Berlusconi prova a disinnescare la “mina” Toti. L’incarico e le mosse del governatore

Politica

Silvio Berlusconi prova a giocare d’anticipo, stoppando le manovre di Giovanni Toti che il 6 luglio prossimo ha chiamato a raccolta a Roma i delusi di Forza Italia, in un’assemblea che tutti hanno interpretato come il preludio di una scissione in casa azzurra.

Il leader forzista infatti, nel corso della riunione plenaria di tutti i parlamentari convocata a Palazzo Madama, ha comunicato la decisione di dare vita ad un coordinamento congressuale che sarà guidato proprio dal governatore ligure e da Mara Carfagna e che dovrà traghettare Forza Italia verso la stagione dei congressi. In questo modo Berlusconi ha inteso dare adeguata rappresentanza e saldatura alle anime nordiste e sudiste del partito, affidandosi ai due esponenti che più di altri nelle ultime settimane, alla luce dei deludenti risultati delle elezioni europee, hanno espresso la necessità di un profondo rinnovamento.

Faranno parte del coordinamento anche il vicepresidente nazionale Antonio Tajani e le capigruppo di Camera e Senato Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini.

Berlusconi dunque gioca d’anticipo, ma ciò che colpisce di più è il fatto che abbia ceduto alle pressioni di Toti, il quale negli ultimi giorni non aveva mancato di evidenziare come ormai il leader maximo sia arrivato al capolinea e sul viale del tramonto.

In parole povere Toti aveva “rottamato” Berlusconi e la cosa aveva irritato fortemente l’ex premier che non aveva mancato di reagire in maniera stizzita, quasi invitando l’ex direttore del Tg4 ad andarsene, convinto che fuori da Fi avrebbe fatto una brutta fine politica.

In altri tempi forse Berlusconi non ci avrebbe pensato troppo ad accompagnare Toti alla porta senza troppi complimenti, ma oggi farlo avrebbe significato offrirgli le armi migliori per portare a compimento la sua mission, quella cioè di dare vita ad un nuovo movimento moderato nell’area di centrodestra, satellite della Lega di Matteo Salvini. Portandosi dietro un buon numero di militanti e dirigenti sul territorio. 

Così a denti stretti ha dovuto ingoiare il rospo e addirittura riconoscere a Toti il ruolo che sta rivendicando da tempo. La rabbia palpabile all’arrivo in Senato quando ha liquidato i giornalisti dicendogli di avere fretta e di non poter fermarsi a parlare con loro, chiaramente teso in volto, è probabilmente proprio da collegare ad una scelta che si è trovato costretto a fare ma che lo infastidisce molto. Perché mai Berlusconi ha accettato e tollerato chi ha osato metterlo in discussione.

E sicuramente ad innervosirlo ulteriormente avranno contribuito anche le prime dichiarazioni del governatore che, pur apprezzando la decisione di Berlusconi ha comunque contestato il metodo adottato e dettato le sue condizioni: “Non credo che si possa fare una rivoluzione partendo da un board – ha dichiarato – si deve partire da dei contenuti e dandosi dei tempi precisi. Entro la fine dell’ anno un congresso o delle primarie aperte dove tutti gli amici usciti da Forza Italia possano partecipare. Quando una nave affonda, provare a costruire una zattera è il minimo”.

Toti insomma non sembra deciso a cadere più di tanto nella “trappola”. Berlusconi gli ha teso una mano, ma lui non sembra affatto deciso a restare prigioniero delle logiche interne. Lavorerà per il partito ma soltanto se ne varrà davvero la pena.

Troppe volte il leader forzista ha annunciato una ristrutturazione del partito e un profondo e radicale rinnovamento poi puntualmente bloccato dall’opposizione delle nomenclature, timorose di perdere le posizioni chiave acquisite. E stavolta Toti sembra deciso ad andare fino in fondo.

Berlusconi pensando così di fermare le sue mire scissioniste, forse non si è reso conto di avergli offerto la scissione su un piatto d’argento. Perché finché era una voce isolata fuori dal coro poteva pretendere poco o nulla, ma adesso che gli è stato riconosciutoato un ruolo apicalese non gli sarà concesso di portare avanti ciò che ha in mente avrà un’arma in più per dimostrare l’inutilità di restare nel partito. E considerando che all’interno del gruppo di lavoro è solo contro quattro, con la Carfagna e Tajani su posizioni a lui opposte per ciò che riguarda il rapporto con la Lega, le possibilità che possa far prevalere il suo punto di vista sono al momento molto limitate.

 

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