Il filo-grillino Massimo Fini a Di Battista: “Perché sbagli con Di Maio”

Politica

Sia nella Lega che nel Movimento 5Stelle si stanno aprendo delle vistose crepe. Fra i grillini è in atto uno scontro fra il leader Luigi Di Maio e colui che molti vorrebbero vedere al suo posto, quell’Alessandro Di Battista che fra un viaggio in America Latina, la presentazione di un libro e una comparsata televisiva, spara alzo zero sulla gestione del Movimento. Nella Lega invece la frattura sembra essersi aperta fra l’ala istituzionale, dialogante e autonomista incarnata da Giancarlo Giorgetti e il gruppo degli euroscettici capitanati da Claudio Borghi, con il primo che ha bocciato i minibot proposti dal secondo, ritrovandosi su questo sconfessato da Salvini. Che sta succedendo dunque? Lo Speciale ha provato a capirlo interpellando un osservatore molto attento, dalla sguardo scevro da preconcetti e il giudizio libero da conformismi, ovvero il giornalista, storico e scrittore Massimo Fini che ha conosciuto molto bene e da vicino entrambi i partiti. A suo tempo infatti fu un simpatizzante della Lega delle origini, quella di Bossi e di Gianfranco Miglio, ed in seguito ha guardato con altrettanta simpatia al M5S. Ma senza mai uniformarsi o risparmiando critiche.

Che sta succedendo nel M5S. Siamo alla resa dei conti fra Di Maio e Di Battista?

“No, non siamo proprio a questo punto. Di Battista non vuole sottostare oltre a Salvini, perché ritiene che la perdita di consensi seguita alle elezioni europee sia stata determinata proprio da un’eccessiva accondiscendenza nei confronti della Lega e delle sue politiche e vorrebbe far saltare il banco”.

Ha ragione?

No, sta sbagliando. Far saltare il governo sarebbe un errore”.

Perché?

Vede, Salvini fino ad oggi ha potuto guadagnare facili consensi perché si è occupato unicamente di immigrazione con interventi, come la chiusura dei porti, dall’impatto immediato sull’opinione pubblica. Il M5S invece ha portato avanti delle significative ed innovative politiche di carattere sociale destinate però a produrre i loro effetti  concreti non nell’immediatezza, ma nel tempo. Quindi è necessario tenere in piedi il governo, perché farlo cadere significherebbe soltanto vanificare tutto il lavoro che si è fatto fino ad oggi e che, come detto, ha bisogno di tempo per poter produrre i suoi risultati. E i 5Stelle hanno bisogno di dimostrare l’efficacia di ricette che vanno ben oltre la chiusura dei porti o i decreti sicurezza, destinate ad incidere concretamente sulla vita dei cittadini”.

Intanto però i 5Stelle continuano a perdere voti. Quindi? Colpa di Di Maio?

“Non darei grande peso alle elezioni europee sinceramente, visto soprattutto il precedente di Renzi che cinque anni fa superò il 40% e dopo un anno aveva già dimezzato il proprio consenso. Sono certo che a Salvini toccherà lo stesso destino, quando gli italiani capiranno che non è l’immigrazione il vero problema del Paese. E non darei neanche troppo per spacciato il M5S. Penso invece che Di Maio stia lavorando bene, portando avanti le ricette in campo sociale ed economico, anche se al momento sembrano non premiare a livello elettorale. Poi certo, il M5S paga l’handicap di essere un movimento post ideologico che contiene al proprio interno espressioni di destra e di sinistra, destinate inevitabilmente ad entrare in conflitto su alcuni temi specifici. E questo lo fa apparire spaccato”.

La senatrice Nugnes intanto se ne ne è andata. Pensa che sarà l’inizio di una diaspora grillina?

“Non credo, anche perché era naturale che la Nugnes se ne andasse visto che era in sofferenza ormai da troppi mesi. Ma si tratta a mio avviso di scelte isolate. Non ci saranno fuoriuscite di massa”.

Pensa che Grillo abbia ancora un ruolo all’interno del M5s?

Grillo sicuramente si è allontanato dalla vita attiva del Movimento, un po’ per delusione, un po’ per stanchezza, ma non credo proprio che non gli interessi più nulla. Mi sembra invece che continui ad avere voce in capitolo, ciò che dice ha ancora il suo peso”.

Anche nella Lega come avrà visto si sono aperte crepe, Giorgetti ha attaccato Borghi sui minibot. Pensa che anche qui si inizino a parlare linguaggi diversi?

“Non penso, la Lega a differenza dei 5Stelle è monolitica, quindi al di là delle singole posizioni di singoli esponenti poi alla fine prevale un’unica linea, quella di Matteo Salvini. Non so francamente perché Giorgetti abbia assunto quella posizione, ma non mi sembra così dirompente sinceramente”.

Forse nella Lega c’è chi inizia a rimpiangere Bossi? 

“Guardi, credo che Bossi sia stato l’unico vero uomo politico dell’ultimo quarto di secolo. La Lega delle origini, quella che propugnava la divisione dell’Italia in tre grandi macro-regioni, in realtà aveva capito prima di tutti gli altri che in una prospettiva di Europa unita sarebbe stata molto più efficiente un’articolazione federalista del Paese rispetto ad una concezione centralista dello Stato. La Lega di Bossi inoltre non guardava agli immigrati con ostilità perché nel progetto della macro regione del Nord erano ben accetti tutti coloro che lavoravano e producevano ricchezza indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza. Bossi ebbe grande coraggio nel far cadere il primo governo Berlusconi dopo essersi reso conto che non avrebbe mai ottenuto il federalismo. Il suo più grosso errore è stato poi quello di esserci tornato insieme”.

Pensa si debba tornare a quell’idea di Lega?

“Non si tratta di tornare a quella Lega ma di capire che il posto dell’Italia è dentro l’Unione europea, intesa però come unione di stati confederali simile agli Stati Uniti d’America, anche se è difficile poter applicare in Europa quello stesso modello. Il nazionalismo di Salvini ritengo sia antistorico, semplicemente perché gli Stati sovrani da soli non avrebbero alcuna possibilità di competere sul mercato globale con potenze come Usa, Russia e Cina. Inutile prenderci in giro, saremmo spacciati. Abbiamo bisogno dell’Europa, quello è il nostro orizzonte”.

Salvini però è volato negli Usa cercando appoggi oltre Oceano. Pensa che sia giusta la strategia dell’abbraccio con Trump nel momento in cui il presidente Usa sembra avere tutto l’interesse ad indebolire l’Unione europea?

“Salvini credo debba chiarirsi le idee. Non può andare ad inginocchiarsi agli americani dopo aver fatto per lungo tempo l’amico di Putin e dei russi. Ho l’impressione che in questo il leader della Lega tenti di copiare Berlusconi e la sua politica estera fatta di pacche sulle spalle, destinata però a non portare risultati. La politica estera si fa alla maniera di Angela Merkel, quello è il modello che tutti dovrebbero seguire e che ha davvero successo”.

Come pensa finirà il braccio di ferro con l’Europa sui conti pubblici?

“Non penso si arriverà alla procedura d’infrazione, perché non conviene a nessuno. A noi in primo luogo ma nemmeno all’Europa che, nonostante tutto, ha bisogno dell’Italia. Quindi alla fine un compromesso si troverà sicuramente”.

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