Regionali, M5S dice no ad alleanze col Pd: per ora

Politica

Prove di intesa fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sul territorio. I dem accelerano, i grillini al contrario frenano.

Il 27 ottobre si voterà in Umbria per eleggere il nuovo presidente della Regione. Il Pd parte molto svantaggiato a causa dei presunti scandali sulla sanità che hanno provocato la fine anticipata della giunta di centrosinistra e sente tremare la terra sotto i piedi. Perdere una delle regioni più rosse d’Italia sarebbe uno smacco troppo forte per un Pd appena tornato al governo e darebbe ancora più forza alla propaganda del centrodestra che considera l’esecutivo Conte 2 “abusivo” in quanto privo di legittimazione popolare e figlio di una manovra di palazzo.

Da qui la mano tesa ai 5 Stelle, affinché l’alleanza giallorossa possa essere esportata anche nelle regioni e nei comuni prossimamente chiamati al voto.

La risposta dei pentastellati al momento è stata però negativa. Il leader Luigi Di Maio ha risposto all’invito del Pd, arrivato per bocca del segretario Nicola Zingaretti e del ministro Dario Franceschini prendendo tempo: “L’argomento – ha detto – non è all’ordine del giorno, abbiamo altre priorità”.

Una frase sibillina che sembrerebbe formulata con l’intento di non escludere nulla in futuro. 

Il fatto è che i 5 Stelle sono consapevoli di non poter tirare troppo la corda, almeno nell’immediato. L’alleanza di governo con il Pd, seppur supportata dal voto quasi plebiscitario della Piattaforma Rousseau, ha comunque provocato forti malumori come confermato anche dall’intervista rilasciata da Alessandro Di Battista ieri sera al programma di Paolo Del Debbio.

E Di Battista non è il solo ad aver accolto molto negativamente il cambio di posizionamento del Movimento e il matrimonio politico con Renzi e la Boschi. Forzare la mano ed estendere l’alleanza anche sui territori potrebbe aumentare le tensioni interne, specie in quelle realtà dove lo scontro col Pd è stato in questi anni molto duro.

Non sarebbe difficile nel Lazio, dove Zingaretti ha già da tempo stabilito un feeling politico molto forte con Roberta Lombardi e dove un ingresso dei pentastellati nella maggioranza potrebbe trovare la strada spianata (molto più complicato quello dei dem in Campidoglio a sostegno della Raggi).

Tuttavia i 5 Stelle ormai da tempo hanno aperto una riflessione sul nodo alleanze, preso atto che andare da soli alle regionali o alle comunali equivale quasi sempre ad intercorrere nella sicura sconfitta. Per il momento l’apertura riguarda soltanto le liste civiche e i movimenti, non i partiti.

Ma a ciò va aggiunta anche l’esigenza di stoppare il più possibile la narrazione della Lega sul “governo delle lobby” contro il “governo del popolo” che una vittoria netta del centrodestra alle prossime amministrative non farebbe che agevolare.

Alla fine quindi l’alleanza col Pd nei territori potrebbe rivelarsi essenziale per mettere in sicurezza il governo che, al di là dei numeri parlamentari, uscirebbe politicamente indebolito di fronte al rischio di reiterate sconfitte dei partiti di maggioranza. 

Il M5S potrebbe risolvere la questione lasciando liberi di scegliere i dirigenti locali, oppure far pronunciare nuovamente gli iscritti della Piattaforma Rousseau sulla possibilità di estendere le alleanze con i dem anche nei livelli locali.

Ma per il momento, complice anche il braccio di ferro sui sottosegretari, la questione non sembra proprio interessare il quartier generale grillino.

 

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