Spagna. L’insegnamento per il voto europeo. Sondaggisti a parte

Politica

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Il problema dell’ingovernabilità dei singoli paesi europei sarebbe solo una questione nazionale se non si riflettesse invece, nella dimensione più vasta, continentale, cioè europea.

In vista delle consultazioni del 26 maggio, infatti, i sondaggi vengono usati solo ideologicamente dal Palazzo. Da un lato, servono a rappresentare tendenze oggettive, dall’altro a spaventare. In modo che se i presunti populisti, o i partiti sovranisti di estrema destra, additati come il male assoluto, avanzano, vincono, ma non stravincono, i titoli del giorno dopo enfatizzano il fatto che il “male non sfonda”. E che, pur avendo perso voti, i partiti di sinistra, al contrario, sembrano prevalere.

Una bella azione di distrazione di massa, che fa il paio (oltre alla malafede) con l’incapacità di comprendere il nuovo che avanza, per il semplice fatto che si analizza la realtà con vecchi schemi politici.

Questa è la ragione per cui nessuno tra gli osservatori blasonati, intellettuali, giornalisti, politici e studiosi onnipresenti nei panel tv, ha previsto in passato la vittoria di Trump, della Brexit e dei gialloverdi il 4 marzo scorso.
Prendiamo la Spagna. Ingovernabile da anni. I sondaggi fino alla vigilia del voto hanno dato il Pse di Sanchez in testa (col 29,2%) dei consensi; il Ppe col 20%, i liberali di Ciudadanos col 14%, Podemos con il 13 e Vox, formazione monarchica, cattolica, sovranista con il 14%.

E quale insegnamento si ricava per le europee?
In Francia il Front National, ora Rassemblement national di Marine Le Pen, secondo i sondaggi, è attestato intorno al 24%, mentre il macroniano Renaissance (parto di En Marche), non supererebbe il 21%.
E ancora (Italia): la Lega al 31%, i 5Stelle al 23%, il Pd al 22. Fi al 10%, Fdi 5,4%, Più Europa al 3%.
Una geografia che ingessa un momento storico di passaggio, e di transizione, tra un vecchio mondo che tarda a morire e un nuovo mondo che tarda a nascere.

E la radicalizzazione non ammette più mediazioni: dalla Spagna all’Italia alla Ue, l’asse classico centro-destra vs centro-sinistra, sta esaurendo in maniera irreversibile, la propria spinta propulsiva. Lo stesso bipolarismo-trasversale da Grosse Koalition che regge Bruxelles (Ppe-Pse) è destinato a tramontare.

Avanzano, al di là degli aspetti numerici (se prendono la maggioranza o no), i populisti, i sovranisti, come risposta alla globalizzazione che ha fatto tanti danni, dalla crisi economica all’incapacità di difendere i cittadini (sicurezza e effetti dell’immigrazione).
Si fronteggiano e si fronteggeranno sempre più due visioni opposte della vita e della società. E non è più possibile ipotizzare mediazioni centriste.

Liberali, liberisti, laicisti, globalisti da una parte e sovranisti, populisti, difensori degli Stati nazionali, delle identità storiche, religiose, culturali dei popoli, dall’altra.
E vedremo se la prossima Ue sarà governata da un centro-destra (Ppe-sovranisti) o se i popolari tenteranno di resistere come Ancien Regime, insieme a liberali e socialisti.

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