Salvini come Trump: dalle accuse di tradimento al governo di salvezza nazionale (Pd-5Stelle)

Politica

Anche sul caso-Russia tra Salvini e di Maio la sfida è totale. La “pax armata” tra i due è destinata a saltare nuovamente (e definitivamente?). Ma ci sono due ma.

Giuseppe Conte ormai è forte, ha acquistato sicurezza e autorevolezza, non solo per la sua indubbia capacità di mediare, di arbitrare, le criticità del contratto gialloverde, ma pure per la conquistata sintonia col Colle che ha sperimentato nei giorni convulsi che hanno preceduto la decisione della Ue sull’eventualità di avviare la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

E la finestra per andare al voto è saltata. Quindi toccherà a questo esecutivo gestire manovra, conti pubblici e compagnia cantando.
E qui si inquadra il caso-Russia, una bomba a orologeria, tenuta in caldo da mesi, che avrebbe dovuto far saltare Salvini, qualora il leader leghista avesse ritenuto di andare ad elezioni anticipate. Troppo consenso, troppa ascesa, nonostante le continue, quotidiane campagne mediatiche contro le sue politiche (immigrazione in primis).

Da una parte, Salvini per non finire all’angolo ha organizzato il famoso tavolo con le parti sociali (convocazione cui hanno riposto ben oltre 40 sigle sindacali e non solo, a dimostrazione della riconosciuta leadership di cui gode), spostando sull’economia, il Welfare e la flat tax, il baricentro della sua comunicazione. Alterando i rapporti istituzionali: la politica economica si fa nelle sedi opportune e la decide il ministro Tria.

Dall’altra, sta facendo melina sulla sua eventuale presenza in Aula per riferire sull’affaire Savoini.
E a quanto pare, sarà Conte a salvare capra e cavoli, parlerà al posto di Salvini, trasformando la vicenda politica specifica di un partito, in questione collettiva di Palazzo Chigi.

Ma cosa c’è dietro l’ennesimo braccio di ferro con i pentastellati? Fico e Di Maio sui rubli si sono ricompattati. Il presidente della Camera guida il partito della commissione d’inchiesta, Di Maio quello della legalità, come ha già fatto al tempo dell’autorizzazione a procedere sulla questione-migranti.

C’è dietro un disegno che sarebbe dovuto scattare, ripetiamo, per frustrare sul nascere le ambizioni di premiership di Salvini (tutti davano e danno per scontato che vuole fare il presidente del Consiglio). E’ il solito teorema giudiziario in passato molto efficace nei confronti di Berlusconi.
Si chiama “sicurezza nazionale”. Molto più di una nuova intesa tra grillini e Pd. Lo hanno rivelato in parecchi, tra i ben informati. “Se Salvini avesse aperto la crisi sull’onda della vicenda russa, l’idea era un governo per la salvaguardia delle alleanze sotto l’ombrello della Nato (schema-Berlinguer). Insomma, un governo per la difesa della patria contro le ingerenze straniere”.
Un po’ come il tentativo orchestrato contro Trump a proposito delle ingerenze russe durante le elezioni presidenziali del 2016: accusa di tradimento.
Ma la realtà è la realtà. E la cronaca sta normalizzando i desideri.
Anche se resteranno i veleni, difficili da smaltire.

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