Icone sinistre. Dopo Greta e Carola, torna Daisy

Politica

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Non c’è due senza tre. La sinistra mediatica, culturale e politica da anni è alla disperata ricerca di una nuova icona, di un papa straniero, per ringalluzzire truppe, divise, stanche, senza più riferimenti precisi e aggreganti. E spesso si imbatte in vere disavventure.

Ci ha provato con Greta, per mettere insieme populismo “moralmente giusto” ed ecologia, la classica mentalità ideologica, astratta, da “fine del mondo”, usando i giovani per nascondere le responsabilità degli adulti, circa l’inquinamento.

Si è attaccata a Mahmood, vincitore di Sanremo, simbolo del politicamente corretto (integrazione virtuosa, giovanilismo e diritti civili); ci ha provato con Carola, una specie di Garibaldi in gonnella, che nel nome dell’umanità ha violato le leggi italiane, e ora?

Ecco che è riapparsa un’altra eroina. Daisy Osakue, balzata alle cronache per le uova sul volto, lanciate a Moncalieri, da due giovani su un’auto in corsa. Ferita che ha rischiato di procurarle il distacco della retina, impendendole il prosieguo della sua attività sportiva.

L’altro giorno Daisy, trionfando alle Universiadi, ha “lanciato” (la ripetizione del verbo è voluta), il suo disco a 61metri e 69cm. Una prestazione maiuscola che l’ha riproposta al grande pubblico.
E per incanto, è subito ripartita la solita operazione mediatica: integrata, immigrata virtuosa, vittima di una aggressione razzista.

In molti ricordano il caso. Fu montata una campagna demagogica anti-razzista senza precedenti, con obbligato rapporto di causa-effetto tra i comportamenti criminali e le politiche di Salvini.

E invece, la realtà evidenziò la fake news. Il fascismo non c’entrava nulla, si trattava di giovani della Torino bene, annoiati, figli di quella borghesia laicista (uno di un consigliere comunale del Pd), argomento che avrebbe meritato ben’ altra riflessione sociologica.
E non solo, la stessa famiglia di Daisy fu al centro di storie opache. Il padre fu condannato in primo grado per sfruttamento della prostituzione.

E adesso, la stampa italiana, torna sulla faccenda. Non riportando ovviamente la vera storia, ma limitandosi a ripetere come un mantra che “fu vittima di razzismo e che ebbe il merito di far discutere di immigrazione”. Come volevasi dimostrare.

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