Rinaldi (Lega) all’attacco di Moscovici: “Lui col Pd. Commissione Ue da sfiduciare”

Interviste

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“Moscovici apre la campagna elettorale per il Partito democratico in Italia, e stiamo ancora a discutere dell’obiettività delle previsioni di crescita fatte dalla Commissione europea”. Va già duro il professor Antonio Maria Rinaldi, economista, docente universitario, animatore del sito Scenari Economici e candidato alle elezioni europee con la Lega nella circoscrizione dell’Italia centrale. Non solo, Rinaldi picchia pure sulle stime relative a crescita, occupazione e investimenti, Fiscal Compact, e alla fine annuncia quale sarà il primo atto che metterà in campo se sarà eletto al Parlamento europeo.

Moscovici “boccia” l’Italia dipingendo scenari a tinte fosche per l’economia, infilandoci all’ultimo posto della classifica per ciò che riguarda le previsioni di crescita. Come risponde?

Moscovici attacca l’Italia, viene qui a fare spot contro il governo, e poi Zingaretti se lo porta beatamente sul palco ad aprire la campagna elettorale del Partito democratico. E guardi che in questo momento non sto parlando come candidato della Lega, ma come semplice cittadino italiano. Un cittadino giustamente indignato del fatto che la campagna elettorale del Pd sia iniziata con una manifestazione a Roma alla quale ha partecipato il commissario europeo Moscovici. Prima però di andare a benedire i Dem, lo stesso aveva randellato l’Italia sui dati economici. Poi per non farsi mancare nulla è andato pure in tv da Fazio per fare l’ennesimo spot contro il governo e a sostegno del Pd”.

Moscovici è pur sempre un dirigente del Partito Socialista europeo cui aderisce anche il Pd. Perché supirsi?

“Sì, ma rimane sempre un Commissario europeo che dovrebbe essere super partes e non dovrebbe utilizzare il suo ruolo per fare propaganda elettorale pro e contro qualcuno. Adesso però mi permetta di parlare da candidato della Lega”.

Quindi?

“Se sarò eletto ribadisco sin da adesso il mio forte impegno a promuovere come prima azione da parlamentare europeo, una mozione di sfiducia nei confronti dell’attuale Commissione che ritengo essere la peggiore in assoluto da quando esiste l’Unione europea. La Commissione Juncker terminerà il suo mandato soltanto il prossimo 31 ottobre, ma è impensabile lasciare loro mano libera fino a quella data. Loro stessi hanno ammesso di aver fallito con le politiche di austerità nei confronti della Grecia. Quindi è giusto e doveroso mandarli subito a casa. Non so se il nuovo Parlamento avrà la maggioranza necessaria per farlo, ma sarà importante contarsi e capire l’orientamento dei nuovi eurodeputati. Vogliono la continuità con una Commissione che con i suoi reiterati fallimenti ha distrutto il concetto stesso di Europa, o un vero cambiamento con la nomina immediata di un’altra Commissione che tenga conto dei nuovi equilibri politici?”. 

Intanto da Bruxelles ci annunciano che saremo ultimi nel 2019 per crescita, investimenti ed occupazione. Il governo parla di previsioni pregiudizialmente ingenerose. Condivide?

“Se continueremo ad applicare il modello previsto dagli attuali trattati che non prevedono alcun tipo di espansione economica e anzi impongono una rigida austerità, mi pare ovvio che cresceremo con fatica. Il signor Moscovici e i suoi colleghi faticano a comprendere che andando avanti su questa strada i risultati saranno sempre e solo negativi. Vorrei tanto regalargli un testo di Keynes con la speranza che finalmente possano aprire gli occhi”.

Il professor Giulio Sapelli si è detto deluso dalla Lega che starebbe trascurando in questa campagna elettorale la questione del Fiscal Compact (il patto di bilancio europeo), a suo giudizio il vero e grande ostacolo alla sviluppo. Come risponde?

“Il Fiscal Compact è illegittimo in base alle inoppugnabili osservazioni del grandissimo professor Giuseppe Guarino. Non siamo in presenza di un trattato ma di un accordo governativo, quindi come tale non ha né lo status, né la forza di un trattato europeo. Lo stesso impianto del Fiscal Compact, prevedeva che questo fosse inglobato nei trattati entro cinque anni dalla sua promulgazione. I cinque anni sono passati e ciò non è avvenuto. Il fatto che si voglia a tutti i costi rispettare questo Fiscal Compact appare in netto contrasto  con quanto previsto dai trattati fondativi della Ue, in primis dal Trattato di Maastricht, in secondo da quello di Lisbona. Il vero ed unico limite all’indebitamento dunque rimane quello originario del 3% previsto da Maastricht e non quello introdotto dal Fiscal Compact dello 0,5 per i Paesi che hanno un rapporto debito/pil superiore al 60%, e dell’1 % per quelli più virtuosi. Il nuovo parlamento dovrà dunque impegnarsi, senza se e senza ma, ad abolire definitivamente questo colossale inganno”. 

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