Greta. Quando il populismo umanitario sconfigge quello sovranista

Politica

“Johnson fuorilegge”, “Londra riapre il Parlamento”. “Impeachment per Trump, ha tradito il suo Paese”. “Salvini spieghi il caso Russia”.

Cosa succede ai sovranisti-populisti? Se fino a qualche mese fa avevano il vento in poppa, ora sono in netta regressione ovunque. Anzi, diciamo che è in atto una gigantesca controffensiva da parte dei globalisti (usiamo questa categoria, in quanto speculare alla prima), che sembravano all’angolo e che ora hanno trovato una nuova e più efficace energia.
E non si tratta solo di governi che cambiano assetto (come da noi), leader sovranisti che scivolano su una buccia di banana o vengono emarginati dalla politica che conta, o di partiti estremisti che acquistano voti, ma non sfondano. Stiamo parlando di una radicale metamorfosi che il mondo liberal, radical, i poteri economici istituzionalmente dominanti, hanno avviato in pompa magna, felicemente dalla loro ottica. Specialmente sul piano culturale e mediatico.

E’ una specie di “dottrina-Macron”, che rimodula i partiti o ne crea di nuovi, formalmente antipolitici, sostanzialmente continuisti rispetto agli assetti classici. Con la capacità di assorbire le tematiche agitate da sovranisti e populisti, metabolizzarle, svuotarle e cambiarle dall’interno.

Questo è il senso del “populismo-riformatore o progressista” (nuovo umanesimo), auspicato da Conte-2, dal Pd, abbracciando e accogliendo quello che è a portata di mano, elevando, come accaduto in Italia, la novità e la forza di ogni prefabbricata icona mondiale e internazionale: da Carola, emblema dell’umanità (prioritaria rispetto ai diritti nazionali), contrapposta ai porti chiusi; a Greta, emblema dei problemi mondiali, di una globalizzazione positiva, solidale, ecosostenibile, in lotta con quella giudicata troppo liberista.

Poi, magari occorrerebbe chiedersi se si tratta nel caso specifico di un semplice cambio di look o se si hanno chiare le responsabilità dei padroni del vapore che magari oggi usano una bambina per lavarsi la coscienza sui danni economici ed ambientali, che magari loro stessi, gli adulti e le loro concezioni ideologiche, hanno prodotto.
In soldoni, un populismo accettabile, commestibile, universalmente condiviso, uguale e contrario al populismo negativo, pericoloso.

Se con Salvini si aveva la risposta sbagliata a domande giuste, da adesso in poi, col nuovo umanesimo, avremo risposte giuste a domande giuste.
Un cambio di rotta a 360 gradi, pena il quadro politico liquido, destinato ad essere stravolto (in Francia, con la scomparsa del partito socialista, o da noi col passaggio trasversale del fronte governativo, merito dei grillini che si sono confermati partito post-ideologico versione “double face”).

Solo scorrendo i giornali di oggi si può cogliere, ad esempio, l’impasse dei populismi e dei sovranismi. Bravi all’opposizione, a vellicare le pulsioni di massa, la paura, l’odio verso l’altro, il nemico, l’immigrato, il diverso, ma assolutamente carenti quando si tratta di cimentarsi nell’amministrazione della cosa pubblica, nella mediazione obbligata dalla democrazia parlamentare, nella gestione professionale dello Stato.

E cosa fanno quando perdono? Preferiscono, come noto, tornare all’opposizione, condannando i loro popoli ed elettori ad un ghetto impolitico, ideologico, ad essere ostaggi di una frustrazione e un’impotenza di massa.
Se la politica conosce corsi e ricorsi storici, sta conoscendo anche il suo impatto educativo.

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