Governo. Identikit del mutamento genetico dei grillini. Le pagelle

Politica

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Il governo giallorosso segna un cambiamento radicale nei rapporti di forza e negli equilibri interni del Movimento. Innanzitutto la forma-partito.

La piattaforma Rousseau rappresenta forse l’unico elemento costitutivo dei grillini che li lega al passato, alla loro nascita. Nel ricorso al voto on line c’è stata un’indubbia continuità con le origini. Ma, va detto, che i risultati finora non hanno mai mandato in cortocircuito le scelte dei dirigenti, creando un pericoloso precedente costituzionale: hanno sempre legittimato dal basso sia il governo gialloverde, sia quello giallorosso. Confermando il sospetto di un’eterodirezione informatica difficile da confutare.

I 5Stelle sono ancora un partito post-ideologico? Cosa vuol dire questa frase che Di Maio ha ripetuto, motivando il salto della quaglia da Salvini a Zingaretti? Per lui è “che se una cosa è giusta è giusta e non perché sia di destra o di sinistra”, come ebbe modo di affermare per primo Walter Veltroni. Confutando, tra l’altro, l’ennesimo tentativo di Massimo D’Alema compiuto ieri (l’intervista sul Corriere della sera), di ascrivere i grillini nell’alveo della sinistra; operazione non originale che tentò a suo tempo (1995) addirittura nei confronti della tanto odiata “fascista-omofoba-reazionaria” Lega: “Il partito di Bossi (dopo il famoso ribaltone ndr) è una costola della sinistra”.

Ma quando è troppo è troppo. Post-ideologico non significa relativismo puro. Come si metteranno adesso i futuri ministri del Movimento con il partito di Bibbiano, delle lobby, delle banche, dei garantiti, dei primi della classe, dei porti aperti, del liberismo sociale, dell’ultra-europeismo? Loro che dovrebbero, almeno sulla carta, sostenere l’anti-Tav, la decrescita felice, l’europeismo critico, il giustizialismo, gli ultimi, le politiche sulla sicurezza che hanno votato?

Passiamo ora ai nomi e al nuovo bilancino che la dice lunga sul cambiamento interno.

DI MAIO. Ministro o no, è il perdente di questo ciclo politico. Ha incarnato l’ala di governo, l’anima moderata dei 5Stelle, collaborazionista con la Lega; non ha brillato come ministro, ha perso tutte le consultazioni regionali e le elezioni europee; è stato messo all’angolo dalla decisione di Salvini, non è riuscito a riformare il partito (strutturarlo, la questione della gerarchia, delle liste civiche collegate etc); contrario al governo con i dem, ha cavalcato astutamente il sì della rete. Basterà questa giravolta per conservare la leadership indipendentemente dalla poltrona? Furbo.

GRILLO. E’ tornato in auge. Da capo, guida, guru, motivatore, garante, ancora di nuovo a capo. Si era defilato, bastonando sia Salvini, sia Di Maio. E’ tornato per delegittimare Di Maio e condividere l’accordo col Pd che lui stesso aveva fatto saltare ai tempi di Renzi, Bersani e della ditta. In crescita, ma pure lui, troppe contraddizioni. Ha dato la definitiva spinta alla vittoria del sì on line dei suoi militanti. Ma far ingoiare l’esecutivo col Pd come una rivoluzione, parlando ai giovani dem, ce ne passa. Funambolo.

ROBERTO FICO. In crescita. Molto più a suo agio, per le sue posizioni progressiste e laiciste, col governo giallorosso. Potrà parlare più comodamente di diritti civili, di Repubblica dei migranti etc. Sereno.

DAVIDE CASALEGGIO. Ha dovuto smentire il padre. Era scettico sull’accordo col Pd, ma alla fine, ha ceduto. Titubante.

ALESSANDRO DI BATTISTA. Si è opposto all’accordo con i dem. Barricadero e movimentista contro la Lega, per un ritorno alle origini del Movimento, ora dovrà continuare l’opposizione rivoluzionaria anche col Conte-2. Utopistico.

GIUSEPPE CONTE. E’ considerato un uomo pentastellato? Lui, pur se difeso a spada tratta da Di Maio, si è smarcato (“formulazione non corretta”). La parola “nuovo umanesimo” che ha coniato, unisce di fatto tutti i diretti interessati: i dem, i grillini e la chiesa di Sant’Egidio. E’ rimasto a galla, passando da destra a sinistra con estrema ed elegante disinvoltura. Da notaio ad arbitro dei due Dioscuri, adesso finalmente svolgerà il ruolo di premier. E la scelta dei nomi dei ministri è stato il suo primo vero banco di prova. Meglio tecnici e fedeli che politici che rispondono alle segreterie. Post-dc.
Se son pochette fioriranno.

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