M5S, semaforo rosso dai Verdi europei: svolta green non basta

Politica

Doccia fredda per il Movimento 5 Stelle in Europa.

Il co-presidente del gruppo dei Verdi europei Philippe Lamberts, frena sull’ipotesi di adesione dei pentastellati al gruppo ambientalista nel Parlamento europeo.

Lamberts non chiude del tutto le porte ma evidenzia una serie di perplessità. “Incontreremo i cinque stelle e ascolteremo quello che hanno da dire – ha dichiarato – Le nostre preoccupazioni sul M5s sono note. Nonostante votino come noi su moltissimi temi, abbiamo a che fare con un’organizzazione che non è un partito, ma un’azienda nelle mani di una sola persona e questo non è in linea con i criteri democratici”. 

L’esponente verde poi aggiunge: “Abbiamo visto che il signor Casaleggio, il vero capo del partito si sente perfettamente a suo agio quando incontra Steve Bannon, che non è esattamente uno dei pensatori chiave dell’ideologia ‘verde’. Siamo molto sospettosi sull’organizzazione, anche se cooperiamo molto bene con le persone nel Parlamento Ue. Immaginatevi – ha aggiunto – se due anni e mezzo fa avessimo preso a bordo i cinquestelle: ci saremmo trovati a confrontarci, prima delle elezioni, con la maggiore delegazione nei Verdi che era insieme all’estrema destra in Italia”. 

Insomma la parola d’ordine è “cautela”. Attualmente il M5S si trova collocato nel gruppo misto, dove però si è rivelato decisivo per l’elezione alla guida della Commissione europea della tedesca Ursula Von Der Leyen. Di strada i grillini ne hanno fatta parecchia in questi ultimi anni, passando dall’euroscetticismo più estremo, all’europeismo a tutto campo.

Ma per i verdi europei non basta. L’adesione, se ci sarà, avverrà soltanto dopo un articolato confronto e dopo che Di Maio e soci avranno dato tutte le garanzie richieste, sciogliendo i nodi sul tavolo. Non è sufficiente la svolta green al governo annunciata da Conte e sposata a 360 gradi dai pentastellati.

Intanto in Italia prosegue la discussione interna al Movimento, dove si susseguono voci di partenze verso altri partiti. C’è chi sarebbe pronto a passare con Forza Italia, chi con la Lega, chi infine con Italia Viva di Matteo Renzi dove è già approdata la senatrice Gelsomina Vono. Ma non sarebbe la sola.

E intanto dall’ex ministro della Salute Giulia Grillo è arrivato un nuovo attacco alla leadership di Luigi Di Maio. “Per me non è in discussione la persona ma il ruolo del capo politico – ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano – che è privo di contrappesi. Ci vuole collegialità nelle decisioni”.

La Grillo chiede di “aprire una fase costituente e discutere, nelle assemblee. Inutile riunirsi ogni tanto in Parlamento per un paio d’ore a sera tardi. Serve maggiore confronto, perché a oggi non siamo né carne né pesce. Non sono chiari i processi decisionali e la partecipazione di iscritti ed eletti è solo marginale. E non va bene”.

Di Maio dal canto suo ha escluso passi indietro come capo politico ma ha aperto alla possibilità di poter essere affiancato nella gestione del Movimento. 

Il timore del Ministro degli Esteri è però quello di ritrovarsi “commissariato” e messo sotto tutela da quello che ormai è considerato il suo principale avversario interno, Alessandro Di Battista. 

Nell’entourage del capo sono convinti che sia lui l’ispiratore della levata di scudi dei 70 senatori che hanno chiesto la modifica dello Statuto e messo in discussione la leadership di Di Maio. E la smentita di Giulia Grillo, che ha negato di aver parlato con Dibba prima di assumere le sue posizioni, non è servita a sgomberare il campo dai sospetti. 

 

Condividi!

Tagged