Rinaldi (Lega) dopo un mese in Europa: “Non mi aspettavo tanto pregiudizio contro l’Italia”

Interviste

L’economista Antonio Maria Rinaldi, animatore del sito Scenari Economici e fresco eurodeputato della Lega, traccia con Lo Speciale un bilancio di questo primo mese di attività nel Parlamento europeo e spiega come si prospetti la situazione per l’Italia alla luce delle ultime scelte politiche, prima fra tutti la nomina della tedesca Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione di Bruxelles. Un’intervista a tutto campo che coinvolge anche i temi al centro dell’agenda di governo in Italia, Flat Tax e scontro sulle autonomie.

Come va questa nuova esperienza da parlamentare europeo?

Molto peggio di ciò che si possa immaginare”.

In che senso?

Nel senso che da dentro ho potuto constatare come esista una forte pregiudiziale nei confronti dell’Italia. Sono molto prevenuti nei nostri confronti. Una cosa vergognosa”

Da cosa si deduce questa pregiudiziale?

Basta ascoltare i discorsi in aula. Ci accusano di tutto e di più, di fascismo, di razzismo, di disumanità nei confronti dei migranti perché chiudiamo i porti. Salvini viene descritto sistematicamente come un delinquente. Se qualcuno di noi si permettesse di fare simili affermazioni nei confronti di capi di governo di Stati esteri non oso immaginare cosa potrebbe accadere”.

Per i sovranisti l’inizio non è stato dei migliori. C’è chi dice che finora avete preso soltanto schiaffi. Come risponde?

Se per sberle si intende il fatto di non avere rappresentanza nelle Istituzioni europee perché la democrazia è considerata da questi signori un optional, allora siamo ben contenti di aver preso schiaffi. Ma le sberle vere le hanno prese il concetto di democrazia e i cittadini che ancora credono che l’Unione europea abbia un minimo di democrazia e di rappresentanza. Noi di Identità e Democrazia rappresentiamo 21 milioni di elettori che in tutta Europa ci hanno votati e abbiamo il 10% della rappresentanza parlamentare. Nonostante questo non ci hanno voluto assegnare alcun tipo di rappresentanza così come invece avveniva sempre negli anni passati. O questi signori non conoscono il concetto di democrazia o hanno una grande paura di noi”.

C’è chi dice che Ursula von der Leyen farà rimpiangere Juncker. Si percepisce davvero questa sensazione?

Non credo sia facile proporre uno peggiore di Juncker. Sicuramente siamo sullo stesso livello. Aspettiamo di dare giudizi quando la nuova Commissione inizierà a lavorare a partire dal primo novembre. Certo, il fatto che la nuova presidente abbia immediatamente messo becco nella situazione italiana a gamba tesa, fa ben capire quale sarà il suo orientamento. Il fatto che prima dell’elezione abbia interloquito con tutti i gruppi parlamentari tranne che con Identità e Democrazia, la dice inoltre lunga sul concetto di democrazia della signora Ursula”.

L’Italia dovrà indicare un commissario europeo. Giorgetti si è chiamato fuori, su chi puntare quindi?

“Preferisco astenermi dal fare nomi in virtù del vecchio adagio romano secondo il quale chi entra papa in conclave ne esce cardinale. Non vorrei mettere qualcuno nelle condizioni di veder bruciata la candidatura anche soltanto indicandolo come papabile”.

In Italia intanto si discute di flat tax. Dal Ministro Tria negli ultimi giorni sono arrivati degli stop e anche il M5s frena. Si riuscirà a farla e ad abbassare le tasse?

“Per il momento la Lega è riuscita al ottenere nel bilancio 2019 un provvedimento limitato alle partite iva più basse, ma l’intenzione è quella di estenderlo progressivamente a tutte le categorie, nella misura in cui questo sarà compatibile con il bilancio stesso. Sappiamo bene che l’Italia sta sotto osservazione e che la flat tax potrà essere applicata soltanto se si riusciranno a trovare le risorse. Del resto dobbiamo trattare con la Commissione europea e la governance di Bruxelles intende il bilancio come forma di ‘ricatto’ coercitivo nei confronti dell’Italia. Il contesto in cui ci troviamo ad operare purtroppo è questo”.

Altra partita molto delicata quella delle autonomie differenziate. Su questo fronte come andrà a finire?

L’autonomia differenziata ha due facce. C’è chi la interpreta come qualcosa di pericoloso e chi invece come un qualcosa di razionale. Temo che l’autonomia proposta dalla Lega non sia stata spiegata molto bene, perché altro non è che un premio per gli amministratori più virtuosi. Del resto anche l’Emilia Romagna ha chiesto più autonomie e non è certo amministrata dalla Lega. Questo sta a dimostrare che l’autonomia è necessaria per esaltare e valorizzare proprio la virtuosità degli amministratori locali, indipendentemente dal fatto che siano della Lega o del Pd. Cosa che invece oggi non avviene, perché in molte regioni, manca una responsabilizzazione da parte di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica”. 

I rapporti con il M5S si fanno sempre più tesi. In Europa avete preso strade diverse. Pensa che potrà durare questo matrimonio in Italia?

“Lungi da me alimentare polemiche. La posizione favorevole dei 5Stelle sul voto alla nuova presidente della Commissione Ue è stato giustificato dal fatto di aver ricevuto dalle ampie rassicurazioni circa la volontà di collaborazione e di un atteggiamento non ostile nei confronti dell’Italia. Non entro nel merito, mi limito soltanto a dire che noi di Identità e Democrazia non avendo avuto la possibilità di un dialogo con la Von der Leyen ci siamo dovuti attenere soltanto alle dichiarazioni fatte pubblicamente in aula. Dichiarazioni che ci hanno trovati assolutamente contrari. Vedremo se ciò che è stato promesso ai 5Stelle nell’ambito dei colloqui bilaterali e che li ha spinti ad accordare fiducia alla neo presidente, sarà rispettato. Ne dubitiamo fortemente, ma aspettiamo prima di giudicare”.

 

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