Spagna, parla Geloni: “Perché Sanchez ha vinto e cosa manca a Zingaretti”

Interviste

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I Socialisti vincono in Spagna ma non hanno la maggioranza necessaria per formare il governo, dal momento che il principale alleato, Podemos, partito espressione della sinistra radicale, ha perso consensi e seggi rispetto alle elezioni precedenti. Per la prima volta entra in Parlamento l’estrema destra sovranista di Vox con oltre venti deputati. Al momento sembra davvero difficile formare una maggioranza, sia di centrosinistra che di centrodestra (da registrare in questo campo il crollo dei popolari), e quindi per il Paese si profila una nuova fase di forte instabilità politica. Pedro Sanchez dovrà rivolgersi ai movimenti autonomisti se vorrà provare a mettere in piedi una coalizione governativa, ma dovrà fare loro concessioni. Vedremo. La vittoria dei Socialisti è stata salutata però positivamente dalle forze della sinistra europea che aderiscono al Pse e che vedono un buon segnale di rinascita in vista delle imminenti elezioni europee. Dall’altro lato i sovranisti esultano per l’ affermazione di Vox. Abbiamo esaminato il voto con la giornalista e politologa Chiara Geloni, responsabile del sito online di Articolo 1 – Mdp.

In Spagna vincono i Socialisti di Pedro Sanchez ma contemporaneamente Vox, la principale forza sovranista e di destra, entra per la prima volta in Parlamento. Che significa?

“Il primo commento da fare è che quando la sinistra fa davvero la sinistra, non soltanto vince ma è in grado di fare da argine a questo populismo di destra che sta dilagando in Europa. In Italia, dove la sinistra si è prima snaturata e poi isolata, Salvini stravince e la fa da padrone. In Spagna si è affermato questo nuovo partito di estrema destra chiamato Vox che ha avuto un consenso importante ottenuto soprattutto svuotando il Partito Popolare, ma dall’altro lato c’è stata un’altrettanta straordinaria affermazione della sinistra che ha tenuto anche di fronte all’emergere di questi movimenti di destra che sono ormai un fenomeno globale. Il Partito Socialista tiene e resta competitivo”.

Quale è stato l’ingrediente del successo di Sanchez?

I Socialisti sono riusciti a tornare competitivi anche rispetto ad un movimento nuovo, di sinistra con qualche venatura populista come Podemos, che mantiene le posizioni alleandosi in maniera strutturale con il Psoe e cedendogli pure qualche voto. Questa proposta di sinistra che è stata esternata con credibilità da Pedro Sanchez mi sembra una formula vincente rispetto ad altre che si stanno invece rivelando fallimentari”.

Quale messaggio per l’Italia dal voto spagnolo?

“Se la sinistra anche qui vuole tornare competitiva e non assistere come in Sicilia ad uno scontro fra diverse versioni di centrodestra alternative ai grillini, deve recuperare quell”identità e credibilità in questi anni andate perdute. Lo deve fare con più forza ed incisività rispetto a quanto il Pd sembra stia mettendo in campo”.

Zingaretti sta andando sulla strada giusta? O dovrebbe cambiare strategia alla luce del dato spagnolo?

Zingaretti non sta andando in una direzione sbagliata, questo va detto, ma temo manchi di decisionismo. Fa fatica anche a far comprendere quale è realmente la strada che ha deciso di percorrere. Ha messo insieme un campo largo che tenta di far uscire il Pd dall’isolamento in cui si era collocato, ma questa operazione viene portata avanti con messaggi deboli”.

Tipo?

Tipo i manifesti elettorali con su scritto ‘vogliamo un lavoro buono e non un lavoro cattivo’. Che significa? Non mi sembra francamente un messaggio forte per questa campagna elettorale che andiamo ad affrontare. Capisco che Zingaretti si trovi nella necessità di dover tenere tutti insieme senza scontentare nessuno, ma il rischio alla fine è quello di annacquare il messaggio. Nel simbolo a mio modo di vedere c’è il tentativo di mandare un segnale al mondo moderato, ma questa scelta mi risulta incomprensibile dal momento che quello moderato è un elettorato che comunque il Pd possiede già. E’ nel popolo, nel mondo delle periferie che bisogna lavorare, perché è quel mondo che non si è più sentito rappresentato dalla sinistra, rivolgendosi al M5S o addirittura alla Lega”.

Pedro Sanchez può essere considerato una sorta di nuovo leader per la sinistra europea?

“Assolutamente sì. Questa vittoria in Spagna è molto importante, perché si tratta dell’unico grande Paese europeo in questo momento governato dai Socialisti. Questo anche in vista dei nuovi equilibri che si creeranno nel prossimo  Parlamento europeo dopo le elezioni e la formazione della nuova Commissione. E’ importante che questa vittoria sia avvenuta in un Paese del Sud e del Mediterraneo perché per i Socialisti è fondamentale poter avere una voce autorevole in quest’area, che ha spesso sofferto le conseguenze di scelte politiche imposte dal peso della Germania”.

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