Sondaggi, Pd avanti ai 5Stelle. E non c’è ancora l’effetto Sanchez

Politica

E’ vero che sono solo sondaggi e che poi saranno i risultati delle urne a dare i voti, ma probabilmente ieri sera in casa 5Stelle è risuonato l’allarme rosso.

Il Tg de La7 come ogni lunedì ha diffuso le proiezioni di voto realizzate da Swg che hanno registrato un possibile, seppur lieve, sorpasso del Partito Democratico di Nicola Zingaretti sul M5S.

Se si votasse oggi la Lega di Matteo Salvini sarebbe ancora saldamente in testa, primo partito con il 31% seppur in presenza di una flessione dello 0,7% rispetto alla precedente rilevazione, complici forse le ultime vicende legate al “caso Siri”. Ma la vera sorpresa riguarderebbe la competizione fra Pd ed M5S.

Zingaretti lo ha detto chiaramente, il Pd potrà dirsi soddisfatto se supererà abbondantemente il 20% e soprattutto prenderà più voti dei pentastellati. Stando ai sondaggi l’obiettivo sarebbe sempre di più a portata di mano. Oggi infatti i dem sono attestati al 22,5% e i 5Stelle al 21,8%.

Certo, non si vota oggi e nemmeno fra una settimana, ma a preoccupare i “grillini” c’è sicuramente anche il risultato delle elezioni in Spagna dove i Socialisti di Pedro Sanchez hanno vinto. Una boccata d’ossigeno importante per i partiti che si richiamano al socialismo europeo, come appunto il Pd, che con Zingaretti sembra aver abbandonato per sempre l’idea del partito centrista di renziana memoria, tornando a guardare chiaramente a sinistra con l’obiettivo di recuperare il consenso dei delusi, andato alle elezioni politiche proprio a Di Maio e soci. E va considerato che il sondaggio di ieri sera non era influenzato del tutto dall’effetto Sanchez che probabilmente si potrà avvertire nelle rilevazioni dei prossimi giorni. 

Per i pentastellati essere superati dal Pd sarebbe uno smacco davvero difficile da digerire e lo sarebbe principalmente per Di Maio che potrebbe ritrovarsi “sotto accusa” da più parti. Da Beppe Grillo in primo luogo, da Alessandro di Battista in secondo e dall’ala ortodossa di Roberto Fico in terzo.

Per questo da oggi al 26 maggio ci saranno da aspettarsi sempre maggiori tensioni dentro il governo, con i 5Stelle bisognosi di recuperare consensi ad ogni costo, togliendoli all’alleato leghista al quale sarà ancora più necessario spuntare le armi.

Come finirà il caso Siri? E la partita sulle autonomie? Il governo non cadrà prima delle europee, di questo sono sicuri quasi tutti, ma certo è che fra Salvini e Di Maio il sereno non tornerà di sicuro. Anzi, il barometro per le prossime settimane sembra segnare vento di burrasca dalle parti di Palazzo Chigi e dintorni.

Perché anche Salvini ha di che preoccuparsi. La Lega come detto ha registrato una lieve flessione, poca cosa però rispetto alla crescita degli altri partiti del centrodestra. 

Forza Italia è data all’8,8% con un incremento dello 0,4% rispetto all’ultima rilevazione effettuata dall’istituto; Fratelli d’Italia sale al 5,0%, ottenendo un +0,2%.

E’ evidente che con questi numeri il centrodestra resta saldamente a trazione leghista, o meglio sovranista sommando al 31% del Carroccio il 5% della Meloni, ma Salvini ha tutto l’interesse a che Forza Italia resti sotto il 10%. E sebbene Berlusconi non sia più in grado di realizzare i miracoli di un tempo, quando riusciva a recuperare anche dieci punti nel giro di  due settimane, la sua discesa in campo in prima persona e il suo impegno diretto nella campagna elettorale come candidato, possono sicuramente contribuire a far crescere il partito azzurro rispetto alle attuali previsioni portandolo oltre il 10.

E al leader della Lega, in caso di elezioni politiche anticipate sempre più scontate, conviene andare al voto con un centrodestra forte sul piano dei numeri, ma con i berlusconiani ridotti al lumicino e Fratelli d’Italia più in salute degli azzurri.

Ad ogni modo sono soltanto sondaggi, anche se appare evidente come da qui al 26 maggio nessuno possa permettersi di sbagliare le mosse: non se lo può permettere Salvini e tantomeno Di Maio. Peccato solo che non sbagliare le mosse per entrambi equivalga a non fare sconti all’altro. 

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