Governo. Il giorno del giudizio on line. Di Maio guida il No. Ecco cosa succede

Politica

Se vince il No? I sospetti che questa volta la piattaforma Rousseau possa riservare una brutta sorpresa ai manovratori, ci sono e sono tanti.

D’altra parte, non è un caso e non è a caso che Beppe Grillo sia sceso in campo, indossando di nuovo le vesti del motivatore. Dimenticando ciò che fece la prima volta che le delegazioni pentastellate e dem si incontrarono. Allora i giochi erano chiari: il Movimento 5Stelle rappresentava il nuovo, l’anticasta, le rivolte dal basso, dal No-Tav al No-Vax, la moralizzazione della politica, e il Pd, invece, la vecchia nomenklatura, il partito delle banche, dei primi, dei garantiti, dei già tutelati, delle lobby imprenditoriali, economiche filo-Ue. Infatti, il tavolo, come noto, saltò. Di Maio la chiamò “terza Repubblica”.

E non è un caso che pure lo stesso Conte “double face”, abbia sentito il bisogno di intervenire in prima persona, con un video-messaggio al popolo grillino. Evocando un sogno da realizzare, un momento storico da vivere, la bellezza del cambiamento… peccato che si tratta delle stesse parole che ha usato per far partire l’ex governo gialloverde con Salvini, ora diventato lo spauracchio, il mostro, il pericolo, la minaccia per la democrazia.
Segno evidente che la nuova casta, da Grillo a Conte, ormai legittimata dall’alto, dai poteri che contano, da Bruxelles, ha paura del voto, non solo quello delle ipotetiche elezioni politiche, ma adesso, oggi, il voto on line del popolo grillino (dalle ore 9,00 alle 18,00).

In casa pentastellata c’è aria di tempesta e di rivolta. A giudicare dalle reazioni della rete-sovrana, l’alimento costitutivo dei 5Stelle, i pareri della base sono in gran parte contrari all’esecutivo giallorosso.
Si passa dai ragionamenti agli insulti. E Di Maio? Sornione e furbesco, sta guidando di fatto “il partito del No”, tessendo la tela dei sospetti e dei non si dice.

Paragone, dal canto suo, è sicuro che tanti come lui sono pronti alle barricate. E Di Battista non è da meno.
In Senato, ci sarebbero grillini dissidenti che non darebbero la fiducia. E quindi, mancherebbero i numeri in partenza.

Vince il No? Torniamo alla parte “informatica”. Innanzitutto, la domanda è formulata in modo molto diverso rispetto al medesimo quesito che fu posto al tempo del varo del governo con Salvini. In questo caso non si chiede “se sei d’accordo con il governo del cambiamento”, ma “se sei d’accordo con un governo col Pd”. Cosa estremamente diversa. Si definisce il socio di maggioranza, non la mission. E siccome in comunicazione contano l’effetto, la percezione, è evidente che chi ha scritto la domanda, si aspetta una reazione, da parte di quella base che non accetta il partito di Bibbiano.

E poi, la collocazione grafica delle risposte è altrettanto significativa: prima il no e poi il sì. Pure qui, l’effetto è chiaro, l’induzione e il messaggio subliminale, anche.

Se vince il No si scatenerà un cortocircuito costituzionale: lo scontro tra la Repubblica parlamentare e la Repubblica diretta-mediatica. Tra due concezioni opposte della rappresentanza e delle rappresentatività. E la fotografia sarebbe allarmante: da una parte, il Palazzo che si chiude alla democrazia reale, impedisce il voto, le elezioni, per salvaguardare le poltrone; dall’altra, poco più di 100mila persone, iscritte ad un partito (e non l’espressione del corpo elettorale vero, dei milioni di italiani), che decidono le sorti della nazione, con un semplice click.

Saremo al preludio di una eversione grottesca a 360 gradi. E il capo dello Stato Sergio Mattarella sarebbe costretto a bocciare il dna grillino; gli stessi pentastellati sarebbero obbligati a prendere atto del voto, bloccando le trattative col Pd (si torna con Salvini o al voto?), o ridimensionando per primi la piattaforma Rousseau, riducendo il no a mera indicazione.
Le conseguenze non sarebbero piacevoli per nessuno: istituzioni repubblicane inficiate, in una eterna fase di transizione che non vede sbocchi, e il definitivo tramonto del Movimento 5Stelle delle origini, con scomparsa politica definitiva di Di Maio.

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