Omicidio Vannini, Roberta Bruzzone: “Vi spiego cosa dimostra questa archiviazione”

Interviste

La Procura di Civitavecchia ha archiviato il procedimento contro il maresciallo dei carabinieri ed ex comandante della caserma di Ladispoli, Roberto Izzo, accusato dal commerciante Davide Vannicola di aver coperto Antonio Ciontoli nella notte in cui è morto Marco Vannini. Vannicola aveva infatti raccontato- prima ai giornalisti e poi ai magistrati – che il maresciallo Izzo gli aveva confidato che a sparare a Marco non era stato Antonio Ciontoli ma il figlio Federico. E il maresciallo gli avrebbe suggerito di prendersi la colpa. La Procura aveva aperto un fascicolo e avviato le indagini che si sono concluse però in un nulla di fatto. A questo punto quindi sembra allontanarsi per la famiglia Vannini la possibilità di veder riformata in Cassazione la sentenza d’appello che ha condannato Antonio Ciontoli, come unico responsabile, a cinque anni per omicidio colposo e non volontario come era invece avvenuto in primo grado. Ne abbiamo parlato con la criminologa Roberta Bruzzone.

A questo punto si torna daccapo? L’unico colpevole della morte di Marco Vannini è il suocero Antonio Ciontoli, condannato a cinque anni per omicidio colposo?

“Questa archiviazione sta a dimostrare che la Procura di Civitavecchia non ha ritenuto fondate le affermazioni di Vannicola, forse in assenza di riscontri oggettivi. A questo punto la possibilità di rimettere in discussione l’intero impianto accusatorio si è chiusa definitivamente. Non credo che vi siano spazi per impugnare il decreto di archiviazione e per come è stata scritta la sentenza di appello, vedo molto difficile in Cassazione per la Procura generale e la parte civile contestare le risultanze del secondo grado”.

Ma che interesse avrebbe potuto avere Vannicola ad esporsi in questo modo?

“Probabilmente la Procura nel chiedere l’archiviazione, e il Gip nel concederla, hanno affrontato anche questa questione, perché alla fine il punto è proprio qui. Perché Vannicola a distanza di anni si è sentito in dovere di rilasciare certe dichiarazioni? E perché non lo ha fatto all’epoca quando potevano avere un altro peso e valore? Anche questo lasso temporale così ampio forse non ha convinto gli inquirenti sulla genuinità delle sue rivelazioni. Penso che la Procura abbia trovato una spiegazione a tutto questo e credo anche che lo sapremo. Suppongo che Izzo a questo punto procederà nei suoi confronti per calunnia”.

Cosa rischia ora Vannicola?

Un’incriminazione per calunnia è molto probabile. Non credo che l’ex comandante possa far finta di nulla visto che l’accusa mossa nei suoi confronti è gravissima”.

Appunto per questo ci si chiede perché Vannicola si sia esposto rischiando ora di essere incriminato. Cosa ci ha guadagnato?

Non conosco questo signore e ignoro se possa aver avuto o meno motivi di rancore nei confronti di Izzo. La Procura sicuramente avrà ricostruito anche il rapporto fra i due. Resta da capire se sono emersi elementi tali da far supporre che Vannicola possa aver mentito o se l’archiviazione è legata all’assenza di riscontri evidenti alle sue dichiarazioni. Non è detto quindi che abbia affermato il falso, ma forse la sua parola non basta per poter formulare un’accusa o reggere la prova di un dibattimento”. 

In Cassazione quindi non vede speranze per la famiglia Vannini di poter ribaltare la sentenza d’appello?

Si apre una partita molto difficile ma non è detta l’ultima parola. Sull’omicidio di Sara Di Pietrantonio per esempio la Cassazione ha rigettato la sentenza d’appello che condannava Vincenzo Paduano a 30 anni di carcere, non ritenendola proporzionata alla gravità del quadro accusatorio, e ha richiesto un processo bis che si è concluso con l’ergastolo. La Cassazione teoricamente potrebbe cambiare tutto”. 

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