1 maggio, festa dei lavoratori. Dipendenti pubblici e militanti in piazza

Politica

Il primo maggio, festa del lavoro o dei lavoratori? Forse è la festa dei precari che però non vengono proprio menzionati. E non hanno sindacati al fianco.

C’è chi trascorre il giorno di festa lavorando; chi non ha lavoro e non lo può festeggiare. Ma allora cos’è diventata questa festa? Quella dei dipendenti pubblici?

Chi è precario poi non è che trovi disdicevole disertare la festa, anzi è ben lieto di lavorare e tenersi stretto un posto di lavoro a Partita Iva e fa a meno volentieri del festival della retorica, della festa dei sindacati confederali i cui lavoratori iscritti sono tra gli ultimi forse ad essere garantiti.

Abbiamo una disoccupazione altissima, le fabbriche vanno all’estero per evitare le nostre tasse, il diritto al lavoro non c’è più e gli imprenditori fanno il buono e il cattivo tempo senza il rispetto delle regole che sono tutte saltate. L’economia governa, la politica si siede in panchina.

L’ultima polemica sui rider, se ce ne fosse stato bisogno, ci ha aperto gli occhi ancor di più. Per questo del concerto i precari se ne fanno ben poco. Giusto qualche canna gli fa dimenticare i disagi e qualche facile slogan li distacca dalla realtà che fuggono. Infatti non mancano mai i militanti, quelli che conta più la frase ad effetto e magari il bacio gay sul palco, che combattere per tornare a produrre.

Quanto è giusto non pensare? Non lottare più? E allora la domanda più profonda è: ha più senso parlare di festa del lavoro o dei lavoratori? Il lavoro non c’è, i lavoratori ancora meno. E allora? Facciamo la festa dei precari.

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