Stupro Viterbo, la criminologa Bruzzone: “Mi inquietano dei fatti precisi”

Interviste

“Sì, ho detto a mio figlio di buttare il telefono ma non ho visto i video”. Si è giustificato così Roberto Licci, il padre di Riccardo, uno dei due giovani militanti di CasaPound (nei confronti dei quali il segretario nazionale Simone Di Stefano ha subito preso le distanze) accusati dagli inquirenti di aver stuprato una donna in un locale di Viterbo. Il video della presunta violenza sessuale sarebbe stato infatti caricato su una chat di WhatsApp frequentata anche dall’uomo che non risulta indagato e che ora nega di aver ricevuto e visionato il contenuto. Contemporaneamente sono usciti dei post scritti invece dalla mamma di Francesco Chiricozzi, l’altro ragazzo accusato dello stupro, che sembra puntare il dito contro quanti avrebbero spinto il figlio ad abbracciare la violenza come “scelta di vita”. Due comportamenti a prima vista antitetici che abbiamo voluto analizzare con la criminologa Roberta Bruzzone. 

“Riccardo, butta il cellulare subito” avrebbe intimato il padre di Licci al figlio dopo che questo aveva pubblicato in chat il video del presunto stupro. L’uomo ammette di aver detto quella frase al figlio, ma nega di aver visionato il filmato, che a suo dire non avrebbe mai nemmeno ricevuto, diversamente da quanto riportato dal Gip di Viterbo nell’ordinanza di arresto dei due ragazzi. Come giudica questo atteggiamento?

“Fermo restando che la vicenda dovrà essere chiarita in sede giudiziaria, trovo sconcertante che un genitore, se accertato e davanti ad un fatto così grave, invece di fare il padre e quindi mostrare una coscienza di natura civile, facendo comprendere al ragazzo la gravità del gesto compiuto e spingendolo ad assumersi le proprie responsabilità, lo inviti a buttare il cellulare quasi con l’intento di far sparire le possibili prove. Difficile non vedere dietro questo comportamento il tentativo di sottrarre il figlio dalle conseguenze di un’azione tanto brutale. Lui nega di aver ricevuto e visto le immagini, ma allora perché avrebbe detto al figlio di buttare il cellulare? Come detto saranno i magistrati ad accertare le responsabilità, ma leggendo l’ordinanza che ha portato all’arresto dei due ragazzi non mi pare sussistano grandi dubbi, visto che le prove video risulterebbero evidenti e chiare”. 

Quanto è importante in certi casi il supporto dei genitori e il fatto di non giustificare, o peggio approvare, l’operato di un figlio che commette un reato?

“Di fronte a certe vicende la prima domanda che viene spontaneo porsi è che tipo di modello educativo il giovane possa aver ricevuto. Il fatto che abbia divulgato in chat il video della presunta violenza, sapendo che anche il padre forse l’avrebbe visionato, mi inquieta ulteriormente, perché mi fa sospettare che questo ragazzo fosse convinto di ricevere anche l’ammirazione del genitore, oltre che quella dell’intera comunità. E precisiamo subito che non intendo colpevolizzare il movimento politico di riferimento, perché episodi di questo genere li abbiamo visti commessi da persone di ogni estrazione sociale, culturale e politica”.

Il padre forse ha pensato subito a proteggere il figlio, ma questo in fondo non è anche normale per un genitore? Infatti l’uomo non è stato nemmeno indagato.

“Non si può ragionare così. Un padre come prima cosa, di fronte ad un fatto del genere, dovrebbe richiamare il figlio a sé e fargli fare i conti con la gravità di quanto commesso. Se invece il primo pensiero è quello di far sparire il cellulare, allora non mi sorprende più di tanto il fatto che questo ragazzo possa essere arrivato a fare una cosa del genere. Se davvero fosse questo il tipo di approccio a situazioni simili, forse è anche nel terreno familiare che andrebbe ricercata la causa di certi comportamenti”.

Dall’altro lato invece sono usciti dei post della madre di Chiricozzi, l’altro ragazzo arrestato, di segno diametralmente opposto. La donna dopo aver visto in precedenza il figlio indagato per il pestaggio di un ragazzo aveva scritto: “Vedere come la banalità del male trasforma i propri figli toglie il respiro”. Inoltre sempre questa madre aveva puntato il dito contro quanti avevano spinto il figlio sulla strada della violenza, invitando gli altri genitori a tenere alta la guardia. Cosa dire?

Questa madre ha realizzato chiaramente di aver perso il contatto con il proprio figlio. Forse nemmeno lei è riuscita ad intravedere la portata potenzialmente violenta di questo ragazzo. Sotto il profilo familiare posso comprendere perfettamente questo tipo di messaggio. Immagino che questa donna sia rimasta sconvolta di fronte alle accuse mosse nei confronti del giovane. Lei non nega la gravità di quanto avvenuto, non tenta di giustificare il ragazzo ad oltranza, anzi si preoccupa di suggerire alle altre madri di tenere d’occhio i figli e di impedire che possano restare vittime di messaggi sbagliati”. 

Possiamo quindi affermare che questi due genitori in qualche modo rappresentano le facce diametralmente opposte di una stessa medaglia?

“Certo, e come detto nel primo caso ciò che sconcerta di più è il fatto che uno degli arrestati abbia diffuso il video pur sapendo che il padre l’avrebbe potuto visionare. Le sembra normale un comportamento del genere? Forse pensava che il genitore, non soltanto non si sarebbe scandalizzato, ma addirittura avrebbe approvato quanto fatto? Penso che gli inquirenti dovranno appurare anche questo aspetto. Dall’altro lato abbiamo invece il mea culpa di una madre che censura i comportamenti del figlio consapevole della loro assoluta gravità”.

Cosa dovrebbe fare ora questa madre per “recuperare” il figlio?

“Di fronte ad un atto del genere, se saranno appurati i fatti e sarà accertata la colpevolezza degli imputati, dovremo aspettarci pene molto severe, indipendentemente dai riti abbreviati che potranno essere richiesti. Basti pensare che ad essere contestata non è soltanto la violenza sessuale ma anche altre ipotesi di reato molto gravi, come le lesioni e la minorata difesa. Questo ragazzo dovrà fare un lungo percorso e spero che questa madre abbia il coraggio di stargli vicino nonostante tutto l’inevitabile carico di sofferenza”. 

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