute del Movimento 5Stelle. Vi proponiamo alcuni stralci.

Ormai da settimane il governo è ostaggio della guerra fra i due vicepremier, aggravata negli ultimi giorni dal caso Siri e dagli attacchi di Matteo Salvini contro Virginia Raggi e il “Salva Roma”, la norma che avrebbe dovuto far uscire la Capitale dall’emergenza finanziaria. Insomma fra Lega ed M5S si è rotta l’armonia? Tutto è perduto?

«Il governo è uno e c’è un contratto – risponde Di Maio – Non si è rotto nulla, per noi va avanti. Vogliamo fare tante cose e in squadra. Mi auguro valga lo stesso per la Lega. Vuole un esempio? Oggi sono nell’Umbria dello scandalo sulla sanità che ha coinvolto il Pd. Il M5S ha pronta da nove mesi una legge per togliere le mani dei partiti dagli ospedali. È ferma perché la Lega non è d’accordo. Pretendiamo che se ne discuta. E vogliamo anche abolire il superticket sanitario».

Salvini non avrebbe gradito la presenza di Di Maio a «DiMartedì» mentre era in corso il Consiglio dei Ministri, ma il leader pentastellato sembra rispedire subito l’accusa di scorrettezza nel campo avversario.

«È una polemica sul nulla – ribatte – piuttosto trovo inopportuno che, prima del Consiglio, qualcuno scenda ad annunciare decisioni non prese, mentendo alla stampa e mancando di rispetto ai colleghi. Ma voglio sperare in un’incomprensione». La tecnica del bastone e la carota, o quella della botta al cerchio e alla botte, sembrano predilette nel campo pentastellato.

Ma naturalmente ad agitare le acque c’è soprattutto l’indagine sul sottosegretario Siri che Salvini continua a difendere a spada tratta. Anche su questo punto Di Maio sembra essere molto chiaro nell’intervista al Corriere.

«Questo attaccamento alla poltrona non lo capisco – attacca –  Gli abbiamo chiesto un passo indietro. Continui a fare il senatore, non va mica per strada. Parliamo tanto di lotta ai delinquenti e quando un politico è indagato per corruzione stiamo zitti? Eh no, non funziona così. Dove è la coerenza? Certo che Conte dovrebbe spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro».

Al momento però Siri sembra resistere, nonostante il Ministro Toninelli gli abbia revocato le deleghe.

Poi c’è il caso Roma. Salvini si è vantato di aver bloccato il provvedimento che avrebbe salvato la Capitale dai debiti, sostenendo che nessun favoritismo può essere concesso a Virginia Raggi nel momento stesso in cui la stessa si sta mostrando, a detta dei leghisti, totalmente inadatta a governare. Il giornalista chiede se per caso Salvini abbia mire sul Campidoglio e Di Maio sembra lapidario. «Chiedetelo a lui. È stato montato un film su un provvedimento a costo zero. Per difendere un indagato per corruzione, si è colpita una città. Lo trovo paradossale».

Il sospetto che serpeggia nelle fila della Lega è che il M5S stia tirando la corda per chiudere il rapporto di governo con il Carroccio e aprire il dialogo con il Pd di Zingaretti. Ma il leader 5S non sembra intravedere alcuna discontinuità nella segreteria del governatore laziale rispetto alla stagione renziana.

«Non vedo nessun nuovo Pd – taglia corto Di Maio – È gente da salotto. Cantano “bella ciao”, aiutano le banche e alzano le tasse».

Ma nel Movimento 5Stelle non sembrano tutte rose e fiori. Alessandro Di Battista è sparito, e rumors riferiscono di divergenze fra lui e Di Maio sul modo di gestire il Movimento e sull’azione di governo. Il vicepremier smentisce: «Alessandro sta benissimo e siamo in ottimi rapporti. È l’essenza dell’M5S e resta un punto di riferimento importante per ogni attivista».

Infine il tema delle autonomie, altro terreno di scontro fra Lega ed M5S. Su questo il governo potrebbe saltare. Di Maio sembra lanciare in direzione di Salvini un messaggio distensivo ma non troppo. “L’autonomia è nel contratto e la porteremo a casa, ma controlleremo riga per riga. Se qualcuno pensa di spaccare il Paese in due e tornare alla Padania, ha capito male. Non bisogna abbandonare il Sud».

Della serie, si farà come diciamo noi. Un’intervista insomma rilasciata con l’ascia di guerra da una parte e il calumet della pace dall’altro. Nella convinzione che se crisi ci sarà dopo le europee come tutti prevedono, non dovrà essere per colpa dei 5Stelle.

Fino ad oggi il rapporto personale con Salvini sembrava ottimo, ma alla domanda se ancora si fida del leader leghista, Di Maio risponde: “Di lui sì, meno di chi gli sta intorno”. A chi si riferisce? Leggendo l’intervista non ci vuole molto a capirlo.

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