Direttiva Bongiorno-Spadafora: la nuova lingua è più arcobaleno?

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Il governo gialloverde ha partorito una direttiva co-firmata dal ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno (Lega), e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, Vincenzo Spadafora (M5S), rivolta a quanti lavorano nella Pubblica Amministrazione.

La pace è fatta, almeno nel nome del gender gap.

Nel documento di parla di «azioni di sensibilizzazione e formazione di tutta la dirigenza sulle tematiche delle pari opportunità, sulla prevenzione e contrasto di ogni forma di discriminazione». Viene inoltre sollecitata la produzione di «statistiche sul personale ripartite per genere», la quale non potrà limitarsi ad «alcune voci» ma dovrà «contemplare tutte le variabili considerate (comprese quelle relative ai trattamenti economici e al tempo di permanenza nelle varie posizioni professionali)».

Per quanto riguarda circolari, dai decreti ai regolamenti viene vivamente consigliato l’uso di «termini non discriminatori», a partire da «sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi». Sarà opportuno, quindi, scrivere «persone», anziché «uomini».

Insomma, Boldrinate come le chiama qualcuno, neo lingua gender, come accusa qualcun’altro o buon senso linguistico? Sicuramente cambiare il nome non cambia la realtà. 

Ma quello che salta all’occhio è qualcos’altro. L’obbedienza politica all’Unione Europea, anche da parte della Lega, quella contro l’utero in affitto e che sventola rosari sì, ma che per le radici cristiane per ora nei fatti non ha fatto un granché.

Sarà il prezzo da pagare per la tenuta della coalizione?

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