Pd. Zingaretti tra il centro di Renzi e la sinistra civica (umbra) con Di Maio

Politica

Il Pd è sull’orlo di una crisi di nervi. Da anni gli italiani non sanno di quale partito si tratti: liberal-progressista, democratico clintoniano, social-democratico, radicale di massa?

Un po’ tutto e un po’ niente. La “cosa rosa” si era già complicata con Renzi, ma è sembrata tornare nell’alveo della tradizione più doc con Zingaretti. Con tanti ma. I parlamentari attualmente in Parlamento sono, e continuano ad essere, a maggioranza renziana; ex premier che di fatto ha gestito l’operazione-governo con i 5Stelle, subìta dal segretario; e poi vanno considerati gli effetti che sicuramente comporterà il nuovo governo giallorosso.

Zingaretti, indubbiamente, grazie pure al contributo di Gentiloni e Franceschini, accusati a suo tempo da Renzi di averlo tradito, sta ricomponendo il centro-sinistra (più verso sinistra), con l’ausilio del nuovo corso grillino (Pd + 5Stelle + Leu). Una nuova “sinistra pop e progressista” (si legga il nuovo umanesimo di Conte-2). Capace di rispondere, come recentemente ha detto la “mente del governatore del Lazio” Bettini, al sovranismo (su sicurezza, immigrazione, risposte sbagliate a domande giuste), non come partito elitario, ma come partito inclusivo e non regressivo (su identità, famiglia, diritti, economia). Errore ideologico di Salvini.

Non a caso la proposta congiunta Di Maio-Zingaretti-Franceschini, da applicare immediatamente alle prossime regionali, in primis l’Umbria, è una alleanza civica, con persone competenti e fuori dal passato. Tradotto, vuol dire una sorta di anti-politica (continuista con la vecchia politica) alla Macron.
Un’operazione, però, che non tiene conto della nuova strategia di Renzi.

Ha fatto decollare il governo giallorosso e ora si accontenta di vederlo in tv? Lo farà cadere togliendo i numeri a Zingaretti? Provocazioni, minacce, per arrivare a un Ulivo2.0 (un centro progressista alleato della sinistra)?

Sembra proprio di sì. Molto probabilmente alla prossima Leopolda Matteo lancerà il suo soggetto-movimento politico. E sarà una scissione dolorosa. Il pretesto è la mancata scelta dei toscani, ma il progetto langue da molto. Rosato, Boschi, Migliore, Fregolent, Ascani, Giachetti, Scalfarotto, Bellanova, Faraone e altri, sono pronti a lasciare.

Un’avanguardia di 18 deputati e 6 senatori, di una pattuglia più nutrita: 30 deputati e 20 senatori.
In assenza di elezioni, questa rottura darà molto fastidio al Pd e al governo, ricattando tutti e due dall’interno.
E apre ufficialmente la partita del centro, oggi non rappresentato da nessuno. A tale area, infatti, stanno guardando, sia Calenda, sia Berlusconi. Potrebbero incontrarsi con Renzi?
A questo puto Zingaretti potrebbe mollare il governo e scegliere di andare al voto (come da promessa disattesa fatta a Salvini). Ma non lo farà: la poltronite e la paura verso la Lega, saranno più forti.

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